Io mi ricordo

Io mi ricordo di quando son volato in Etiopia.

E mi ricordo della capitale variopinta,

brulicante di umanità,

degli ombrelli usati come parasole,

dei mercati organizzati o improvvisati,

dei colori come un arcobaleno

che penetrava gli occhi,

dei falchi che volteggiavano

concentrici sulle baracche di plastica e lamiera,

dei canti malinconico-allegri

e delle vorticose danze di capelli

di donne belle come regine.

E mi ricordo dei villaggi

fra boscaglia e terra arida,

né savana né foresta,

dei bambini a frotte

con il sorriso sulle labbra

– anche se non ricordo il loro nome –

della chiesa di legno

dove l’offerta era una pannocchia di mais,

della polentina che cuoceva nello spiazzo,

del neonato nella capanna di fango.

E mi ricordo di quel bimbo piccolo piccolo

che trascinava fra pietre e macerie

un secchio blu più grande di lui

e dei bambini di strada nella notte mi ricordo,

della loro paura e gentilezza,

e di quell’altro accovacciato con la madre

in un angolo di strada.

Tutto questo io ricordo.

Alberto Figliolia

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