Moncalvo, Museo Civico

“Presidio di storia, arte, ospitalità”, così è stato definito il borgo di Moncalvo. Un borgo che peraltro è città. La più piccola città d’Italia, titolo di cui si fregia dall’inizio del XVIII secolo e sempre, con merito e virtù, confermato.

2833 abitanti nella provincia di Asti, fra le dolci colline a perdita d’occhio del Monferrato, del cui Marchesato Moncalvo fu anche capitale, terra del magnifico Tuber magnatum pico (alias il pregiatissimo e profumatissimo tartufo bianco di Alba) e del Tuber melanosporum (tartufo nero). Eccellenza gastronomica dunque – stracotto di vitello fassone al barbera, bollito misto (testina, scaramella, tenerone, lingua, coda, punta di petto, stinco), carne cruda di fassone, agnolotti e vino, rinomatissimo. Si potrebbe ancora dire della Fiera Nazionale del Tartufo, che lì si tiene nelle due ultime settimane di ottobre, o della Fiera del Bue Grasso in dicembre; dei subiet ‘d patro, vale a dire fischietti in forma di statuine, in terracotta policroma, splendido prodotto di artigianato locale.

Insomma la piccola città, nata come villaggio fortificato e insediamento romano, una storia lunga e complessa dato il suo alto interesse strategico per la collcazione nel territorio, riserva molte sorprese: chiese e palazzi storici, una ex sinagoga, i resti di tratti degli imponenti bastioni del Castello del XIV secolo. Moncalvo è anche il paese d’adozione di quel sublime dipintore che fu Guglielmo Caccia, attivo nel XVI secolo qui e in vari altri luoghi del Nord Italia, con commissioni prestigiose che onorò da sola o coadiuvato dalla figlia Orsola Maddalena. Nella Chiesa di San Francesco (origine XII secolo), a Moncalvo, si possono ammirare diversi dipinti di questo duo familiare, fra i quali Allegoria francescana, Martirio di Orsola, Nascita di San Giovanni Battista, Sant’Antonino martire, Sacra Famiglia e Sant’Orsola, Martirio di San Maurizio.Alcune opere sono firmate dall’uno o dall’altra, altre sono di mano di ambedue.

E, poi, fra le architetture civili: il Palazzo Testa-Fochi, la Casa dei Marchesi di Monferrato, la Casa Lanfrancone, il Palazzo Del Pozzo, il Palazzo Manacorda. Infine, lasciato per ultimo, la piccola grande perla che è il Museo Civico, ricco di opere donate per lo più in seguito a testamento da parte di Franco Montanari, moncalvese dalla vita avventurosa e amante dell’arte. Figlio di un generale originario di Moncalvo e di una bostoniana, una laurea negli USA, ad Harvard, in discipline umanistiche e una seconda conseguita in Scienze Politiche a Perugia. Una lunga carriera diplomatica: viceconsole nella Somalia Francese, console a Honolulu, poi ambasciatore a Londra, Teheran, Tokyo, Monrovia, Sierra Leone. Nel duro intervallo della Seconda Guerra Mondiale fu coinvolto, dato il suo perfetto bilinguismo e in qualche modo l’appartenenza a due mondi, nelle trattative per l’armistizio del 1943, incontrando a Lisbona, Termini Imerese, Cassibile e Tunisi i plenipotenziari alleati. Montanari era un profondo conoscitore d’arte e collezionista di vaglia. Nel ’74 alla sua morte il patrimonio artistico che deteneva fu donato al Comune di Moncalvo costituendo il nucleo del Museo Civico, il quale si configura come un vero e proprio polo culturale ospitando anche mostre temporanee.

Il Museo, ben organizzato, ha opere di artisti di fama mondiale, non solo nazionale: Osvaldo Licini: Natura morta, Paesaggio marchigiano; Giorgio Morandi: Paesaggio con alberi (acquaforte), Rose in boccio in un vaso (acquaforte); Amedeo Modigliani: Prato fiorito-Orlando innamorato (1913-15, matita su carta); Luigi Bartolini: La cercatrice di violette (acquaforte), La finestra del solitario (acquaforte); Marc Chagall: La promenade (1923, puntasecca); Giorgio De Chirico: Le vestali (1934, tempera su cartone); Giovanni Fattori: Soldato a cavallo (fine ‘800, acquaforte); Ernesto Treccani: Viso di donna (penna e matita colorata su carta), Figure e teste (tecnica mista su compensato); Mario Mafai: Quadro azzurro (acquerello su carta); Mino Maccari: Nudo (acquerello); Mario Sironi: Rivelazione (1953, olio su tela); Utagawa Munehisa: Le cascate di Saga dipinte dal Principe Genji (XIX secolo, stampa xilografica policroma); Utagawa Kunisada: Attore nel ruolo di Tokimune: il Ponte Nihon di Edo sullo sfondo (stampa xilografica policroma); Renato Guttuso, Ritratto maschile (1949, gouache su carta, con dedica autografa dell’artista). E, ancora, Enrico Baj, una Madonna con Bambino del secolo XV (dipinto su tavola), Vincenzo Gemito, geniale scultore napoletano, un libro autografato da Pirandello. E la lista non terminerebbe qui. Un elenco prestigioso, capolavori in formato ridotto (ma solo per le dimensioni: la valenza formale è enorme), una festa per gli occhi.

Moncalvo, piccolo è bello.

Alberto Figliolia

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