Poema del 20 agosto 2017

Nella deserta piana una macchina a cilindro fugge slontanandosi all’orizzonte mascherato della polvere

Tentacoli di luce dalla piovra-arcobaleno frugano nella gola di uomini-gomma sospesi nell’arido

Seducenti lingue analizzano suadenti inguini mentre luminosi dischi volanti piombano il sogno

Ragni dalle pupille verdi coni di raggi x formiche parlanti insetti cornuti plasmatiche sfingi colloidali ricordi tarocchi stinti

 

Precipitare dentro l’occhio di una tartaruga nella cui visione un caimano primordiale nuota severo

e un cancro come un fiore affiora nel palmo della mano poi che la terra si fa larva

e monoliti trasudano sangue

 

Appesi al rancoroso filo della notte treni vaniscono fra le dune dove una tigre morente s’offre all’ultimo amore

In equilibrio su un cornicione una vampira scruta le abbandonate strade le dismesse cabine lattee il cielo giallo maculato di uccelli muti

e la pioggia cosmica la savana degli ominidi una pioggia senza memoria i canali della paura

e cuori come farfalle inchiodate l’inesistenza di Dio

 

Alberto Figliolia

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Per Barcellona

Ho sempre guardato a Barcellona con un occhio più che attento (tifo pure per i blaugrana di calcio): luogo capace di esprimere genio, intelligenza, cultura e fantasia; laboratorio di idee; porto d’incontro di genti le più disparate. Luogo di bellezza materiale e di spirito oltremodo elevato. Basti pensare a Gaudí e alle esperienze libertarie là createsi e sviluppatesi.
Quel che è successo mi ha molto scosso e turbato. Il mio pensiero va in primis alle vittime di oltre trenta nazionalità: il mondo.
Poi, due riflessioni: come ha ben scritto e argomentato Diego Fusaro, perché questi terroristi colpiscono soltanto la gente comune?
Che tristezza anche constatare che autori dell’attentato erano dei giovanissimi, che hanno spento tante altre giovani vite.
Occorre, naturalmente, continuare a vivere: “No tinc por”. Ma, nel contempo, servirà, insieme con la compassione (concetto anche laico) per le vittime e con la solidarietà ai loro familiati affranti, affrontare una profonda riflessione antropologica da un lato e socio-economico-politica dall’altro.
Io sono Barcellona e sono Damasco e sono anche il morto in fondo al Mediterraneo.
“No tinc por”… Per cambiare.

 

Alberto Figliolia

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Das Kapital

Das Kapital

Weltanschauung

Ukase

Marginalizzazione

Una fune sopra l’abisso

o

Il lavoro incorporato nella merce

Lo sparo di Majakóvskij

Le ossa di García Lorca

Assaltare il Palazzo d’Inverno

Sceverare la verità dall’amore

Gli occhi della notte e il ricamo delle bugie negli infiniti lividi arazzi

 

Alberto Figliolia

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Il pifferaio di Hamelin…

Il pifferaio di Hamelin sempre all’erta con le masse
Lacerti di sogno lavacri di ricordi
Persino il canto delle sirene si è rattrappito allo sguardo della Medusa
Un’isola deserta nel nulla equoreo
Gli amplessi mancati del filosofo (invidioso di satiri e ninfe dell’Arcadia selvaggia) e la noia della scrivania come il desiderio erotico
Un nanosecondo questo esistere trito bieco mal condotto
Polvere di meteoriti nei polmoni i morti di Canne e quelli di Zama perfetto inutile cerchio
E di nuovo nel forno del giorno

Milano, venerdì 18 agosto 2017

 

Alberto Figliolia

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haiku del 17 agosto 2017

Alpine landscape.
Horizons behind the light.
Clouds sail in silence.

 

Alberto Figliolia

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“E coloro che furono visti danzare…”

“E coloro che furono visti danzare”

Weg im Dunkeln
Schmuggler
Unterwelt
Geräusche
Gestalten

Fra noia e dolore…

Krebs
Feuer
Brücken im Moor
Versteck
Buch

“vennero giudicati pazzi da coloro che non potevano sentire la musica”

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acque reflue

acque reflue

Dio Madre onnipotente

supereroine e supereroi posticci alle colonne di un ponte

denti di cobra che grondano miele

ombre circolari per saecula saeculorum

case-fungo piantate nella pianura di cemento

il violento brusio della folla accatastata nel palazzo delle leggi

Belial e i suoi seguaci

il lamento della Terra dai fiumi fumanti

gorghi di plastica e mercurio

 

Alberto Figliolia

 

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