“Fantasmi” di Paolo Panzacchi

Ho le lacrime che spingono dietro gli occhi, vogliono farsi strada, uscire, sgorgare, bagnarmi il viso, scendere […], entrare e arrivare fino al petto, violarmi anche questa volta.

Fantasmi e demoni: interiori, quelli che posson rendere la vita un loop senza scampo, un cielo infernale, un insondabile e atroce enigma, un pantano che imprigiona volontà, energie, mente e cuore.

Giulio, 35 anni, una vita segnata dalla morte del suo migliore amico a causa di un incidente automobilistico di cui si sente colpevole, irrimediabilmente, implacabilmente colpevole. Un evento luttuoso dirimente, divisivo, uno scivoloso crinale, una discrasia nell’itinerario evolutivo di quell’ancor giovane esistenza. Un senso di colpa schiacciante, divorante, che fagocita ogni capacità di costruire e (inter)agire.

Permane un involucro esteriore di normalità, un mero camuffamento – la “fuga” a Londra, la carriera nella City, il perfezionismo e l’accanimento lavorativo – ma il prezzo è alto, troppo alto. La lacerazione del tessuto psichico – o dell’anima, se in essa si vuol credere – pare ineluttabile. L’alcol come rifugio, il silenzio cupo, sterile, arido, la rabbia che esplode gelida… E poi c’è Carlotta, fidanzata storica, abbandonata negli anni londinesi e ripresa dopo il ritorno di Giulio dall’Inghilterra. Carlotta, che era sprofondata in un nero gorgo di depressione, sesso e droga, e che nel matrimonio e in un figlio desiderato coltiva la speranza di un più degno avvenire, riscatto e realizzazione. Carlotta, l’altra protagonista/antagonista di questo splendido dolente malinconico romanzo di Paolo Panzacchi, Fantasmi, edito da Clown Bianco (Collana Margini, 2022, pp. 190, euro 17,50).

Splendidamente impaginato e con una grafica lineare e perfetta, Fantasmi non è una storia consolatoria, non vi è lieto fine (in apparenza), ma ha il merito di sondare, con acutezza spietata, il segreto che si cela in un destino individuale, in ogni destino, nelle correnti psichiche che incessantemente ci solcano e scavano.

In una notte da tregenda psichico-sentimentale, in una tempesta di lacrime, rimpianti e ricordi, in una tormentosa folla di pensieri, Giulio incontrerà la misteriosa Greta, la quale potrebbe assurgere al ruolo di dea ex machina, di benefica catalizzatrice, strumento di palingenesi esistenziale. Ma anche Greta ha un passato duro con cui fare i conti. Nella fiera dei giorni è veramente data una seconda possibilità?

Carlotta, dal desiderio frustrato di maternità, nel frattempo è con l’amante Diego. Il baratro è pronto a ghermire tutti: le figure principali e le comparse (o si è tutti comparse illudendosi d’esser primattori?).

La scrittura di Panzacchi è raffinata e solida, piena, inchiodando il lettore senza tregua né requie: capitoli datati come un diario in soggettiva, brevi, incisivi, fulminanti. Come una corsa senza freni o una rotta senza correzioni, un deragliamento, un naufragio annunciato su aguzzi scogli. “Nessun uomo è un’isola” è stato scritto. Ma forse non corrisponde al vero questo assunto/precetto intriso di lirismo, non per Giulio, un intruso a sé stesso nel panorama devastato dei giorni e della memoria.

Come sia potuto accadere che, in una notte di fine settembre, io sia finito in giardino durante un temporale, a fissare un albero del quale non ricordo la specie, lo so bene, questo mi è ben chiaro. È colpa dei fantasmi.

Intanto però suona il telefono di casa… Greta? Una seconda opportunità? Una luce all’orizzonte stranito, stremato?

Alberto Figliolia

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