Per Barcellona

Ho sempre guardato a Barcellona con un occhio più che attento (tifo pure per i blaugrana di calcio): luogo capace di esprimere genio, intelligenza, cultura e fantasia; laboratorio di idee; porto d’incontro di genti le più disparate. Luogo di bellezza materiale e di spirito oltremodo elevato. Basti pensare a Gaudí e alle esperienze libertarie là createsi e sviluppatesi.
Quel che è successo mi ha molto scosso e turbato. Il mio pensiero va in primis alle vittime di oltre trenta nazionalità: il mondo.
Poi, due riflessioni: come ha ben scritto e argomentato Diego Fusaro, perché questi terroristi colpiscono soltanto la gente comune?
Che tristezza anche constatare che autori dell’attentato erano dei giovanissimi, che hanno spento tante altre giovani vite.
Occorre, naturalmente, continuare a vivere: “No tinc por”. Ma, nel contempo, servirà, insieme con la compassione (concetto anche laico) per le vittime e con la solidarietà ai loro familiati affranti, affrontare una profonda riflessione antropologica da un lato e socio-economico-politica dall’altro.
Io sono Barcellona e sono Damasco e sono anche il morto in fondo al Mediterraneo.
“No tinc por”… Per cambiare.

 

Alberto Figliolia

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