La poesia del supermercato

La poesia del supermercato

Incroci
non realizzati
al supermercato
fra persone e carrelli
fruscianti:
scie ideali
a sovvrapporsi,
tracce di pensieri,
orme di odori
(e dolori
e sogni):
là dov’era
l’uno
ora è
l’altro,
reciprocamente ignari,
forse solo uno sguardo
distratto,
impartecipe
se non ai propri piccoli bisogni.

Un telaio
di quasi mistica indifferenza,
minime rotte astrali
senza rimedio,
entropia
senza disegno.

La ricongiunzione
infine avviene:
alla cassa
(rarefatte merci,
scontrini trillanti
in cui danzano
indecifrabili codici,
plastici stridori
di denti,
bisbiglii,
capricci di bimbi,
ultimi ripensamenti)

alla cassa:
fluida linea
d’attesa,
noia

imperscrutabile

imperscrutabile
noia.

Alberto Figliolia

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Il programma aggiornato dei miei prossimi appuntamenti (ingresso libero)

Il programma aggiornato dei miei prossimi appuntamenti (ingresso libero):

-Serata haiku (insieme con Silvana Ceruti e in collaborazione con l’Associazione La Conta): lunedì 23 ottobre, ore 21, CAM Ponte delle Gabelle, via San Marco 45, Milano

-Incontro radiofonico, con letture, nel programma “Bicocca un tour” della web radio Radio Bicocca (radiobicocca.it): martedì 24 ottobre, ore 17,30

-“Poeti alla spina” (un intervento): mercoledì 25, ore 19, Henry’s Cafè, viale Col di Lana 4, Milano

-presentazione del Calendario poetico-fotografico 2018 (tema: “Le nuvole”) del Laboratorio di lettura e scrittura creativa nella Casa di reclusione di Opera-Milano: giovedì 26 ottobre, ore 18, Sala Orologio, Palazzo Marino, piazza della Scala 2, Milano

-presentazione del libro “Cieli di gloria-Poesie sportive” (Edizioni Il Foglio): sabato 28 ottobre, ore 18, Caffetteria Gesiö, via Garibaldi 29, Novate Milanese (Mi)

-Letture sull’Afghanistan (incontro a cura di Emergency): venerdì 3 novembre, ore 18, Seicentro, via Savona 99, Milano

-Presentazione dell’antologia “Reazione” (all’interno un mio racconto-testimonianza), i cui proventi andranno alla Caritas: martedì 7 novembre, ore 21, Centro Parrocchiale Sant’Ambrogio, via Rimembranze, Trezzano sul Naviglio (Mi)

-Presentazione di “Visioni o dell’anarchico girovagare”” (Rayuela Edizioni) e di “Cieli di gloria-Poesie sportive” (Edizioni Il Foglio): giovedì 9 novembre, ore 21, Biblioteca di Dairago, via Damiano Chiesa 14, Dairago (Mi)

-Presentazione di “Visioni o dell’anarchico girovagare” (Rayuela Edizioni): sabato 11 novembre, ore 17, Libreria Lineadiconfine, via Ceriani-ang. via Pistoia, Milano (zona Baggio)

-Lettura di poesie sportive da “Cieli di gloria” (Edizioni Il Foglio): sabato 11 novembre, ore 19, Macrò Maudit Teàter, via Grigna 5, Milano

-Reading (nell’ambito degli incontri del Cenacolo Sant’Eustorgio): giovedì 30 novembre, ore 17, Libreria Esoterica, Galleria Unione 1, Milano

-Presentazione del Laboratorio di lettura e scrittura creativa nel Carcere di Opera-Milano: mercoledì 13 dicembre, ore 18, Sala del Grechetto-Biblioteca Sormani, via Francesco Sforza 7, Milano

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Il panorama dei miei prossimi appuntamenti (ingresso libero):

Il panorama dei miei prossimi appuntamenti (ingresso libero):

-“Milano Crossing Poetry Slam”: venerdì 20 ottobre, ore 21, Caffè Egeo, piazzale Egeo 9, Milano

-Serata haiku (insieme con Silvana Ceruti e in collaborazione con l’Associazione La Conta): lunedì 23 ottobre, ore 21, CAM Ponte delle Gabelle, via San Marco 45, Milano

-“Poeti alla spina” (un intervento): mercoledì 25, ore 19, Henry’s Cafè, viale Col di Lana 4, Milano

-presentazione del Calendario poetico-fotografico 2018 (tema: “Le nuvole”) del Laboratorio di lettura e scrittura creativa nella Casa di reclusione di Opera-Milano: giovedì 26 ottobre, ore 18, Sala Orologio, Palazzo Marino, piazza della Scala 2, Milano

-presentazione del libro “Cieli di gloria-Poesie sportive” (Edizioni Il Foglio): sabato 28 ottobre, ore 18, Caffetteria Gesiö, via Garibaldi 29, Novate Milanese (Mi)

-Letture sull’Afghanistan (incontro a cura di Emergency): venerdì 3 novembre, ore 18, Seicentro, via Savona 99, Milano

-Presentazione dell’antologia “Reazione” (all’interno un mio racconto-testimonianza), i cui proventi andranno alla Caritas: martedì 7 novembre, ore 21, Centro Parrocchiale Sant’Ambrogio, via Rimembranze, Trezzano sul Naviglio (Mi)

-Presentazione di “Visioni o dell’anarchico girovagare”” (Rayuela Edizioni) e di “Cieli di gloria-Poesie sportive” (Edizioni Il Foglio): giovedì 9 novembre, ore 21, Biblioteca di Dairago, via Damiano Chiesa 14, Dairago (Mi)

-Presentazione di “Visioni o dell’anarchico girovagare” (Rayuela Edizioni): sabato 11 novembre, ore 17, Libreria Lineadiconfine, via Ceriani-ang. via Pistoia, Milano (zona Baggio)

-Reading (nell’ambito degli incontri del Cenacolo Sant’Eustorgio): giovedì 30 novembre, ore 17, Libreria Esoterica, Galleria Unione 1, Milano

-Presentazione del Laboratorio di lettura e scrittura creativa nel Carcere di Opera-Milano: mercoledì 13 dicembre, ore 18, Sala del Grechetto-Biblioteca Sormani, via Francesco Sforza 7, Milano

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“Si fece freddo il cuore”

Si fece freddo il cuore”

“Si fece freddo il cuore”…
mentre mi congiungevo
con il suo corpo nudo
(scarpe dagli alti tacchi neri
e il capo fiorito,
sul ventre di velluto
e il madido ombelico
le corde del liuto
a vibrar tenebrose).
E la luna era un oblò
nell’infinito nero
fra cerniere di nulla.

Nell’imbuto della solitudine
parole come passi
si disperdevano, e ammuffiti
malli, necrotici cerchi,
gracchiar di radio;
il seno pieno delle arpie
e il baricentro strappato,
perimetri, peripli,
tutte le foche morte,
stonate trombe,
i frutti del paradiso,
dei sdraiati nel silenzio,
Pompei, tarocchi,
labirinti a spirale.

Che io sia entroflesso?
Che noi siamo crotali
dalle squame rosse,
biglietti senza ritorno?
Giostre ferme?
Grido muto di Medusa?
Cuspidi?
Trasvoli?
Velari sull’arena?
Sinapsi?
Serrature formali?
Giardini, gabbie, fichi spaccati, barchette di carta?
“Si fece freddo il cuore”…

Alberto Figliolia

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Cinquant’anni dopo. A un genio del gioco, a un uomo libero… O della breve, ma intensa, vita di Gigi Meroni

Cinquant’anni dopo. A un genio del gioco, a un uomo libero…

A Gigi Meroni

Un dribbling a scartar banalità,
serpentine fra difensori avversi,
il tuo calcio, Gigi, era rari versi,
guizzi a rifuggir la precarietà,
pallonetti alla provvisorietà
(Sessantasette, Sarti), gol diversi,
come fiori, giostre, sogni dispersi
nella cruda stantia realtà.
Colpi di tacco e galline al guinzaglio
per i figli dei fiori e i benpensanti,
la Balilla e la sorte nel bagaglio
e a Middlesbrough quei coreani ansanti…
Cross e tiri come visioni, Carelli
che alza il pallone al cielo, ai caroselli
di pianto, e il giorno che si leva lento
per l’ultima tua volata nel vento.

Luigi (o Gigi) Meroni, la farfalla granata. O anche il beatnik del gol. O, ancora, Calimero. Ovvero la fantasia al potere. Un giocatore dalle formidabili abilità e dalla straordinaria sensibilità: dai piedi, capaci di tocchi sublimi e gol da cineteca – come quello ricamato con un pallonetto a Giuliano Sarti, che interruppe l’imbattibilità casalinga della Grande Inter che durava da tre lunghi anni – alla testa. Una testa pensante, dentro i tempi, in anticipo sui tempi.
Gigi Meroni, nato a Como il 24 febbraio 1943 e morto a Torino il
15 ottobre 1967 in conseguenza di uno stupido incidente… Il giovane stava attraversando a piedi, con il suo compagno di squadra e amico Fabrizio Poletti, il trafficato Corso Re Umberto quando fu investito prima da una Fiat 124 Coupé poi da una Lancia Appia. Gambe fratturate, bacino rotto e trauma cranico. La morte sopravvenne alle 22,40.
Con Gigi Meroni scompariva uno dei più grandi talenti del calcio italiano – giocatore che volteggiava lieve coi suoi calzettoni abbassati e che sapeva illuminare il gioco con invenzioni fuori da ogni ordinario – e moriva un giovane uomo di non comuni doti. Meroni non era mai banale, in qualunque attività fosse occupato. Amava dipingere, si disegnava i propri abiti, sfidava la morale borghese corrente per affermare il diritto di scegliere la propria vita. Difatti Gigi conviveva con una giovane separata, dando da dire alla pletora di benpensanti.
Ancora una insostenibile tragedia per il popolo torinista. Dopo Superga Meroni…
Una vita breve fu quella del Gigi, ma piena, intensa, illustre, gloriosa, nonostante gli stenti e sporchi stracci indossati dalla morte.
Ancora adesso si pensa con nostalgia alla farfalla granata, al beatnik del gol, a Calimero. Lui è qui, con noi, nella cultura popolare, nell’immaginario collettivo. Come una promessa a venire, come una speranza mai morta.

(Da “Cieli di gloria-Poesie sportive” di Alberto Figliolia, 2017, Edizioni Il Foglio)

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Un sosia perfetto cammina

Un sosia perfetto cammina
all’alba, cocci di lampioni
sull’asfalto slabbrato,
lungo una strada di periferia.
Una ragazza dai capelli viola
scende le scale che conducono
alla metropolitana
strusciando le dita
sul corrimano logoro:
mi vede, mi affianca,
mi sorride stanca.
Una nordafricana arranca
con il passeggino
nel corridoio del filobus:
indossa una tunica
su cui è stampata
-pop art sahariana-
la scritta “Sweet Love!”
e un’infinità di cuoricini
getta lampi seghettati:
un tempo le sue antenate
soffiavan sospiri
dal moucharabieh.
E io procedo nel caos
del traffico: eggregore
meccaniche, fantasmi di sadhu,
cavalieri della malinconia,
per terra i petali
di alchemiche rose,
e alcoliche damigelle
mentre il cielo riversa
nel proprio ventre
balenanti nembi.

Alberto Figliolia

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A night in Kinshasa

The Rumble in the Jungle-La Rissa nella Giungla, ossia uno dei più grandi eventi sportivi all time. Anche se alcuni avrebbero da ridire sul concetto di sport applicato al pugilato. Tuttavia quando hai a che fare con un personaggio come Muhammad Ali, un’icona, uno sepolto nell’immaginario collettivo, campione d’Olimpia e del mondo, bello, ribelle, lingua lunga, musulmano e pacifista, paladino dei diritti civili e tanto altro ancora, le polemiche riguardo alla noble art possono anche placarsi.

Correva l’anno 1974 quando a Kinshasa, Zaire (ex Congo Belga), Africa – 40° di temperatura e 90% di umidità – si incontrarono/scontrarono sul ring il vecchio ex campione e il nuovo detentore della cintura iridata, George Foreman, un picchiatore puro, un giustiziere, il pugno dell’instant killer.

Fu qualcosa di più che un match di boxe. Fu evento mediatico ante litteram, avvenimento politico, simbolo di riscatto dalle nevrosi post colonialismo e dalle sudditanze di vario genere. Possono alcune riprese su un ring cambiare la Storia? Chissà… Se ti chiami Ali, forse. O almeno un poco… Del resto colui che un tempo si chiamava Cassius Clay aveva saputo rinunciare, costrettovi dalla coerenza delle proprie scelte e dall’ottusa ipocrisia del sistema, al titolo di re del mondo della categoria dei pesi massimi allorché anni addietro aveva pronunciato il suo gran no alla sporca guerra, al napalm del Vietnam (in fondo nessun vietcong l’aveva mai chiamato negro in senso dispregiativo: No Vietnamese ever called me nigger oppure I ain’t got quarrel with them Viet Cong). Fu immediatamente detronizzato e allontanato dai quadrati a calcare i quali sarebbe tornato tre anni dopo. E a Kinshasa era giunto il momento di riprendersi il proprio. Peccato che dall’altra parte c’era quel giovane arrogante, Big George, statua d’ebano, la forza di un maglio nei pugni. Ali era sfavorito, ma… ma Muhammad non solo era un boxeur sopraffino, elegante e ballerino, fluttuante come una farfalla e pungente come un’ape, con un jab stilisticamente perfetto e devastante; lui era anche, e soprattutto, un uomo intelligente, pragmatico e inguaribilmente idealista, con una missione da compiere, e seppe volgere la situazione a suo favore. Prima nell’attesa spasmodica dell’incontro, trascinando dalla propria le immani folle con i suoi proclami di ambasciatore della neritudine e della giustizia sociale, poi sul ring ribaltando una situazione che pareva compromessa e stroncando infine con un clamoroso knock-out la resistenza dello stranito e sballottato Foreman, pian piano demolito psicologicamente e all’ottava ripresa sbattuto sul tappeto per il drammatico conto conclusivo.

Quarantatré anni dopo, e dopo la scomparsa di Ali (per tanti anni poi devastato dal Parkinson, ma anche in quell’immagine silente e tremolante vibravano la dignità e il fuoco delle idee), al Teatro Carcano rivive quella gloriosa ed eclatante vicenda sportivo-esistenziale (o politico-sportiva) grazie all’affabulazione di Federico Buffa, che torna sul palcoscenico dopo avere celebrato le gesta di un altro immenso atleta afroamericano, il quattro volte oro olimpico a Berlino ’36 Jesse Owens.

A Night in Kinshasa… “Il dittatore Mobutu regala ai suoi sudditi il match di boxe del millennio per il titolo mondiale dei massimi, tra lo sfidante Muhammad Ali e il detentore George Foreman. Ali ha 32 anni, l’altro 25. Sono entrambi neri afroamericani, ma per la gente di Mobutu, Ali è il nero d’Africa che torna dai suoi fratelli, George è un complice dei bianchi. Tanta gente assedia lo stadio dove si terrà il match e grida “Alì boma yé-Alì uccidilo”. E nella consueta sinfonia di contraddizioni che è la storia di Muhammad Ali il paradosso è che l’incontro simbolo della libertà ha luogo in un paese oltraggiato prima dal colonialismo, poi da una dittatura che sarebbe durata trent’anni e poi ancora dalla guerra. Ali torna nella terra dei suoi avi a riscoprire le sue origini. Sta nelle strade, va negli ospedali, incontra i bambini. Decide di poter trasmettere quello che ha visto ai neri d’America, agli emarginati, a quelli senza sussidi che non hanno coscienza di sé stessi. Vuole stare in mezzo ai drogati, ai disperati, alle prostitute. Questo racconta ai giornalisti. Dopo quella lunga notte a Kinshasa Ali si sente finalmente libero, ha un sogno nuovo in cui credere. È libero perfino di rappresentare l’America: l’America è tutta per lui. Il mondo intero lo è. La storia della dittatura di Mobutu sarà ancora lunga, ma all’alba di quel nuovo giorno i congolesi festeggiano come in una purificazione, colmi di speranza e grati a quell’uomo che da solo aveva sconfitto il sistema”.

In quell’autunno del 1974 furono testimoni e a loro volta, seppur ai margini, interpreti di quell’episodio James Brown, B.B. King e Miriam Makeba, impegnati in concerto, o anche lo scrittore Norman Mailer. Il racconto di Federico Buffa è, come sempre, attento a ogni particolare emozionale, accurato nella ricerca storica (vedi la citazione del genocidio perpetrato (e dimenticato dal mondo) dal 1885 al 1908 sotto lo spietato tallone di Leopoldo II, monarca del Belgio, che del Congo aveva fatto la sua personale riserva di ricchezza: 10 milioni di morti?), affascinante nel modello narrativo – un esempio di contemporanea letteratura orale – con il supporto umanistico della tecnologia e vari elementi artistici a intrecciarsi. “Una narrazione sincopata, tenuta “sulle corde” da una serrata partitura musicale scritta ed eseguita al pianoforte da Alessandro Nidi e ritmata dalle percussioni di Sebastiano Nidi, all’interno della cornice visionaria della regista Maria Elisabetta Marelli”.

A Night in Kinshasa-Muhammad Ali vs George Foreman. Molto più di un incontro di boxe…

Alberto Figliolia

A Night in Kinshasa-Muhammad Ali vs George Foreman. Molto più di un incontro di boxe di Federico Buffa e Maria Elisabetta Marelli. Musiche Alessandro Nidi. Con Alessandro Nidi, pianoforte, pianoforte preparato, e Sebastiano Nidi, percussioni. Video design Mikkel Garro Martinsen (Roof video design). Regia Maria Elisabetta Marelli. Fino al 15 ottobre 2017. Teatro Carcano, Corso di Porta Romana 63, Milano.

Orari: mercoledì, giovedì e sabato ore 20,30; venerdì ore 19,30; domenica ore 16.

Info: e-mail info@teatrocarcano.com; sito Internet www.teatrocarcano.com.

Prenotazioni: tel. 0255181377-0255181362; online http://www.vivaticket.it- http://www.ticketone.it-www.happyticket.it

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