Aveva un preciso significato…?

Aveva un preciso significato…?

Aveva un preciso significato sessuale?

No, era solo un ermafrodito in cerca di gloria

un’ortica in fiore

un porco travestito da festa ambulante

Aveva un preciso significato esistenziale?

No, era solo una tenda in mezzo a un deserto

una pioggia turchina ammuffita e bastarda

una madre-giradischi

una margherita indolenzita

Aveva un preciso significato morale?

No, era solo un bordello di eroi

un fiume di doppi debordanti

una pena dal futuro scontato

Alberto Figliolia (da Poesie scelte, 2010, Albalibri)

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Poetry Slam di sabato 26 maggio 2018 nella casa di reclusione di Opera-Milano

2018 Slam Poetry 2018

Vedi link

 

 

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Che cosa ti opprime?

Che cosa ti opprime?

L’indifferenza del mondo

il non-amore di una donna

il cielo che non puoi vedere

trafitto da spilli di nebbia, di non so?

Che cosa ti angoscia?

Il silenzio ostile di un amico

l’invidia dalle sembianze d’oro

ma oro non è, idolo falso ridente

luci di festa svanite dalla mente?

Che cosa ti guata?

Un invisibile nemico nell’oscurità

un sogno restituito alla realtà

un pensiero confuso d’estraneità

la notte al tuo fianco con incogniti respiri?

Che cosa sarà?

Un treno, un libro, un lago

di cui non leggi

i binari, le righe, le rive

un segno ascoso del fato di un mago?

E incantata imago ti siedi

sulle sponde dello zero di ieri.

Alberto Figliolia (da Poesie scelte, 2010, Albalibri)

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Perché?

Volentieri ospito questa bella poesia di Alex Sanchez…

 

Perché?

Nel petto del mondo

piccoli angeli terreni senza ali

ingoiano la gelida cruda fame

che gli è stata servita a tavolino

dai figli di Macha,

ai piedi calzano il fango

su cui i fiori del male

hanno piantato le radici,

nel cielo riarso splendono

le striscianti sillabe della morte.

Fra i sicuri schiaccianti tetti

e le mura di cartone

si accendono i singhiozzi

che soffocano la vita;

pesano, pesano

quanto una stella di neutroni.

A scossoni trema il silenzio

nel sentir affondare

la spada di Kālī

nell’innocenza della vita.

Scorre il dolore come l’acqua

tra le strade dilaniate,

mischiato alle grida che si scatenano

nel più profondo delle viscere.

Perché le nostre bocche non si seccano nel dire basta?

Ognuno di noi è responsabile in prima fila

delle follie dei cesari che si compiono,

l’accumularsi di testate nucleari

non assicura il futuro dei nostri figli

e la libertà dei popoli.

I nostri cuori sono forse troppo colmi

di indifferenza?

Alex Sanchez

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Briciole di umanità

Briciole di umanità

come da una crostata smangiucchiata

sul tavolo.

E la mappa si dispiega

(piatta, amorfa

nel suo azzurrino,

nel suo giallino)

sul legno finto;

la mappa devastata

del pianeta,

i globi oculari di Caino

sul pietroso suolo.

 

Parole ergastolane strisciano

sui binari dell’uso:

arrivo e partenza,

sempre la stessa stazione.

Ho sentito dire… Timshel…  (Tu puoi…)

ma ne ignoravo il significato.

 

Chi dorme a occhi aperti

poggiato sul banco

del dolore?

 

Una lampada si materializza

dal nulla della notte

sopra un villaggio incorniciato

(prima della strage).

 

Solo una questione di direzioni?

Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me…

quanto vale?

 

Tatuaggi alati.

Carte fiorite.

Ideogrammi come scorpioni.

 

Abbiamo senza essere.

Perché non siamo senza avere?

 

Carcere di Opera-Milano. Sabato 21 aprile 2018, durante il Laboratorio di lettura e scrittura creativa

 

Alberto Figliolia

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En attendant

En attendant.

Sono un art. 17.

Ho un badge con la barba bianca,

da profeta fallito

senza una barca, senza un carro.

Il mio cellulare canta

silenziosa miseria.

Ma lo deposito

e lascio ogni speranza

poiché entro

anche se uscirò

in non so quale tramonto.

Uno strapiombo

di metallo

nell’anima

ribaltata;

scintille;

fuoco;

e ruoto

il trascorrere delle ore

come un corpo

avvolto in bende.

Porte automatiche

in serie:

ferro che cigola

ancora.

Le gole

della solitudine

tracciano

il sonno.

Arzigogolano

nubi di probabilità

e parole

nella vanità assoluta.

Manca sempre qualcosa.

Carcere di Opera-Milano. Sabato 21 aprile 2018, ore 8,30. Prima di entrare all’incontro del Laboratorio di lettura e scrittura creativa del Carcere di Opera-Milano

Alberto Figliolia

 

 

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Io urlo

Io urlo

Mi tengo il capo ormai privo di capelli e urlo

Urlo ciò che so e ciò che non so

ciò che ho e ciò che non ho

soprattutto chi sono e chi non sono

Impavidi, come materiali sterili e inerti, miei apparenti simili

incedono e avanzano al contrario sulla strada strappata

Mi tengo il capo ormai privo di capelli e urlo

nelle orbite vuote da cui fuoriesce materia cerebrale

nelle orecchie mangiate da strisce di cielo incollato per sbaglio

nel naso che si deforma nella paranoia di odori svaniti

nel corpo che si lacera in cosmica, comica, eco

nella febbre che si mangia le viscere dell’intelletto residuo

nel furto, definitivo, della mia anima

Mi tengo il capo ormai privo di capelli e urlo

con il mare-serpente accovacciato al mio dolore ottuso

senza requie né prece il gorgo della solitudine indivisa

la balaustrata spezzata dagli aspiranti suicidi

in viaggi senza ritorno

Io urlo urlo urlo

e più non mi sento

Alberto Figliolia (da Poesie scelte, 2010, Albalibri)

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