Tanka dell’11 maggio 2017

Nubi alle redini

d’invisibili aurighi;

dai paraventi

dell’alba gocce d’oro

e aulentissime rose.

 

Alberto Figliolia

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haiku del 9 maggio 2017

Stracci di nubi

il cielo spiegazzato

dove le rondini?

 

Alberto Figliolia

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Ricevo e volentieri pubblico…

FESTIVAL DELLO SPORT
4 giorni di spettacoli/incontri/giochi/tornei

ATIR TEATRO RINGHIERA – dall’ 11 al 14 maggio 2017

Ogni anno ATIR organizza al Teatro Ringhiera un festival a tema.

Accanto all’ordinario svolgersi della stagione “tradizionale” e alle numerosissime attività di teatro integrato che caratterizzano la nostra sala, diamo vita ad una quattro giorni di festa. Il teatro aperto tutto il giorno. Attività dentro la sala ma anche nel piazzale antistante, chiamato dagli abitanti del quartiere “La piana”. Spettacoli di prosa, dj-set, piccole cartoline di personaggi famosi che vengono a portare la loro testimonianza, giochi di arte partecipata, spettacoli di strada, performance che ruotano intorno allo stesso tema.

Quest’anno il tema scelto è lo sport: sport che si connette alla cultura come portatore di inclusione, bellezza, nuovo umanesimo. Per un teatro dalla forte vocazione “inclusiva” come il Ringhiera, proporre e affrontare questo tema è una logica e naturale necessità. Cosa c’è di più inclusivo e partecipato dell’atto sportivo in sé? E non solo. Da anni ATIR propone spettacoli di grande impatto su questioni e fatti di estrema attualità, ponendo la propria ricerca artistica tra la gente, sull’uomo e con l’uomo. Il Festival è un evento atteso dal pubblico milanese e dalla comunità che abita il Teatro Ringhiera. Un modo per stare assieme e in festa per quattro giorni, un modo per riflettere approfonditamente su temi che ci riguardano tutti.

Il direttore artistico Serena Sinigaglia


PROGRAMMA

Giovedì 11 maggio

Ore 19.00 “Suzanne” – Lettura tratta da “Suzanne Lenglen, la prima donna del tennis” e “La diva del tennis” di Gianni Clerici. A cura di Alessandro Avanzi / con Lucia Angella, Benedetta Marigliano, Simone Migliavacca, Anna Monticelli, Elena Riccardi
La prima professionista della storia del tennis? Suzanne Lenglen. Con lei il tennis, da svago dell’alta società, è diventato uno sport aperto a tutte le classi sociali. Ma a quale prezzo ?

Ore 20 apertura del Festival

Due chiacchiere con… Gianni Clerici”

Breve confronto tra Serena Sinigaglia e Gianni Clerici

Gianni Clerici: ex tennista, giornalista e scrittore. Uno dei maggiori esperti di tennis del mondo – inserito nel 2006 nella Hall of fame del Tennis – ha recentemente ricevuto il Premio di giornalismo “Biagio Agnes” alla Carriera.

Ore 21.15 Boxe Compagnia Civilleri Lo Sicco /di Enrico Ballardini / con Filippo Farina, Veronica Lucchesi, Dario Mangiaracina, Mariagrazia Pompei, Quinzio Quiescienti, Stefania Ventura, Gisella Vitrano

E’ la storia del sequestro di un sogno, quello di un giovane ragazzo delle pulizie in una sperduta palestra-avanspettacolo che vuole diventare sé stesso con la boxe, comunque sia sé stesso, nella vittoria e nella sconfitta.

Quando il pugile entra nel ring e sale sul quadrato non è solo. Attorno a lui c’è il team. Attorno al Team c’è il pubblico. Il pugile è l’uomo che combatte per una bistecca da portare a casa, che resiste a colpi durissimi, che sfida il sistema. Il suo team è lì, attorno al quadrato, a ricordargli che lui è l’eroe e li porterà fino alla vittoria. Il pubblico partecipa alle gesta dell’eroe nel quadrato. Questa è la favola che tutti noi vorremmo ascoltare sulla boxe. Nel nostro mondo non è così. La boxe è solo una forma spettacolare, il pugile è l’attore di una farsa. Il team è un ingranaggio che tiene le fila di un mondo svuotato di senso, in cui la retorica è l’unica possibilità per rimanere a galla. Il pubblico è solo un insieme di occhi che assistono. Questa è la favola che nessuno di noi vuole ascoltare.

Autori: Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco già fondatori, con Emma Dante, della compagnia SudCostaOccidentale, “hanno deciso di unire le loro forze per sostenere progetti ritenuti totalmente e provocatoriamente inutili alla società ma importanti per l’arte”.

Venerdì 12 maggio

Ore 19.00 Santa Europa Defensora di Jacopo Gardelli / con Lorenzo Carpinelli (in collaborazione con Gruppo dello Zuccherificio e Ravenna Teatro)

Un monologo per raccontare in modo diverso la vita dei migranti. Inserito nel progetto “Terzo Tempo” di Ravenna Città Europea dello sport 2016.

La vita di un centometrista e quella di un migrante. La vita di un agonista, del mondo occidentale e della sua schizofrenia, e la vita di un migrante, di un mondo sommerso e della sua corsa verso la meta: un’esistenza diversa in Europa. Ciò che colpisce è la somiglianza di queste due vite, nonostante la loro distanza geografica umana: così come per l’agonismo, anche la lotta alla sopravvivenza dei migranti, all’inizio di questo XXI secolo, è fatta di ascesi, abnegazione e solitudine. Entrambe richiamano, in modo surrettizio e inquietante, la sopraffazione e la ferocia insite nel mondo naturale. I due personaggi, nella finzione teatrale, si fondono per un attimo a Melilla, enclave spagnola in territorio marocchino, dove la civilissima Europa si è trincerata dietro venti chilometri di mura e filo spinato per contenere la pressione dei migranti, disposti a tutto pur di saltare quella barriera.

Qui, il convergere di questi due mondi svela tutta la finzione della modernità. Le cicatrici che apre sono antiche come la Storia; le violenze che produce non hanno età, attraverso il tempo immutate come malattie endemiche e incurabili. Santa Europa Defensora racconta l’assurda permanenza di queste violenze, che fa uso degli stereotipi mediatici nati in questi ultimi anni per rovesciarli e per mostrare quanto ancora le nostre idee si nutrano di mitologia. Tenendo sempre a mente il monito di Karl Kraus: “la civiltà finisce quando i barbari se ne fuggono via”.

Autori: Nelle immagini che arrivano da Melilla mi è parso di intuire tutto lo sforzo e l’abnegazione tipica dei grandi atleti. È una gara, e in palio c’è l’Europa”, Jacopo Gardelli.

Ore 20.45 “Due chiacchiere con… Jennifer Isacco”

Breve confronto tra Mila Boeri e Jennifer Isacco

Jennifer Isacco: Anno 1977, già professionista nell’atletica leggera, è medaglia olimpionica nella disciplina del Bob a due e Cavaliere al merito della Repubblica.

Ore 21.15 Marco Pantani – Il campione fuori norma di Alessandro Albertin /con Francesca Botti e Alessandro Albertin / regia Michela Ottolini / produzione Overlord Teatro, col patrocinio della Fondazione Marco Pantani Onlus

Liberamente tratto dal libro “Il capro espiatorio – il rituale vittimario: il caso Marco Pantani” di Maria Rita Ferrara, ripercorre la storia del declino del campione romagnolo.

Durante una tappa del Giro d’Italia, Marco Pantani scala il Passo del Mortirolo come fosse una semplice collina ed entra prepotentemente nel cuore dei tifosi italiani.

E’ il 5 giugno 1994. Comincia da lì una carriera straordinaria, costellata da una serie impressionante di infortuni e fatta di poche ma storiche vittorie. L’apice viene raggiunto nel 1998, con la conquista del Giro d’Italia e del Tour de France. L’anno consecutivo è quello della definitiva consacrazione, del più che probabile secondo Giro d’Italia. A Madonna di Campiglio, a due tappe dalla fine, viene fermato perché il suo sangue presenta valori fuori norma. E’ il 5 giugno 1999. Esattamente cinque anni dopo la favola finisce. Da qui comincia un accanimento mediatico e giudiziario nei suoi confronti che non ha precedente. Pantani diventa per molti “il dopato d’Italia”.

Si può dire che il tutto sia servito a qualcuno? Che abbia fatto comodo a certi meccanismi di potere? Si può dire che Marco Pantani sia stato un capro espiatorio per lo sport italiano? Partendo da queste domande abbiamo cercato di capire se quanto successo dopo Madonna di Campiglio fosse normale. Oppure no.

Autori: “Un ragazzo come tanti, un atleta straordinario a cui sono successe cose sulle quali vale la pena far riflettere. Questo per me è stato Marco Pantani”, Alessandro Albertin.


Sabato 13 maggio

Ore 17.00 Esito del laboratorio di formazione per adolescenti Play Off a cura di Compagnia Civilleri/Lo Sicco e Atir Teatro Ringhiera

“Lo sport per noi è un linguaggio del corpo immediato, sintetico e crudo, non è una forma espressiva, è il punto di partenza per una ricerca inedita del linguaggio e dell’espressione teatrale” (Civilleri/Lo Sicco)

Ore 18.00 Esibizione e workshop di Partner Acrobatics a cura dell’Associazione Ululì

L’obiettivo è presentare la disciplina del “partner acrobatics” slegata dalla dimensione del circo e spettacolo, puntando sui suoi pregi dal punto di vista sportivo, come il fatto che sia completa dal punto di vista dell’allenamento del corpo, e che faccia bene anche dal punto di vista della relazione costruttiva con le persone con cui la sia pratica. Sarà presentata una dimostrazione di lavoro di sequenze su musica e seguirà laboratorio di prova gratuita aperto a tutti.

Ore 19.00 Strade rosa- Alfonsina e le altre. Studio per una narrazione di e con Elena Guerrini

Primo studio per un monologo sulla figura di Alfonsina Strada, prima e unica donna a partecipare al Giro di Italia nel 1924, emblema di donne che con e grazie alla bicicletta hanno fatto la propria rivoluzione.

Nel 1924, quando era normale per tutti che il compito di una donna fosse unicamente quello di starsene a casa ad accudire a figli e marito, la giovane Alfonsina Morini in Strada, sostenuta dal direttore della Gazzetta dello Sport (che vede in lei il modo di riaccendere l’interesse su una gara che ha pochi partecipanti), contro il parere di tutti gli altri organizzatori dell’evento ha l’ardire di iscriversi al Giro d’Italia.

Il suo nome apparirà solo 3 giorni prima della gara e mancante di una “a”: Alfonsin Strada. Errore o volontà di omettere una presenza femminile? Il giorno della partenza verrà chiarito che quell’Alfonsin era Alfonsina e il tamtam fra la gente fa sì che una moltitudine di curiosi di tutta Italia si riversasse sulle strade per vedere una ragazza che sfidava gli uomini. Alfonsina arrivò ultima, ma più di 60 uomini non avevano retto alla fatica. Lei era caduta, aveva subito fischi, insulti, volgarità, ma aveva compiuto un’impresa percorrendo 3613 km tra pianti di rabbia e dolore, restando in sella dalle nove alle diciassette ore.

Strade Rosa è un progetto produttivo che affronta storie di donne che hanno cambiato immaginari e visioni del femminile andando controcorrente, sopportando facili ironie e uscendo dal ruolo che le avrebbe volute spose e madri perfette.

Autrice: parallelamente al lavoro con la Compagnia Pippo Delbono e alla partecipazione a numerosi film, porta avanti da 15 anni un percorso autonomo di ricerca teatrale e di scrittura.

Ore 20.45 “Due chiacchiere con… Federico Buffa”

Breve confronto tra Serena Sinigaglia e Federico Buffa

Federico Buffa: giornalista e telecronista sportivo, “narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni in possesso di uno stile avvolgente ed evocativo“, Aldo Grasso, Corriere della Sera.

Ore 21.15 La leggenda del pallavolista volante di Nicola Zavagli e Andrea Zorzi / con Andrea Zorzi e Beatrice Visibelli / regia Nicola Zavagli / movimenti coreografici Giulia Staccioli / scene e luci Orso Casprini

Biografia di un fuoriclasse, dipanata attraverso un racconto teatrale dove la vicenda personale s’intreccia alla storia e al costume.

La leggenda del pallavolista volante è uno spettacolo in cui lo sport incontra il teatro e si fa metafora della vita: Andrea Zorzi detto “Zorro” – il pallavolista due volte campione del mondo e tre volte campione europeo con l’indimenticabile Nazionale di Julio Velasco – sale per la prima volta sul palcoscenico e, grazie alla penna e alla regia di Nicola Zavagli, ci racconta la sua grande avventura. Attorno a lui la verve esplosiva dell’attrice Beatrice Visibelli disegna un paesaggio narrativo carico di ironica allegria, dando vita alla moltitudine di personaggi che hanno accompagnato la vita e la carriera di questo autentico mito dello sport italiano.

Un affresco teatrale dove la vicenda personale s’intreccia alla storia e al costume, dove la luminosa carriera di uno sportivo viaggia attraverso la cronaca e la storia di un Paese.

Andrea Zorzi: un grande campione, un gigante (in ogni senso) che ha segnato la storia della nostra pallavolo, affiancato da un’attrice d’esperienza.

A seguire Sport Dj-set

Domenica 14 maggio

Offerta per “le famiglie” (di tutte le tipologie, naturalmente)

Ore 16.00 Figurini – Storie di uomini da incorniciare di e con Marco Continanza e Davide Marranchelli / regia Davide Marranchelli / scenografie Ester Castelnuovo

Pensato per i ragazzi dagli 11 anni, Figurini è un album, l’album dei nostri eroi preferiti.

Il calcio è molto amato. Ma se non ha più un’etica, se il business stronca la sana competizione, se il tifo diventa una malattia, cosa fare contro questi cattivi esempi? Sfidarli.

Scendono in campo 11 “Figurini”: sportivi veri, personaggi reali e fantastici con storie da raccontare e ricordare.

Autorii due giovani attori “attraverso una narrazione appassionata e appassionante, tra cabaret e teatro di formazione umana, rendono un omaggio soprattutto alla passione per la vita e per le sue multiformi possibilità”, Mario Bianchi, Teatro Città Murata

Ore 17.00 Tornei di pallavolo e calcetto sulla Piana

in contemporanea Lezione di Yoga a cura di Roberta Franchi

La lezione è aperta a persone di ogni età, a chi già pratica e a chi no, a chiunque voglia fare una nuova esperienza.

Ore 20.00 “Due chiacchiere con… Stefania Bianchini”

Breve confronto tra Serena Sinigaglia e Stefania Bianchini

Stefania Bianchini: pugile italiana, ex campionessa mondiale dei pesi mosca, da diversi anni anche telecronista per Eurosport. E’ Medaglia d’oro al valor atletico e Collare d’oro al merito sportivo.

Ore 20.30 Open reading teatrale del libro di Andrè Agassi / con Mattia Fabris / alla chitarra Massimo Betti

Tratto dalla biografia di Agassi, racconta la storia non solo di un tennista, ma anche di un uomo che, mentre diventa inesorabilmente uno dei tennisti migliori di tutti i tempi, cerca di rispondere alla domanda madre di tutte le domande: “Chi sono io?”.

Quando ho cominciato Open di A.Agassi mai e poi mai avrei pensato che la biografia di un campione di tennis – sport che, in tutta sincerità ho sempre trovato noioso – avrebbe potuto appassionarmi…
Nulla di più errato! Sono rimasto folgorato. Appena ho finito di leggerlo ho desiderato portare questa storia sul palco, e così eccoci qui: un leggio, una storia favolosa, e un chitarrista eccezionale come Massimo Betti.

Nel corso degli anni ho imparato che il teatro, perché possa accadere e riguardarci, ha bisogno di Storie Grandi che possano contenere e comprendere tutte le nostre “piccole storie”.

Le Storie Grandi sono vicende in cui ci si può rispecchiare e con le quali ci si può confrontare. Sono paradigmi, riferimenti, esempi: raccontano l’uomo, l’umanità. Il teatro ne è pieno: Shakespeare, Euripide, Aristofane …
La storia di Andrè Agassi è senza dubbio una di queste. Agassi non è un tennista qualunque. E’ il numero uno al mondo ma… Agassi odia il tennis! Ecco il conflitto! Ecco il dato universale, ecco il paradigma! Attraverso questo incredibile, quasi paradossale conflitto interiore, Open racconta la storia non solo di un talento eccezionale, ma anche la storia di un uomo che, mentre diventa inesorabilmente uno dei migliori tennisti di tutti i tempi, cerca di rispondere alla domanda madre di tutte le domande: ‘Chi sono io? Chi è l’uomo Andrè Agassi?”
(Mattia Fabris)

Autore: attore e fondatore della Compagnia Atir Teatro Ringhiera.

In occasione del Festival la Piana verrà allestita con attrezzature sportive e campi di calcetto e pallavolo liberi e gratuiti. Nella giornata di sabato, vi sarà inoltre una postazione per il gioco degli scacchi, sia da tavolo che da esterno.

In caso di pioggia gli eventi sulla Piana verranno annullati o, ove possibile, si svolgeranno nella sala adiacente agli uffici.

Sponsor tecnico

PREZZI BIGLIETTI

prezzo unico 12€

Carnet 2 ingressi: 18€

Spettacolo “Figurini”: adulti 12€ / bambini 6€

ACQUISTI ONLINE – www.atirteatroringhiera.it

BIGLIETTERIA
Aperta dal giovedì al sabato dalle 17.00 alle 19.00, negli altri giorni di spettacolo 1h30 prima dell’orario di inizio.

tel. 02.84892195 – prenotazioni@atirteatroringhiera.it

COME RAGGIUNGERCI
MM2 Abbiategrasso / tram 3, 15 / bus 79 – Facilità di parcheggio vicino al teatro

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ATIR TEATRO RINGHIERA

Piazza Fabio Chiesa / Via Pietro Boifava 17 – 20142 Milano – tel. 02.87390039

info@atirteatroringhiera.itwww.atirteatroringhiera.it


Ufficio Stampa Atir Teatro Ringhiera: Maurizia Leonelli – 347.5544357 –stampa@atirteatroringhiera.it

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Festival Internazionale di Poesia di Milano 2017

Sarà una due giorni entusiasmante. Di poesia e incontri, di letteratura, idee, musica, esperienze, impegno sociale e civile e relazioni. La seconda edizione del Festival Internazionale di Poesia di Milano si presenta oltremodo succulenta: “un’immersione nella voce più intima di una città che contiene il mondo. In questa seconda edizione porremo uno speciale accento sulla lingua italiana, la lingua degli angeli, secondo Thomas Mann, con diverse iniziative, in collaborazione con tutte quelle istituzioni che da sempre si battono per la sua salvaguardia. E sullo Sguardo della Donna, sul mondo che spesso cerca, nei migliori dei casi, di ignorarla, senza capire che è proprio in questo sguardo, nel suo modo di concepire e di tradurre il divenire che si nasconde quella voce, quella poesia a noi necessaria, oggi più che mai, quella qualità del sentire senza la quale non sarebbe concepibile l’esistenza”. Questo, secondo la presentazione degli organizzatori, e tanto altro ancora sarà portato all’attenzione dei milanesi e alla loro capacità di accoglienza, in un felice gioco di interscambio culturale, fra protagonisti e spettatori, mai come in tale circostanza, partecipi.

Dalle 10 alle 23,30 di sabato 13 e dalle 10 alle 23,45 di domenica 14 maggio, all’indirizzo del MUDEC (via Tortona 56, Milano; MM2 Porta Genova, tram 10 o 14 oppure bus 68, 90 o 91) si dipanerà un appuntamento fra i più originali e multiformi che la Grande Città possa ospitare. Una congerie di suggestioni e pagine e versi e iniziative, il cui esordio sarà segnato alle 10, per l’appunto, del 13 maggio dall’inaugurazione, nello Spazio delle Culture, della mostra Rebus@MUDEC:
“In
Rebus i mezzi espressivi degli artisti traslano parole in immagini ed immagini in parole, costruendo un percorso di poesia visiva che racconta personali universi e significati collettivi. Il segno e la lettera si intrecciano in una danza compositiva talvolta dominata dalla scrittura, talvolta dalla figurazione, traducendo il processo creativo in dinamica espressione di senso. Opere di ivan, Piger, Tawa, Mate, Bonora Bros, Smake, Etsom (a cura di Artkademy Gallery)”.

A seguire, alle 10,30, Storie di persone che raccontano la disabilità a seconda del genere di appartenenza. Contemporaneamente nello Spazio Biblioteca, in una sovrapposizione non certo disturbante (semmai nel segno della scelta consapevole), avverrà l’inaugurazione di Aborigena Australia, ossia una mostra di dipinti provenienti da varie comunità aborigene della immensa isola-continente e ciascun dipinto sarà accompagnato da una poesia della scrittrice attivista Oodgeroo Noonuccal.

Alle 10,45, sempre nello Spazio Biblioteca si parlerà in Oltre le mura di poesia e carcere… “Fare poesia in carcere, scrivere poesia in carcere è un pezzo di strada insieme, per esser consapevoli, per offrirsi ancora alla società civile e al consorzio umano, con un nuovo senso di bellezza e buono e utile, la kalokagathia dei greci.
È ciò che si tenta di fare nel Laboratorio di lettura e scrittura creativa della Casa di reclusione di Opera-Milano, così come in tanti altri luoghi di pena sparsi per il nostro Paese”.

Risulta impossibile, tuttavia, citare gli innumerevoli eventi che costelleranno tale week end. Per visualizzare il programma completo vi rimandiamo al sito Internet http://www.festivaletteraturamilano.it/FIPM/. Ci limitiamo, senza voler fare torto ad alcuno, a segnalarne un congruo pacchetto. Per quel che concerne il 13 maggio… ore 11 (MUDEC Junior), F@vole via E-mail di e con Valerio Ciardi e Maurizio Malavasi; ore 12 (Spazio delle Culture), Poesia senza confini-Il colore delle Emozioni, poesia in lingua madre con Meisam Seraj (Iran), Antje Stehn (Germania), Doğan Akçali (Kurdistan), Acelya Yonac (Turchia), Michel Mohubi (Costa d’Avorio), Anna Vallejos (Perù), Veronica Liga (Russia), Elena Gerasi (Perù), Alejandro De Luna (Spagna), Betty Gilmore (USA); ore 14 (spazio esterno), Si ascoltano storie d’amore gratis, e Microfono aperto; ore 14,30 (Spazio delle Culture), Vinícius de Moraes: Para viver um grande amor; ore 15,45 (Spazio delle Culture), I passeggeri della terra, vale a dire “l’incredibile storia di un viaggio a impatto zero e senza denaro. 12.000 km raccontati nel libro-reportage di Nicola Zolin. Tre studenti partono dal cuore dell’Europa equipaggiati di tecnologie fotovoltaiche con la scommessa di raggiungere il Sud del mondo in autostop”; ore 16 (Spazio delle Culture), Poesia per le generazioni che verranno, con Steed Gamero, Roberto Malini e Daniela Malini, accompagnati dai musicisti Giampaolo Verga (violino) e Fabio Patronelli (hang); ore 17 (Spazio delle Culture), Marco Malvaldi e l’Infinito tra parentesi; ore 17,45 (Spazio delle Culture), Zoopalco, “un collettivo di poeti orientato alla performance, attivo da quasi un anno a Bologna nella diffusione delle pratiche dell’oralità poetica”; ore 19,20 (Auditorium), My Name is Swan, “un’odissea della perdita in un contesto urbano in continuo movimento, un testamento della durevolezza con il fiume al suo centro. My Name is Swan è un monologo poetico che descrive un viaggio di 24 ore attraverso Londra. Dà voce all’esclusione sociale, alla dipendenza, all’inquinamento, alla solitudine e al malessere metropolitano […] Un monologo poetico sulla vita a Londra ispirato dall’esperienza dei laboratori letterari tenuti dal poeta in prigioni e ospedali psichiatrici londinesi. Con Jan Noble”.

Domenica 14 maggio, alle ore 12 (Spazio delle Culture) imperdibile il Lunch Poetry Slam, con il Maestro di Cerimonia Davide Scarty Doc Passoni e i seguenti poeti in gara: Ada Crippa, Gabriele Ratano, Paolo Cerruto, Francesca Gironi, Alessandro Burbank, Mario Frighi, Emanuele Ingrosso, Giorgio Damato, Stefano Messina, Ciccio Rigoli (a cura di Elena Gerasi); ore 14 (Spazio delle Culture), Letteratura e identità, “il dispatrio creativo, visto da una dimensione di reciprocità creativa ed esistenziale. Il confronto tra diversi modi di vivere la migrazione, reale e culturale, linguistica e fattuale, tra viandanti di andata e di ritorno. La fatica eroica di costruirsi altri mondi, senza perdere il proprio, o, quantomeno, quello al quale si illudevano di appartenere. Con Kaha Mohamed Aden (Somalia), Viorel Boldis (Romania), Gassid Mohamed (Iraq); ore 14,45 (Spazio delle Culture), Metamorfosi di Ovidio-Il Mondo estremo, “spettacolo teatrale in omaggio al poeta Ovidio, nel bimillenario della sua morte. Una rassegna di miti tratti dalle Metamorfosi che rappresentano gli sforzi dell’umanità verso il progresso, le sfide nei confronti della natura e degli Dei, i conflitti che ne nascono, gli errori compiuti e le presunzioni di poter valicare i limiti imposti”; ore 16 (spazio esterno), Donne violate, “le donne, la violenza e il fuoco. Vicende e simbologie drammatiche del passato e del presente. Una storia che continua, inesorabilmente, a ripetersi. Il caso delle Niñas de Guatemala”; ore 17,30 (Spazio delle Culture), Passione Van Gogh, reading/performance poetico-musicale sulla figura del pittore olandese, di e con Carmelo Pistillo; ore 18, (Spazio delle Culture), Limam Boisha. Riti di Jaima-L’eco della cultura Saharawi, “Limam inventa quasi un genere nuovo, la “antro-poesia”: poesia per esplorare l’anima di un popolo”.

E sono soltanto alcune delle idee, delle situazioni, degli incontri e degli eventi proposti, E tutti a titolo gratuito. Un monumento agli ideatori e organizzatori!

Alberto Figliolia

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L’emozione dei colori nell’arte

“Finché siamo vivi, siamo vivi. Il colore è la vita”, Etel Adnan

“Dipingere le forme vestite dalla luce di altri mondi con i colori ottusi della terra è un compito arduo; esprimiamo gratitudine a chi ha tentato di farlo. Avrebbero bisogno di fuoco colorato, ma hanno solo pigmenti e terre a disposizione”, Annie Besant

Pezzi di plastica dalle discariche. Oggetti trovati per caso. Frammenti di giocattoli vecchi, abbandonati. Parti di mobilio. Scarti vari, rottami assortiti. In una babele assemblativa – seppur armonica – di colori. Con tale materiale lavora Tony Cragg. E una parete-mosaico è l’opera dell’artista che fa bella mostra di sé al Castello di Rivoli: Riot (Rivolta), 235 x 1568 x 7 cm di frammenti di plastica rinvenuti, raccolti e ricomposti a raccontare, nello specifico caso, uno scontro in piazza fra manifestanti e forze dell’ordine. Estetica post-industriale e contenuti con una forte impronta socio-politica.

Questa incredibile costruzione artistica è una delle quattrocento opere della mostra L’emozione dei colori nell’arte, un’esposizione diffusa dal momento che si distribuisce fra la magnifica residenza sabauda di Rivoli e la GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. “Durante il secolo scorso sono state organizzate numerose mostre sul colore a partire dalle teorie della percezione divenute popolari negli anni Sessanta. Quel tipo di approccio discende da una nozione universalistica della percezione e da una sua pretesa valenza oggettiva, molto distante dalla consapevolezza odierna della complessità di significati racchiuso nel colore”, afferma Carolyn Christov-Bakargiev, curatrice della mostra con Elena Volpato, Elif Kamisli e Marcella Beccaria.

In realtà stupefacente è il profluvio di opere, quadri, installazioni, video et alia messo a disposizione dei visitatori: da Edvard Munch ad Alighiero Boetti, da Dan Flavin a Lucio Fontana, da Damien Hirst ad Anish Kapoor, da Manet a Walid Raad & The Atlas Group, da Andy Warhol a Paul Klee, da Yves Klein a Pellizza da Volpedo. Una magnifica congerie espressiva, un trionfo, inaudito e sublime di colori, di stimoli, di suggestioni. Ci si perde nella Room for one colour (luci al sodio a monofrequenza gialla) di Olafur Eliasson – una spaesante calma a invadere l’animo –, si resta ipnotizzati dalle fluorescenze di Flavin, si medita sulla complessa semplicità del Concetto spaziale di Fontana, si rimane irrimediabilmente avvinti da Kolanut Tale: Slow Stain (Il racconto della noce di cola: macchia lenta) – consistente in tre elementi di vetro e dodici di feltro, con un dispositivo che fa gocciolare succo di cola su una superficie di cotone. Un’opera che si fa, che muta, incessantemente simile a sé e incessantemente diversa da sé.

Invero figurativo, astratto e concettuale convivono splendidamente in ciascuno dei due percorsi espositivi: Le citron (1880, olio su tela, 14 x 22 cm) di Manet da un lato, Vega 222 (1969-1970, acrilico su tela, 200 x 200 cm) di Victor Vasarely sono due facce della stessa medaglia, temperie evolutiva, consequenziale necessità. A proposito di quest’ultimo immaginifico lavoro… “una griglia lineare policromatica è alla base di una distorsione sferica della superficie, che rigonfiandosi e incurvandosi produce un’illusione ottica di volume ed evoca l’universo. L’artista crea un’illusione di movimento fluttuante tridimensionale, in cui lo spazio sembra piegare, distorcersi, espandersi e contrarsi, e rende lo spettatore partecipante attivo, quasi un secondo creatore”.

L’emozione dei colori nell’arte è una mostra meravigliosa nel senso più letterale del termine. Semplicemente suscita quel delicato e, nel contempo, potente, delizioso senso della meraviglia che è tipico dell’infanzia e che – ahinoi! – il mondo adulto tende a dismettere e disperdere. Per nostra fortuna gli artisti sanno conservare questo prezioso sentimento elaborandolo in complicità con fantasia e intelletto. Antico e presente sono peraltro in indissolubile dialogo, come in Red (2015-2017, inchiostro di cocciniglia armena e pigmento rosso turco su carta logora e blocchi da disegno logori) di Asli Çavuşoğlu (“Il rosso è il colore dell’interno dei nostri corpi. È il centro”), artista turca, sperimentatrice e artefice di bellezza e pacificazione.

In definitiva… “Gli artisti reagiscono con sfumature, esperienze sinestetiche, spirituali e psichedeliche del colore, oppure ironizzano sui codici e gli standard con un impulso profondamente libertario […] L’emozione dei colori nell’arte riflette sul tema da un punto di vista che tiene conto della luce, delle vibrazioni e del mondo affettivo”. Ecco, l’arte è sì esperienza estetica, ma con amore e libertà.

Alberto Figliolia

L’emozione dei colori nell’arte. Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli) e GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (Via Magenta 31, Torino). Fino al 23 luglio 2017.

Info: tel. +39 011.9565222-280, fax +39 011.9565230, e-mail info@castellodirivoli.org, sito Internet www.castellodirivoli.org (Rivoli); tel. +39 011.442951/ +39 0114436907, e-mail gam@fondazionetorinomusei.it, sito Internet www.gamtorino.it (Torino).

Orari: da martedì a venerdì 10-17 (solo venerdì e solo Manica Lunga 10-19), sabato e domenica 10-19, lunedì chiuso (Rivoli); da martedì a domenica 10-18, lunedì chiuso (Torino).

Il sabato e la domenica una navetta gratuita collega Piazza Castello e Porta Susa al Castello di Rivoli.

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Craigie Horsfield al LAC

Fotografia o arte? Posto che la stessa fotografia può assurgere al rango di un’arte, la precedente domanda è oziosa, se non priva di senso, allorché si ha a che fare con Craigie Horsfield, inglese di Cambridge dal respiro assolutamente cosmopolita (e cosmico).

Horsfield parte dalla fotografia che tratta con speciale attenzione sociale per giungere a opere di forma più che scintillante e sempre sorprendente, in una mescolanza di tecniche i cui esiti finali portano all’autentica meraviglia dello spettatore: davvero è quasi difficile descrivere la mirabilità delle creazioni di questo britannico dagli orizzonti sterminati. Di certo la suggestione che se ne trae è del tutto formidabile: maestosi arazzi di lana, cotone, seta e filato sintetico fino a 500 x 950 cm; affreschi realizzati con inchiostro su tavola preparata con gesso e cera montata su alluminio; dry print su carta per acquerello Arches; stampe su tavola preparata con gesso e cera. Fra i soggetti… Broadway, 14th, 18 minutes after Dusk. New York, September 2011; Via Cocozza, Nola. June 2008; Above the Bay of Naples from Via Partenope, Naples. September 2008; Joy Eslava, Calle Arenal, Madrid. Dicember 2006; Via Scarfoglio, Naples. February 2009; Two pomegranates. Via Chiatamone, Naples. November 2009; Piazza de Martino, Palma Campania. February 2009; i ritratti luganesi et alia…

L’amore per la luce. L’attrazione verso il Sud del mondo. Tracce d’apocalisse senza nichilistiche morbosità o, forse, soltanto la potenza della Natura (quella umana compresa). Iperrealistico e immaginifico. Rinascimentale e sperimentale.

Per poter comporre un ritratto fotografico individuale Horsfield impiega ore e ore con il soggetto – e non per una serie ripetitivamente e ossessivamente compulsiva di scatti, non per mero tecnicismo, bensì perché ama instaurare un dialogo con il soggetto, alias conoscenza dell’altro –, per la vastità di un paesaggio gli servono anche anni. Questo è l’approccio sociale, dopodiché giunge l’elaborazione formale (e mai formalistica), che è semplicemente geniale, compiendosi una commistione perfetta fra i più disparati elementi.

Che siano folle, nature morte, riti, mare o macerie la capacità di rendere e trasfigurare la realtà, strettamente aderendole e liberandone arcani, è il marchio di Horsfield: fotoartista, tessitore di immagini e relazioni, profeta civile, visionario.

“Ciò che avviene qui è il riconoscimento di un passaggio di comprensione, di raccoglimento e di identificazione, l’impressione di dare tempo e profonda attenzione al mondo e agli altri, e a un presente profondo. […] A volte questi passaggi sono fluidi nelle loro interrelazioni, altre volte sono spigolosi e discordanti, e all’interno della struttura ci sono strati su strati di associazioni, citazioni e allusioni, dentro le opere, dentro la narrazione e nel corso della storia, la storia immaginata come un presente profondo”, così si esprime l’artista. Che prosegue… “La materialità degli arazzi è tangibile, diversamente dalla pittura che è più piana. C’è uno spazio per il sogno e per la riflessione. L’arazzo è una pelle, una superficie, che raccoglie emozioni, la dimostrazione del nostro rapporto con il mondo. L’intreccio di fili è una metafora di tutti i significati che si possono rinvenire, delle relazioni sociali, del contesto in cui avvengono, dell’esistenza e della ricomposizione delle differenze”. In breve, l’arazzo stesso muta in immagine fotografica, seppur estremamente particolare e materica, innescando a propria volta il percorso inverso, nel segno della reciprocità. Ciò che ne scaturisce è un’osservazione, oseremmo dire, tattile, oltre che sentimentale e intellettiva.

Nessun vetro peraltro si pone davanti alle opere di Horsfield – neppure quelle di più ridotte dimensioni –, nessun filtro agisce da separazione nei confronti dello spettatore, che non è mai un fruitore passivo, anzi diviene parte direttamente in causa. A creare ulteriore empatia provvede nel corpo della mostra allestita al LAC di Lugano l’installazione sonora che riveste e permea di sé l’ambiente, quasi un amnios, avvolgente, sognante, felicemente ipnotica, e le luci stesse sono attutite, non violente, bensì soavi, diffuse e soffuse, una penombra psicofisica. Un vero paesaggio sonoro, in cui s’incastonano arazzi, colori, tessuti e opere per un viaggio esperienziale e rasserenante.

Noi creiamo l’opera nel darle il nostro significato, i significati delle nostre relazioni, e il nostro modo di interpretarli, che ci consente di entrare in questa storia di per sé estranea. E per fare questo ci vuole tempo”… Il tempo, altra variabile: non solo fisica, ma anche e soprattutto sociale. Dichiarazione d’intenti di un artista che nelle relazioni è totalmente immerso, senza fretta né calcoli né frenesia. Craigie Horsfield, quel che che i Greci chiamavano kalòs kagathòs. Bello e utile.

Alberto Figliolia

Craigie Horsfield-Of the Deep Present. LAC Lugano Arte e Cultura, Piazza Bernardino Luini 6, Lugano. Sino al 2 luglio 2017.

Orari: martedì-domenica 10-18, giovedì aperto fino alle 20, lunedì chiuso.

Info: + 41 (0)918157971; info@masilugano.ch; http://www.masilugano.ch.

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Marco Pantani-In polvere. Ascesa e distruzione di un dio

Inchiodato alle ruote della bici come ai bracci della croce. Vittima o colpevole? Profeta o ladrone? Eroe o mistificatore? Un drogato, un dopato o un puro? Non certo un millantatore. Epico senza dubbio e pure una sorta di agnello sacrificale, alieno rispetto al sistema. Un uomo che rispettava la fatica facendosene beffe, volando leggero e potente lassù all’ombra delle montagne, fra erte e tornanti. Il suo nome era Marco Pantani e nessuno come lui sapeva accendere le fantasie del popolo che ama la bici. La sua corsa è leggenda, la sua morte rimane avvolta dal mistero, come poco chiara resta la vicenda dell’ematocrito troppo alto che a distanza di due giorni dal secondo trionfo consecutivo al Giro d’Italia lo avrebbe fatto sospendere dalla gara, togliendogli con violenza la maglia rosa e una vittoria strameritata.

Sono passati oltre tredici anni da quel tragico giorno in cui il corpo del corridore fu rinvenuto in un’anonima camera d’albergo, tanta cocaina nel ventre da poter stroncare sei uomini. A chi dava fastidio Marco Pantani? Soltanto a sé stesso, la depressione carnefice? A qualche folle pusher? A chi?

Sono interrogativi a cui tenta di rispondere la pièce

, in scena al Teatro Libero (via Savona 10, Milano) sino al 15 aprile. Troppi punti e lati oscuri, che questa rappresentazione teatrale coraggiosa, documentatissima e scomoda prova a chiarire. Alessandro Veronese, drammaturgo, regista e voce narrante, non ha trascurato alcunché in un raro e prezioso spettacolo in cui l’emozione e la suggestione si sposano ai modi del teatro d’inchiesta.

Che cosa è successo il 14 febbraio 2004, in quel San Valentino amaro, nella stanza 5 D del Residence Le Rose in quel di Rimini? E, soprattutto, come si era potuto giungere a quell’apocalittico epilogo? Tutto il calvario del campione viene ripercorso, la sua stanca, triste e dolorosa odissea… le accuse, la riprovazione, la condanna a priori, l’improvvisata conferenza a Madonna di Campiglio circondato dalle divise dei carabinieri, l’immane sconforto dopo l’ennesima clamorosa vittoria, il test che lascia dei dubbi, fosse solo per le modalità… ma anche i sogni di quel bambino che sarebbe divenuto Il Pirata, la lungimirante bontà di Nonno Sotero, i gravissimi incidenti (ossa rotte e coma) da cui sarebbe sempre riemerso con una forza di volontà straordinaria, superiore, la metodica prepotente risalita, la magica accoppiata Giro-Tour del 1998…

Il fatto è che a Campiglio non c’era la Madonna – come avrebbe scritto lo stesso Pantani. Quella notte, quel mattino c’era un’oscura dea. Alcuni dicono che le sue sembianze fossero: Vendetta-Invidia-Sporchi Affari. Forse è andata così, forse no, forse in parte.

La sola verità è… Marco che continua a volare nella nostra immaginazione, scalando le vette, scabre, pietrose o boscose che siano, lieve, aereo, come il vento, verso il sole oltre le nubi.

Alberto Figliolia

Marco Pantani-In polvere. Ascesa e distruzione di un dio. Teatro Libero, via Savona 10, Milano.

Drammaturgia e regia di Alessandro Veronese. Con Luisa Bigiarini, Giulia Martina Faggioni, Francesca Gaiazzi, Alessandro Prioletti, Federico Sala, Alessandro Veronese. Aiuto regia Michela Giudici. Fotografa di scena Greta Pelizzari. Grafica & Artwork Bianca Beltramello. Produzione Fenice dei Rifiuti.

Date: sino a sabato 15 aprile, ore 21; domenica 9 aprile, ore 16.

Biglietti: interi 16 euro, ridotti 12.

Info: biglietteria@teatrolibero.it; acquisto online https://www.teatrolibero.it/pantani; telefono 02.8323126; sito Internet http://www.teatrolibero.it

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