A Lugano

A Lugano

 

È il grande albero

che si bagna nel tuo lago,

rami subacquei

come impalpabili rifrazioni;

è l’odore che improvviso sale

dal mobile liquido specchio;

sono in primavera gli orizzonti

di fiori ordinati a schiere diagonali

sotto il mite profilo dei monti;

è la galleria dei tigli che intrecciano

sul suolo caotiche ombre

come le dita di antichi amanti;

è la Crocifissione del Luini

che increspa i sensi,

che stordisce l’anima

nel devoto silenzio

di Santa Maria degli Angeli

quando fuori il mondo corre

e corre senza sapere

perché né dove;

è la scacchiera disegnata

sulle piastrelle della piccola piazza

dove i pezzi sono mossi

da tante lingue

che si fanno una,

mentre l’eponimo eroe

fatto pietra

stringe in mano una freccia.

Qual è il tuo cuore, Lugano,

che hai accolto poeti,

anarchici, l’umanità fuggitiva?

(Quando cammino

mi sento cellula nel sangue

delle tue strade)

È il calore delle caldarroste

quando calano le tenebre

del dicembre;

è la gentile eleganza

dei tuoi palazzi.

Qual è il tuo cuore, Lugano?

Sono i sentieri battuti

da Hermann Hesse

quando ancora la sua pistola

fece cilecca, prima di Siddharta;

è il dono della brezza

che ti solca, del sole

della storia.

E io ti sono grato

perché ogni volta tu mi accogli.

Alberto Figliolia

 

 

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