Ode a Felice Gimondi

Il mio omaggio a Felice Gimondi…

Ode a Felice Gimondi

Quante volte, Felice, hai visto
quella maglia rosa fuggirti davanti,
breve discrasia fra la roccia
e il cielo alpino, assurdo ritaglio
di un tempo privato di spazio,
fra i tornanti, la salsedine, monumenti
sfiorati, o al traguardo fugace
di paesi toccati una volta e mai più,
fra sole cruento e polvere nei polmoni?

La strada correva e tu arrancavi,
ma non cedevi; tu non cedevi mai,
Felice, ti aggrappavi coi denti
alla fatica che ti mordeva la testa,
in una battaglia impari e da combattere
sempre, sempre… Eppure tu eri sfrecciato
sugli Champs Élysées, primo al Tour
dell’esordio, sul perfido porfido
della Roubaix, fra fango e nebbia
nel cuore e sudore ghiacciato
e imprecazioni a fil di labbra
e fame e sete e muti giri di rabbia,
e alla Vuelta a España nell’abbacinante rincorsa
sul tuo sellino come su Ronzinante
Don Chisciotte nelle sierre:
la vittoria, in fondo, è un tragico
mulino a vento prima dei conti
che l’esistere salda.

Quante parole di frustrazione
hai ricacciato dentro,
Felice, come quella volta che Eddy
– era il Giro d’Italia 1969 –
piangendo su un letto di contenzione
fra microfoni spinati e viste ciniche
ti lasciò il dono amaro della vittoria?
Ma tu non hai mollato, Felice, mai,
mai… le mani ad artigliare il manubrio
per un colpo di reni, fosse pure l’ultimo,
e fu così che divenisti campione del mondo
e con la maglia color arcobaleno,
ancora, la Milano-Sanremo.

E non fa più paura il Cannibale,
anche quando nell’implacabile ricordo
scocca la freccia dell’imprendibile fuga,
fra luce accecante e grani di pulviscolo
che taglia gambe e coscienza,
ma tu sei lì, sempre, non molli mai,
e pedali, pedali, pedali, più forte della noia,
più forte dello sfinimento, più forte
della paura. del dolore e della fame
che divora le viscere, più forte della sete
che spacca le labbra e la lingua
come un pezzo di cuoio alle intemperie.

Tu ti libri, Felice, nel silenzio delle salite,
nella pianura sconfinata, infinito
campo d’ombre e scorticati alberi.
Tu pedali… lieve, concentrato, potente…
Nuvola Rossa, Don Chisciotte,
semplicemente Felice…

Alberto Figliolia (da “Cieli di gloria-Poesie sportive”, Edizioni Il Foglio, 2017)

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