Nacqui ortica selvatica…

Nacqui ortica selvatica,/ seme prezioso/ sperperato al vento/ in campi incolti. Un incipit che lancia un segnale di diversità o, meglio, di alienità rispetto al mondo. E tale è la condizione carceraria: un universo a parte, una situazione di netta separazione dal resto della società umana. Lo spaesamento, un senso di inutilità a dominare il panorama dei giorni. Giorni tutti uguali, un ciclo di ripetitività, di reiterazione meccanica apparentemente senza scopo che potrebbe inibire la ricerca interiore, le ragioni non solo dei propri gesti e azioni, ma del vissuto stesso, del sé.
Eppure un uomo non può essere ridotto alla sua colpa.

Nacqui ortica selvatica… scrive A.B., un primo potente verso che dà il titolo all’antologia poetica licenziata dal Laboratorio di lettura e scrittura creativa attivo nel Carcere di Opera da ormai cinque lustri. Fondato da Silvana Ceruti e tuttora da lei condotto con una schiera di volontari, fra cui la fotografa Margherita Lazzati la quale dona le sue foto per gli specifici progetti, il Laboratorio sarà ospite mercoledì 13 dicembre – ore 18, ingresso libero (entrata da via Francesco Sforza 7) della Biblioteca Sormani di Milano. Location dell’incontro sarà la splendida Sala del Grechetto, un tripudio pittorico che colma occhi e cuore, una sorta di ossimoro se paragonato al contenuto della silloge, invero un perfetto contraltare-pendant.

Poiché, se Nacqui ortica selvatica,/ seme prezioso/ sperperato al vento/ in campi incolti risponde a uno stato d’animo inconfutabile, è vero anche che… Nacqui pianta forte,/ rimedio alla calura/ e balsamo digestivo. / Tessuto resistente. E questo è il benefico potere della resilienza. Se ogni vita ha una fine, ogni esistenza ha un fine. Anche l’umile e selvatica ortica ha un fine ed è necessaria. La ruota cosmica traccia il proprio itinerario comprendendo ciascuno di noi: anche coloro senza voce, coloro che stanno oltre i muri, oltre i cancelli di ferro, oltre le grate che rendono il cielo una griglia spezzando le nuvole, frammentando la luce.

Nacqui ortica selvatica (casa editrice La Vita Felice, prefazione di Marco Garzonio, pp. 180, euro 15) è una miscellanea di poesie che gridano armonia e desiderio di riscatto. In carcere e nelle prigioni dell’anima può vigere la Legge della Quadruplice R: Rabbia-Rimpianti-Rimorsi-Rassegnazione. Ma, come detto, un uomo non può ridursi alla sua mera colpa. È di più, c’è di più… Ciò che dimostra questo magnifico florilegio poetico che non mancherà di sorprendere e commuovere il pubblico sgombrando il campo da vieti pregiudizi, abbattendo muraglie di rancore.
Nacqui ortica selvatica… Tanta fatica sradicarmi da terra,/ strapparmi dai muri, ora./ Solo chiesi un po’ d’amore,/ impegno scostante,/ compagnia millesimale./ … e mi feci scelta di utilità perduta.

Benvenuti a bordo di quest’avventura, lettori e spettatori partecipi.

Alberto Figliolia

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