A Zurigo

A Zurigo

Asimmetrica nonostante l’ordine

delle parole dei predicatori,

nonostante le chiese dai campanili

possenti e aguzzi.

La tua foschia spettrale,

quasi pre-industriale,

un’imitazione fuori tempo.

Il cielo bigio (ma il rosa

dei tramonti estivi),

l’odore dolce del lago

che risale le strade.

Ti hanno chiamato Crisopoli,

la Città dell’Oro, così ricca

nei segreti (e nelle segrete)

delle banche, da non sapere.

Eppure sei indecifrabilmente bella,

come un Test di Rorschach,

sincronica, dada, come la fabbrica

dei treni mutata in giardino

o l’edificio storico spostato

sulle rotaie di notte.

Tu sei gli scacchi di Lenin

e sibilanti aspre h e morbido

pane e mesmeriche piogge

(minute gocce d’infinito).

Sei i tram che sferragliano,

meccanici fantasmi bianchi e blu,

operose formiche elettriche,

e improvvisati concerti d’organo

in chiese spoglie e bizzarri fregi

sui palazzi jugendstil e alberi

dai rami invernali come vasi sanguigni

in corpore coeli.

Tu sei la Volkshaus e mercati

di pantagruelici formaggi

e piccole croccanti mele

come quelle del medioevo

e sedie sperse nelle piazze

per il riposo di una pagina

da leggere ancora e ancora.

E sei il pub dalla birra ambrata

e nera dove puoi perderti

nel brusio di sconosciuti amici.

Io ti ho percorsa, Zurigo,

ma non ti conosco,

non so la tua essenza

intrisa di passi perduti.

Ma indovino

il tuo vasto enigma.

 

Alberto Figliolia

 

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