La notte dell’innominato

Il castello dell’innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad esso o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Tale è l’incipit del capitolo XX de I promessi sposi di Alessandro Manzoni, con cui viene introdotta una delle figure chiave del romanzo. Un inzio folgorante che già racconta di desolazione e solitudine.

Dall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto. Lo specchio dell’immane protervia contraria alle leggi divine o di semplice umanità…

Il vizio contro la purezza. Le tenebre interiori, la fitta nebbia che avvolge ed esclude il cuore malato, la coscienza storta, contro il ricalcolo del proprio itinerario esistenziale, con il corredo di rimpianti per un’innocenza perduta e, soprattutto, con il corollario del rimorso che costringe a ripensare e ripensarsi.

La notte dell’innominato è una splendida pièce in scena, in prima nazionale, sino al 31 ottobre al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Lucia, rapita e portata nel castello dell’innominato per essere poi consegnata a Don Rodrigo, chiede un atto di misericordia al “selvaggio signore”, dapprima fermo nella sua condizione psichica di arbitrio, prepotenza e sopraffazione, una chiusura totale dello spirito, poi, man mano, sempre più tentennante sino alla determinazione finale in nome di un rinato principio di giustizia (e restituito bene), una soluzione catartica, di riscatto dal ricatto esistenziale che l’aveva tenuto avvinto a pesantissime catene.

Splendidi i monologhi interiori dell’innominato, in uno scavo doloroso e tormentoso, così come di indubbia efficacia drammaturgica è l’uso della voce narrante, ben di più che un semplice interludio o introduzione o trait d’union. Giovano ulteriormente ad accrescere la riuscita del lavoro le bellissime scenografie e le videoproiezioni – molto dark, molto gotiche, ovviamente notturne e cupe: il buio nei cui meandri si aggira un’anima smarrita… – e la musica, ipnotica e dolcemente ossessiva, un soffuso ronzio elettronico-metallico che colma i sensi sottolineando il pathos di quei ragionamenti fra sé e sé.

Aspettava ansiosamente il giorno, per correre a liberarla, a sentire dalla bocca di lei altre parole di refrigerio e di vita. Altro dovrà ancora succedere, ma il percorso di ritorno alla virtù della “compassione” è in gran parte compiuto. Eros Pagni, Gianluigi Fogacci, Valentina Violo e Simone Ciampi offrono una prova attoriale di potente spessore.

Scrive il regista Daniele Salvo: “Notte infinita, interminabile, indecifrabile mala notte. I due protagonisti di questo straordinario viaggio mentale si muovono in una notte che sembra perenne. L’innominato fa i conti con sé stesso, con la sua mancanza di fede, la sua ambizione, la sua finitezza. Questa notte eterna, vera protagonista del testo, avvolge tutti i personaggi, li rende incerti, ansiosi, fragili, muta le loro convinzioni, li spinge a compiere azioni impensabili”.

E ancora… “Una notte in cui si può cogliere il percorso che compie la coscienza dell’uomo, prima verso il basso, in un’atmosfera di incubo e di prostrazione, e poi di risalita verso la liberazione dal tormento e il raggiungimento del ravvedimento e della conversione.”

Perché… “Nella notte tutto può accadere: si imboccano vie sconosciute e tortuose, ed è facilissimo ritrovarsi in situazioni illogiche ed impossibili. Ma una via per una nuova luce è ancora possibile”.

Alberto Figliolia

La notte dell’innominato, Piccolo Teatro Strehler (Largo Greppi 1-M2 Lanza), dal 19 al 31 ottobre 2021. Da Alessandro Manzoni. Regia e adattamento Daniele Salvo, con Eros Pagni, Gianluigi Fogacci, Valentina Violo, Simone Ciampiscene e Alessandro Chiti; costumi Daniele Gelsi; luci Cesare Agoni; musiche Patrizio Maria D’Artista; videoproiezioni a cura di Michele Salvezza; produzione Centro Teatrale Bresciano e Teatro de Gli Incamminati.

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16; lunedì riposo.

Durata: 80 minuti senza intervallo.

Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro.

Informazioni e prenotazioni: tel. 0221126116, sito Internet http://www.piccoloteatro.org.

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