Robert Indiana. Casa Rusa, Locarno

“Ci sono più segni che alberi in America. Ci sono più segni che foglie. Per questo penso a me stesso come a un pittore del paesaggio americano” (Robert Indiana)

“Per me la vita dell’artista è la più libera che si possa condurre, e vivere una vita libera è stato il mio primo proposito nel divenire un artista, e non solo il fatto che amo dipingere, che amo disegnare o che lo faccio compulsivamente o qualcosa del genere” (id.)

Se avesse preso un centesimo di dollaro, un piccolo insignificante centino, per ogni volta che hanno raffigurato e ripreso il suo LOVE – scultura composta da lettere giganti che formano tale parola (con la O inclinata) – Robert Indiana sarebbe l’essere umano più ricco sulla faccia del pianeta. Altro che J.K. Rowling con il suo Harry Potter! Ma di certo la ricchezza non era fra le priorità di Robert Indiana, aka in origine Robert Earl Clark, nato a New Castle, USA, il 13 settembre 1928.

Così come il nostro si sarà ben fatto un baffo dell’appellativo, pur meritato e corrispondente al reale, di “Icona pop”.

Del resto come definire un artista a tutto tondo – scultore, pittore, scenografo e costumista, allestitore-ideatore – spinto da una potente necessità creativa abbinata al desiderio di raccontare criticamente il mondo? Un idealista pragmatico, un intellettuale senza intellettualismi, un anticonformista senza vezzi, un faber controcorrente e altamente immaginativo, nel quale gli stilemi dell’arte commerciale si sono ricomposti con le contemporanee ansie esistenzialistiche, con quelle di una società liquida (alla Bauman) o in strano arduo divenire, con un fiato anticonsumistico e con la sperimentazione semantica.

Ne sono nate opere d’immensa suggestione, in apparenza semplici, delle “poesie scultoree” – come definite dal loro artefice –, una sorta di monumentali haiku verrebbe da dire. Che si tratti di assemblaggi, pitture, sculture, il campo di basket disegnato per la franchigia NBA di Milwaukee, che usi il legno, l’alluminio e i colori l’effetto iconico, il “messaggio” è potente, diretto, efficace.

L’arte di Robert Indiana è sociale nella sua grandezza e funzionalismo estetico. Ciò che viene ben rappresentato dalla mostra dedicatagli dalla Pinacoteca Comunale Casa Rusca a Locarno visitabile sino al 13 agosto. Nella splendida magione settecentesca si trascorre dalle versioni di LOVE (alluminio policromo, ma anche acquaforte e acquatinta) – “Non avevo idea che LOVE avrebbe catturato tanto l’attenzione. Sembrerà strano, ma non pensavo minimamente di anticipare la generazione dell’amore e gli hippies. Era un concetto spirituale” – alle serigrafie con Marilyn, dai grandi e stilizzati numeri all’installazione Rum run (Piccola barca a remi, legno, vernice dorata, resina, fibra ottica, lana, uniforme “Old Fellows”, 325,1 x 134,6 x 45,7 cm), da The Electric EAT (alluminio policromo e lampadine) a New Glory Banner (olio su tela, 232,4 x 152,4 cm), con le stelle della bandiera americana a disporsi in un simbolico e perfetto (?) cerchio.

Che Indiana sia un artista impegnato e attento è reso peraltro palese dall’emblematico The Calumet (serigrafia, 99 x 81,3 cm, 1971), una speciale dedica moderna alla sventurata epopea dei pellerossa, i primi abitatori del Grande Paese: Hurons, Ojibways, Delawares, Mohawks, Choctaws, Camanches, Pukwana, Shoshonies, Blackfeet, Mandans, Dacotahs, Pawnees, Omahas. Il rosso e il giallo a dominare, cerchi scintillanti e stelle dalla tenue luce in un’armonia sommamente allusiva a storie antiche, quasi perdute nell’oblio collettivo della contemporaneità, nell’assordante indifferenza dell’imperialismo finanziario, ideologia egoistica e distruttrice.

Spettacolare è poi l’acrilico su tela Circus (1977, 261,6 x 297,2 cm), vera materia sognante, e non da meno la struttura Indiana (1979 ca., olio, gesso, ferro, corna, legno, erma, 298 x 91,4 x 61 cm, ruota 280 cm): un’altra dedicazione… alla propria terra d’origine, a coloro che l’abitarono, e forse pure a sé stesso, quasi una dichiarazione ispirativa d’intenti.

E i numeri… Two e Six (alluminio policromo, rispettivamente 198 x 188 x 102 cm e 198,1 x 188 x 96,5 cm) giganteggiano con il proprio significato, dichiarato e recondito, segreto pitagorico e chiave dello scorrere dell’esistere… “I numeri riempiono la mia vita. La riempiono persino più dell’amore. Siamo immersi nei numeri fin dal momento della nascita. Amore? L’amore è come la ciliegina sopra la panna montata. Le nostre stesse vite sono strutturate sui numeri. Compleanni, età, indirizzi, denaro: dovunque ti giri ci sono numeri. La tua camicia ha sei bottoni. La stanza ha quattro pareti. Siamo circondati dai numeri. […] Ogni cosa che facciamo è scandita dai numeri. Ogni giorno, ogni minuto di ogni giorno… to’, guarda il mio orologio da polso. Ogni secondo è un numero diverso. I numeri brulicano intorno a noi. Non li riconosci?”. Come un 2 o un 6 possono assurgere al rango di poesia…

E che dire dei giganteschi ideogrammi dipinti su tela accostati a una giraffa di stoffa? Incroci e contaminazioni. Un lavoro senza figure umane che richiama continuamente la società umana e i suoi frutti, i suoi guasti, le sue meraviglie.

Alberto Figliolia

Robert Indiana. Pinacoteca Comunale Casa Rusca, piazza Sant’Antonio, Locarno (CH). Fino al 13 agosto 2017.

Orari: da martedì a domenica 10-12/14-17, lunedì chiuso.

Info e prenotazioni: tel. +41 (0)917563185/70; siti Internet www.museocasarusca.ch, www.locarno.ch, www.facebook.com/Pinacotecacasarusca, http://www.instagram.com/casarusca.

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Alla Madonna Nera di Oropa

Alla Madonna Nera di Oropa

 

Quando Maria fu concepita

anche la coda del drago

cessò di contorcersi

nei giri del mondo;

solo un ultimo sussulto

allorché l’Angelo dell’annuncio

su una roccia dai modi di nube

parlò con il pensiero.

(E il giorno era glorioso e silente)

Al seno allattò il figlio

sapendo che era già uomo,

sapendo del legno a forma di croce

là in cima alla Collina del teschio.

(E il latte era luce, miele e fiore)

L’inganno è pietra

impenetrabile al canto delle cicale,

alla musica siderea,

ma la pietra si scioglie

all’azzurro manto delle lacrime.

 

Alberto Figliolia

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Due haiku

Alba di maggio.

Un cavaliere pallido

nei rotti sogni.

 

Alberto Figliolia

 

 

Canta un uccello

dal verso alieno, giallo

giace il pensiero

 

Alberto Figliolia

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Tanka dell’11 maggio 2017

Nubi alle redini

d’invisibili aurighi;

dai paraventi

dell’alba gocce d’oro

e aulentissime rose.

 

Alberto Figliolia

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haiku del 9 maggio 2017

Stracci di nubi

il cielo spiegazzato

dove le rondini?

 

Alberto Figliolia

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Ricevo e volentieri pubblico…

FESTIVAL DELLO SPORT
4 giorni di spettacoli/incontri/giochi/tornei

ATIR TEATRO RINGHIERA – dall’ 11 al 14 maggio 2017

Ogni anno ATIR organizza al Teatro Ringhiera un festival a tema.

Accanto all’ordinario svolgersi della stagione “tradizionale” e alle numerosissime attività di teatro integrato che caratterizzano la nostra sala, diamo vita ad una quattro giorni di festa. Il teatro aperto tutto il giorno. Attività dentro la sala ma anche nel piazzale antistante, chiamato dagli abitanti del quartiere “La piana”. Spettacoli di prosa, dj-set, piccole cartoline di personaggi famosi che vengono a portare la loro testimonianza, giochi di arte partecipata, spettacoli di strada, performance che ruotano intorno allo stesso tema.

Quest’anno il tema scelto è lo sport: sport che si connette alla cultura come portatore di inclusione, bellezza, nuovo umanesimo. Per un teatro dalla forte vocazione “inclusiva” come il Ringhiera, proporre e affrontare questo tema è una logica e naturale necessità. Cosa c’è di più inclusivo e partecipato dell’atto sportivo in sé? E non solo. Da anni ATIR propone spettacoli di grande impatto su questioni e fatti di estrema attualità, ponendo la propria ricerca artistica tra la gente, sull’uomo e con l’uomo. Il Festival è un evento atteso dal pubblico milanese e dalla comunità che abita il Teatro Ringhiera. Un modo per stare assieme e in festa per quattro giorni, un modo per riflettere approfonditamente su temi che ci riguardano tutti.

Il direttore artistico Serena Sinigaglia


PROGRAMMA

Giovedì 11 maggio

Ore 19.00 “Suzanne” – Lettura tratta da “Suzanne Lenglen, la prima donna del tennis” e “La diva del tennis” di Gianni Clerici. A cura di Alessandro Avanzi / con Lucia Angella, Benedetta Marigliano, Simone Migliavacca, Anna Monticelli, Elena Riccardi
La prima professionista della storia del tennis? Suzanne Lenglen. Con lei il tennis, da svago dell’alta società, è diventato uno sport aperto a tutte le classi sociali. Ma a quale prezzo ?

Ore 20 apertura del Festival

Due chiacchiere con… Gianni Clerici”

Breve confronto tra Serena Sinigaglia e Gianni Clerici

Gianni Clerici: ex tennista, giornalista e scrittore. Uno dei maggiori esperti di tennis del mondo – inserito nel 2006 nella Hall of fame del Tennis – ha recentemente ricevuto il Premio di giornalismo “Biagio Agnes” alla Carriera.

Ore 21.15 Boxe Compagnia Civilleri Lo Sicco /di Enrico Ballardini / con Filippo Farina, Veronica Lucchesi, Dario Mangiaracina, Mariagrazia Pompei, Quinzio Quiescienti, Stefania Ventura, Gisella Vitrano

E’ la storia del sequestro di un sogno, quello di un giovane ragazzo delle pulizie in una sperduta palestra-avanspettacolo che vuole diventare sé stesso con la boxe, comunque sia sé stesso, nella vittoria e nella sconfitta.

Quando il pugile entra nel ring e sale sul quadrato non è solo. Attorno a lui c’è il team. Attorno al Team c’è il pubblico. Il pugile è l’uomo che combatte per una bistecca da portare a casa, che resiste a colpi durissimi, che sfida il sistema. Il suo team è lì, attorno al quadrato, a ricordargli che lui è l’eroe e li porterà fino alla vittoria. Il pubblico partecipa alle gesta dell’eroe nel quadrato. Questa è la favola che tutti noi vorremmo ascoltare sulla boxe. Nel nostro mondo non è così. La boxe è solo una forma spettacolare, il pugile è l’attore di una farsa. Il team è un ingranaggio che tiene le fila di un mondo svuotato di senso, in cui la retorica è l’unica possibilità per rimanere a galla. Il pubblico è solo un insieme di occhi che assistono. Questa è la favola che nessuno di noi vuole ascoltare.

Autori: Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco già fondatori, con Emma Dante, della compagnia SudCostaOccidentale, “hanno deciso di unire le loro forze per sostenere progetti ritenuti totalmente e provocatoriamente inutili alla società ma importanti per l’arte”.

Venerdì 12 maggio

Ore 19.00 Santa Europa Defensora di Jacopo Gardelli / con Lorenzo Carpinelli (in collaborazione con Gruppo dello Zuccherificio e Ravenna Teatro)

Un monologo per raccontare in modo diverso la vita dei migranti. Inserito nel progetto “Terzo Tempo” di Ravenna Città Europea dello sport 2016.

La vita di un centometrista e quella di un migrante. La vita di un agonista, del mondo occidentale e della sua schizofrenia, e la vita di un migrante, di un mondo sommerso e della sua corsa verso la meta: un’esistenza diversa in Europa. Ciò che colpisce è la somiglianza di queste due vite, nonostante la loro distanza geografica umana: così come per l’agonismo, anche la lotta alla sopravvivenza dei migranti, all’inizio di questo XXI secolo, è fatta di ascesi, abnegazione e solitudine. Entrambe richiamano, in modo surrettizio e inquietante, la sopraffazione e la ferocia insite nel mondo naturale. I due personaggi, nella finzione teatrale, si fondono per un attimo a Melilla, enclave spagnola in territorio marocchino, dove la civilissima Europa si è trincerata dietro venti chilometri di mura e filo spinato per contenere la pressione dei migranti, disposti a tutto pur di saltare quella barriera.

Qui, il convergere di questi due mondi svela tutta la finzione della modernità. Le cicatrici che apre sono antiche come la Storia; le violenze che produce non hanno età, attraverso il tempo immutate come malattie endemiche e incurabili. Santa Europa Defensora racconta l’assurda permanenza di queste violenze, che fa uso degli stereotipi mediatici nati in questi ultimi anni per rovesciarli e per mostrare quanto ancora le nostre idee si nutrano di mitologia. Tenendo sempre a mente il monito di Karl Kraus: “la civiltà finisce quando i barbari se ne fuggono via”.

Autori: Nelle immagini che arrivano da Melilla mi è parso di intuire tutto lo sforzo e l’abnegazione tipica dei grandi atleti. È una gara, e in palio c’è l’Europa”, Jacopo Gardelli.

Ore 20.45 “Due chiacchiere con… Jennifer Isacco”

Breve confronto tra Mila Boeri e Jennifer Isacco

Jennifer Isacco: Anno 1977, già professionista nell’atletica leggera, è medaglia olimpionica nella disciplina del Bob a due e Cavaliere al merito della Repubblica.

Ore 21.15 Marco Pantani – Il campione fuori norma di Alessandro Albertin /con Francesca Botti e Alessandro Albertin / regia Michela Ottolini / produzione Overlord Teatro, col patrocinio della Fondazione Marco Pantani Onlus

Liberamente tratto dal libro “Il capro espiatorio – il rituale vittimario: il caso Marco Pantani” di Maria Rita Ferrara, ripercorre la storia del declino del campione romagnolo.

Durante una tappa del Giro d’Italia, Marco Pantani scala il Passo del Mortirolo come fosse una semplice collina ed entra prepotentemente nel cuore dei tifosi italiani.

E’ il 5 giugno 1994. Comincia da lì una carriera straordinaria, costellata da una serie impressionante di infortuni e fatta di poche ma storiche vittorie. L’apice viene raggiunto nel 1998, con la conquista del Giro d’Italia e del Tour de France. L’anno consecutivo è quello della definitiva consacrazione, del più che probabile secondo Giro d’Italia. A Madonna di Campiglio, a due tappe dalla fine, viene fermato perché il suo sangue presenta valori fuori norma. E’ il 5 giugno 1999. Esattamente cinque anni dopo la favola finisce. Da qui comincia un accanimento mediatico e giudiziario nei suoi confronti che non ha precedente. Pantani diventa per molti “il dopato d’Italia”.

Si può dire che il tutto sia servito a qualcuno? Che abbia fatto comodo a certi meccanismi di potere? Si può dire che Marco Pantani sia stato un capro espiatorio per lo sport italiano? Partendo da queste domande abbiamo cercato di capire se quanto successo dopo Madonna di Campiglio fosse normale. Oppure no.

Autori: “Un ragazzo come tanti, un atleta straordinario a cui sono successe cose sulle quali vale la pena far riflettere. Questo per me è stato Marco Pantani”, Alessandro Albertin.


Sabato 13 maggio

Ore 17.00 Esito del laboratorio di formazione per adolescenti Play Off a cura di Compagnia Civilleri/Lo Sicco e Atir Teatro Ringhiera

“Lo sport per noi è un linguaggio del corpo immediato, sintetico e crudo, non è una forma espressiva, è il punto di partenza per una ricerca inedita del linguaggio e dell’espressione teatrale” (Civilleri/Lo Sicco)

Ore 18.00 Esibizione e workshop di Partner Acrobatics a cura dell’Associazione Ululì

L’obiettivo è presentare la disciplina del “partner acrobatics” slegata dalla dimensione del circo e spettacolo, puntando sui suoi pregi dal punto di vista sportivo, come il fatto che sia completa dal punto di vista dell’allenamento del corpo, e che faccia bene anche dal punto di vista della relazione costruttiva con le persone con cui la sia pratica. Sarà presentata una dimostrazione di lavoro di sequenze su musica e seguirà laboratorio di prova gratuita aperto a tutti.

Ore 19.00 Strade rosa- Alfonsina e le altre. Studio per una narrazione di e con Elena Guerrini

Primo studio per un monologo sulla figura di Alfonsina Strada, prima e unica donna a partecipare al Giro di Italia nel 1924, emblema di donne che con e grazie alla bicicletta hanno fatto la propria rivoluzione.

Nel 1924, quando era normale per tutti che il compito di una donna fosse unicamente quello di starsene a casa ad accudire a figli e marito, la giovane Alfonsina Morini in Strada, sostenuta dal direttore della Gazzetta dello Sport (che vede in lei il modo di riaccendere l’interesse su una gara che ha pochi partecipanti), contro il parere di tutti gli altri organizzatori dell’evento ha l’ardire di iscriversi al Giro d’Italia.

Il suo nome apparirà solo 3 giorni prima della gara e mancante di una “a”: Alfonsin Strada. Errore o volontà di omettere una presenza femminile? Il giorno della partenza verrà chiarito che quell’Alfonsin era Alfonsina e il tamtam fra la gente fa sì che una moltitudine di curiosi di tutta Italia si riversasse sulle strade per vedere una ragazza che sfidava gli uomini. Alfonsina arrivò ultima, ma più di 60 uomini non avevano retto alla fatica. Lei era caduta, aveva subito fischi, insulti, volgarità, ma aveva compiuto un’impresa percorrendo 3613 km tra pianti di rabbia e dolore, restando in sella dalle nove alle diciassette ore.

Strade Rosa è un progetto produttivo che affronta storie di donne che hanno cambiato immaginari e visioni del femminile andando controcorrente, sopportando facili ironie e uscendo dal ruolo che le avrebbe volute spose e madri perfette.

Autrice: parallelamente al lavoro con la Compagnia Pippo Delbono e alla partecipazione a numerosi film, porta avanti da 15 anni un percorso autonomo di ricerca teatrale e di scrittura.

Ore 20.45 “Due chiacchiere con… Federico Buffa”

Breve confronto tra Serena Sinigaglia e Federico Buffa

Federico Buffa: giornalista e telecronista sportivo, “narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni in possesso di uno stile avvolgente ed evocativo“, Aldo Grasso, Corriere della Sera.

Ore 21.15 La leggenda del pallavolista volante di Nicola Zavagli e Andrea Zorzi / con Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli / regia Nicola Zavagli / movimenti coreografici Giulia Staccioli / scene e luci Orso Casprini

Biografia di un fuoriclasse, dipanata attraverso un racconto teatrale dove la vicenda personale s’intreccia alla storia e al costume.

La leggenda del pallavolista volante è uno spettacolo in cui lo sport incontra il teatro e si fa metafora della vita: Andrea Zorzi detto “Zorro” – il pallavolista due volte campione del mondo e tre volte campione europeo con l’indimenticabile Nazionale di Julio Velasco – sale per la prima volta sul palcoscenico e, grazie alla penna e alla regia di Nicola Zavagli, ci racconta la sua grande avventura. Attorno a lui la verve esplosiva dell’attrice Beatrice Visibelli disegna un paesaggio narrativo carico di ironica allegria, dando vita alla moltitudine di personaggi che hanno accompagnato la vita e la carriera di questo autentico mito dello sport italiano.

Un affresco teatrale dove la vicenda personale s’intreccia alla storia e al costume, dove la luminosa carriera di uno sportivo viaggia attraverso la cronaca e la storia di un Paese.

Andrea Zorzi: un grande campione, un gigante (in ogni senso) che ha segnato la storia della nostra pallavolo, affiancato da un’attrice d’esperienza.

A seguire Sport Dj-set

Domenica 14 maggio

Offerta per “le famiglie” (di tutte le tipologie, naturalmente)

Ore 16.00 Figurini – Storie di uomini da incorniciare di e con Marco Continanza e Davide Marranchelli / regia Davide Marranchelli / scenografie Ester Castelnuovo

Pensato per i ragazzi dagli 11 anni, Figurini è un album, l’album dei nostri eroi preferiti.

Il calcio è molto amato. Ma se non ha più un’etica, se il business stronca la sana competizione, se il tifo diventa una malattia, cosa fare contro questi cattivi esempi? Sfidarli.

Scendono in campo 11 “Figurini”: sportivi veri, personaggi reali e fantastici con storie da raccontare e ricordare.

Autorii due giovani attori “attraverso una narrazione appassionata e appassionante, tra cabaret e teatro di formazione umana, rendono un omaggio soprattutto alla passione per la vita e per le sue multiformi possibilità”, Mario Bianchi, Teatro Città Murata

Ore 17.00 Tornei di pallavolo e calcetto sulla Piana

in contemporanea Lezione di Yoga a cura di Roberta Franchi

La lezione è aperta a persone di ogni età, a chi già pratica e a chi no, a chiunque voglia fare una nuova esperienza.

Ore 20.00 “Due chiacchiere con… Stefania Bianchini”

Breve confronto tra Serena Sinigaglia e Stefania Bianchini

Stefania Bianchini: pugile italiana, ex campionessa mondiale dei pesi mosca, da diversi anni anche telecronista per Eurosport. E’ Medaglia d’oro al valor atletico e Collare d’oro al merito sportivo.

Ore 20.30 Open reading teatrale del libro di Andrè Agassi / con Mattia Fabris / alla chitarra Massimo Betti

Tratto dalla biografia di Agassi, racconta la storia non solo di un tennista, ma anche di un uomo che, mentre diventa inesorabilmente uno dei tennisti migliori di tutti i tempi, cerca di rispondere alla domanda madre di tutte le domande: “Chi sono io?”.

Quando ho cominciato Open di A.Agassi mai e poi mai avrei pensato che la biografia di un campione di tennis – sport che, in tutta sincerità ho sempre trovato noioso – avrebbe potuto appassionarmi…
Nulla di più errato! Sono rimasto folgorato. Appena ho finito di leggerlo ho desiderato portare questa storia sul palco, e così eccoci qui: un leggio, una storia favolosa, e un chitarrista eccezionale come Massimo Betti.

Nel corso degli anni ho imparato che il teatro, perché possa accadere e riguardarci, ha bisogno di Storie Grandi che possano contenere e comprendere tutte le nostre “piccole storie”.

Le Storie Grandi sono vicende in cui ci si può rispecchiare e con le quali ci si può confrontare. Sono paradigmi, riferimenti, esempi: raccontano l’uomo, l’umanità. Il teatro ne è pieno: Shakespeare, Euripide, Aristofane …
La storia di Andrè Agassi è senza dubbio una di queste. Agassi non è un tennista qualunque. E’ il numero uno al mondo ma… Agassi odia il tennis! Ecco il conflitto! Ecco il dato universale, ecco il paradigma! Attraverso questo incredibile, quasi paradossale conflitto interiore, Open racconta la storia non solo di un talento eccezionale, ma anche la storia di un uomo che, mentre diventa inesorabilmente uno dei migliori tennisti di tutti i tempi, cerca di rispondere alla domanda madre di tutte le domande: ‘Chi sono io? Chi è l’uomo Andrè Agassi?”
(Mattia Fabris)

Autore: attore e fondatore della Compagnia Atir Teatro Ringhiera.

In occasione del Festival la Piana verrà allestita con attrezzature sportive e campi di calcetto e pallavolo liberi e gratuiti. Nella giornata di sabato, vi sarà inoltre una postazione per il gioco degli scacchi, sia da tavolo che da esterno.

In caso di pioggia gli eventi sulla Piana verranno annullati o, ove possibile, si svolgeranno nella sala adiacente agli uffici.

Sponsor tecnico

PREZZI BIGLIETTI

prezzo unico 12€

Carnet 2 ingressi: 18€

Spettacolo “Figurini”: adulti 12€ / bambini 6€

ACQUISTI ONLINE – www.atirteatroringhiera.it

BIGLIETTERIA
Aperta dal giovedì al sabato dalle 17.00 alle 19.00, negli altri giorni di spettacolo 1h30 prima dell’orario di inizio.

tel. 02.84892195 – prenotazioni@atirteatroringhiera.it

COME RAGGIUNGERCI
MM2 Abbiategrasso / tram 3, 15 / bus 79 – Facilità di parcheggio vicino al teatro

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ATIR TEATRO RINGHIERA

Piazza Fabio Chiesa / Via Pietro Boifava 17 – 20142 Milano – tel. 02.87390039

info@atirteatroringhiera.itwww.atirteatroringhiera.it


Ufficio Stampa Atir Teatro Ringhiera: Maurizia Leonelli – 347.5544357 –stampa@atirteatroringhiera.it

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Festival Internazionale di Poesia di Milano 2017

Sarà una due giorni entusiasmante. Di poesia e incontri, di letteratura, idee, musica, esperienze, impegno sociale e civile e relazioni. La seconda edizione del Festival Internazionale di Poesia di Milano si presenta oltremodo succulenta: “un’immersione nella voce più intima di una città che contiene il mondo. In questa seconda edizione porremo uno speciale accento sulla lingua italiana, la lingua degli angeli, secondo Thomas Mann, con diverse iniziative, in collaborazione con tutte quelle istituzioni che da sempre si battono per la sua salvaguardia. E sullo Sguardo della Donna, sul mondo che spesso cerca, nei migliori dei casi, di ignorarla, senza capire che è proprio in questo sguardo, nel suo modo di concepire e di tradurre il divenire che si nasconde quella voce, quella poesia a noi necessaria, oggi più che mai, quella qualità del sentire senza la quale non sarebbe concepibile l’esistenza”. Questo, secondo la presentazione degli organizzatori, e tanto altro ancora sarà portato all’attenzione dei milanesi e alla loro capacità di accoglienza, in un felice gioco di interscambio culturale, fra protagonisti e spettatori, mai come in tale circostanza, partecipi.

Dalle 10 alle 23,30 di sabato 13 e dalle 10 alle 23,45 di domenica 14 maggio, all’indirizzo del MUDEC (via Tortona 56, Milano; MM2 Porta Genova, tram 10 o 14 oppure bus 68, 90 o 91) si dipanerà un appuntamento fra i più originali e multiformi che la Grande Città possa ospitare. Una congerie di suggestioni e pagine e versi e iniziative, il cui esordio sarà segnato alle 10, per l’appunto, del 13 maggio dall’inaugurazione, nello Spazio delle Culture, della mostra Rebus@MUDEC:
“In
Rebus i mezzi espressivi degli artisti traslano parole in immagini ed immagini in parole, costruendo un percorso di poesia visiva che racconta personali universi e significati collettivi. Il segno e la lettera si intrecciano in una danza compositiva talvolta dominata dalla scrittura, talvolta dalla figurazione, traducendo il processo creativo in dinamica espressione di senso. Opere di ivan, Piger, Tawa, Mate, Bonora Bros, Smake, Etsom (a cura di Artkademy Gallery)”.

A seguire, alle 10,30, Storie di persone che raccontano la disabilità a seconda del genere di appartenenza. Contemporaneamente nello Spazio Biblioteca, in una sovrapposizione non certo disturbante (semmai nel segno della scelta consapevole), avverrà l’inaugurazione di Aborigena Australia, ossia una mostra di dipinti provenienti da varie comunità aborigene della immensa isola-continente e ciascun dipinto sarà accompagnato da una poesia della scrittrice attivista Oodgeroo Noonuccal.

Alle 10,45, sempre nello Spazio Biblioteca si parlerà in Oltre le mura di poesia e carcere… “Fare poesia in carcere, scrivere poesia in carcere è un pezzo di strada insieme, per esser consapevoli, per offrirsi ancora alla società civile e al consorzio umano, con un nuovo senso di bellezza e buono e utile, la kalokagathia dei greci.
È ciò che si tenta di fare nel Laboratorio di lettura e scrittura creativa della Casa di reclusione di Opera-Milano, così come in tanti altri luoghi di pena sparsi per il nostro Paese”.

Risulta impossibile, tuttavia, citare gli innumerevoli eventi che costelleranno tale week end. Per visualizzare il programma completo vi rimandiamo al sito Internet http://www.festivaletteraturamilano.it/FIPM/. Ci limitiamo, senza voler fare torto ad alcuno, a segnalarne un congruo pacchetto. Per quel che concerne il 13 maggio… ore 11 (MUDEC Junior), F@vole via E-mail di e con Valerio Ciardi e Maurizio Malavasi; ore 12 (Spazio delle Culture), Poesia senza confini-Il colore delle Emozioni, poesia in lingua madre con Meisam Seraj (Iran), Antje Stehn (Germania), Doğan Akçali (Kurdistan), Acelya Yonac (Turchia), Michel Mohubi (Costa d’Avorio), Anna Vallejos (Perù), Veronica Liga (Russia), Elena Gerasi (Perù), Alejandro De Luna (Spagna), Betty Gilmore (USA); ore 14 (spazio esterno), Si ascoltano storie d’amore gratis, e Microfono aperto; ore 14,30 (Spazio delle Culture), Vinícius de Moraes: Para viver um grande amor; ore 15,45 (Spazio delle Culture), I passeggeri della terra, vale a dire “l’incredibile storia di un viaggio a impatto zero e senza denaro. 12.000 km raccontati nel libro-reportage di Nicola Zolin. Tre studenti partono dal cuore dell’Europa equipaggiati di tecnologie fotovoltaiche con la scommessa di raggiungere il Sud del mondo in autostop”; ore 16 (Spazio delle Culture), Poesia per le generazioni che verranno, con Steed Gamero, Roberto Malini e Daniela Malini, accompagnati dai musicisti Giampaolo Verga (violino) e Fabio Patronelli (hang); ore 17 (Spazio delle Culture), Marco Malvaldi e l’Infinito tra parentesi; ore 17,45 (Spazio delle Culture), Zoopalco, “un collettivo di poeti orientato alla performance, attivo da quasi un anno a Bologna nella diffusione delle pratiche dell’oralità poetica”; ore 19,20 (Auditorium), My Name is Swan, “un’odissea della perdita in un contesto urbano in continuo movimento, un testamento della durevolezza con il fiume al suo centro. My Name is Swan è un monologo poetico che descrive un viaggio di 24 ore attraverso Londra. Dà voce all’esclusione sociale, alla dipendenza, all’inquinamento, alla solitudine e al malessere metropolitano […] Un monologo poetico sulla vita a Londra ispirato dall’esperienza dei laboratori letterari tenuti dal poeta in prigioni e ospedali psichiatrici londinesi. Con Jan Noble”.

Domenica 14 maggio, alle ore 12 (Spazio delle Culture) imperdibile il Lunch Poetry Slam, con il Maestro di Cerimonia Davide Scarty Doc Passoni e i seguenti poeti in gara: Ada Crippa, Gabriele Ratano, Paolo Cerruto, Francesca Gironi, Alessandro Burbank, Mario Frighi, Emanuele Ingrosso, Giorgio Damato, Stefano Messina, Ciccio Rigoli (a cura di Elena Gerasi); ore 14 (Spazio delle Culture), Letteratura e identità, “il dispatrio creativo, visto da una dimensione di reciprocità creativa ed esistenziale. Il confronto tra diversi modi di vivere la migrazione, reale e culturale, linguistica e fattuale, tra viandanti di andata e di ritorno. La fatica eroica di costruirsi altri mondi, senza perdere il proprio, o, quantomeno, quello al quale si illudevano di appartenere. Con Kaha Mohamed Aden (Somalia), Viorel Boldis (Romania), Gassid Mohamed (Iraq); ore 14,45 (Spazio delle Culture), Metamorfosi di Ovidio-Il Mondo estremo, “spettacolo teatrale in omaggio al poeta Ovidio, nel bimillenario della sua morte. Una rassegna di miti tratti dalle Metamorfosi che rappresentano gli sforzi dell’umanità verso il progresso, le sfide nei confronti della natura e degli Dei, i conflitti che ne nascono, gli errori compiuti e le presunzioni di poter valicare i limiti imposti”; ore 16 (spazio esterno), Donne violate, “le donne, la violenza e il fuoco. Vicende e simbologie drammatiche del passato e del presente. Una storia che continua, inesorabilmente, a ripetersi. Il caso delle Niñas de Guatemala”; ore 17,30 (Spazio delle Culture), Passione Van Gogh, reading/performance poetico-musicale sulla figura del pittore olandese, di e con Carmelo Pistillo; ore 18, (Spazio delle Culture), Limam Boisha. Riti di Jaima-L’eco della cultura Saharawi, “Limam inventa quasi un genere nuovo, la “antro-poesia”: poesia per esplorare l’anima di un popolo”.

E sono soltanto alcune delle idee, delle situazioni, degli incontri e degli eventi proposti, E tutti a titolo gratuito. Un monumento agli ideatori e organizzatori!

Alberto Figliolia

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