De infinito universo

come non è impossibile ma necessario un infinito spacio; come convegna tal infinito effetto all’infinita causa… (Giordano Bruno)

Un astrofisico, un pastore, la segretaria di una importantissima personalità politica internazionale.

Gli infiniti mondi di Giordano Bruno; lo smarrimento che ci coglie di fronte al baluginare delle stelle nell’immensità e incomprensibilità della volta celeste e della sua rarefatta, bruciante perfezione; l’armonia del corpo che vuol pure rompere il proprio involucro e ascendere con il pensiero, come il pensiero, salvo essere ricondotto al suolo dalla gravità.

Un insondabile palazzo, un teatro della memoria, la danza armonica delle sfere, e una lettera sul senso della vita, fra gabbie di luci ed echi di canti che si spandono ed espandono.

De infinito universo è un’opera sorprendente, oltremodo suggestiva, transdisciplinare, multiforme come il talento del suo regista e ideatore Filippo Ferraresi e quello degli interpreti Gabriele Portoghese, Elena Rivoltini e Jérémy Juan Willi.

Dal monologo dell’astrofisico alla declamazione dei versi leopardiani di Canto notturno di un pastore errante dell’Asia e alla missiva trascritta per la politica in un cielo di struggenti ridondanze, passando per le esplosioni sonore e luminose, De infinito universo è una narrazione teatral-poetica che s’avvale di uno sviluppo che prescinde dalle leggi della consueta logica, infondendo nello spettatore importanti germi di riflessione e una meraviglia continua.

La parola al regista: “Qualunque individuo, essere vivente, o oggetto può rappresentare un centro. Volevo inoltre fortemente tornare a un teatro di macchine, di botole di legno, di entrate e di uscite, di nascondigli, barocco nella sua macchineria, ma anche molto contemporaneo, per l’uso delle luci e per la ricerca di materiali nuovi: attraverso il mezzo teatrale, vorrei creare immagini, perché lo spettatore abbia la possibilità di vedere qualcosa che non ritrova nella quotidianità, immagini forti, anche spaventose, che facciano da corollario al testo e ne completino la percezione”.

Lo spettacolo si può seguire anche in lingua inglese dal momento che su un pannello sopra il palco scorre la traduzione.

De infinito universo è un lavoro di immenso fascino estetico, complesso sì, ma dialettico, aperto, incredibilmente stimolante dal punto di vista intellettuale e, nel contempo, di straordinaria valentia autoriale e artistica.

Da non perdere.

Alberto Figliolia

De infinito universo. Testo, ideazione visiva e regia di Filippo Ferraresi. Con Gabriele Portoghese, Elena Rivoltini, Jérémy Juan Willi. Scene: Guido Buganza; costumi: Giada Masi; luci: Claudio De Pace; musiche: Lucio Leonardi. Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa/Teatro Studio Melato, Via Rivoli 6, Milano (MM2 Lanza). Fino al 13 febbraio.

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì, riposo.

Le repliche  di 1, 5, 8 e 12 febbraio saranno sovratitolate in lingua inglese.

Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro.

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