Yuri Catania, i gatti di Rovio et alia

Pioveva a dirotto. It’s raining cats and dogs, avrebbe detto un inglese. Pioveva a catinelle, che più a catinelle non si può: sul Lago di Lugano, sul Canton Ticino, a Maroggia, a Melano, a Rovio. È un luglio piovosissimo, un giorno d’imprevista tempesta, prima delle afe agostane, in questo folle andirivieni climatico-psico-esistenziale.

Non faccio in tempo a scendere dall’auto di Elena (Elena Wullschleger, scrittrice, favolista, artista e tante altre frecce al proprio arco, oltre a un’innata eleganza e raffinatezza) che son quasi tutto bagnato. Fradicio anche di vento e di freddo. La galleria però è calda. Calda di accoglienza. Siamo all’interno di Artrust (info@artrust.ch, + 41916493336, artrust.ch), poco discosti dalla strada cantonale, quasi celati all’indifferente traffico, al riparo dal turbine liquido che imperversa fuori. Artrust (In art we trust) = Arte + coalizione + confidare, una felicissima crasi/assimilazione consonantica per un luogo speciale.

In mostra, al pianterreno, le fotografie e un’installazione di Yuri Catania. Sì, la mostra del visual artist e photographer non è più visitabile, in quanto terminata, ma l’impressione della bellezza creativa e della potenza delle idee è indelebile (peraltro dal 7 settembre nei locali di Artrust si terrà dal 7 settembre 2021 la mostra All you need is Banksi).

Black flowers-Secret Garden sono fotografie (anche con intervento digitale/pittorico/3D) del giardino notturno di Yuri Catania in una sorta dispoglia wunderkammer: esplosioni di fiori come luci nelle tenebre e, qua e là, simboliche arcane presenze umane (diresti, a loro volta, essenze). Oltremodo suggestivo. Nella sala più grande invece è l’installazione American Flag IV-Videogame – legno, luci, fotografie virtuali – e un ulteriore assemblaggio: poltrona, schermo, da cui (e nella cui immersione) sono state ricavate quelle immagini di realtà virtuali e, nel contempo, iperrealistiche, riflessione sulla sovrapposizione di identità (sondare il nostra avatar interiore…), e libri, oggetti, riviste, il materiale più disparato che circonda la nostra vita e la ricerca sublime e disperata che in essa conduciamo.

Se di questa mostra (anche se sarebbe più utile un altro termine esperienziale, da coniare) parliamo per quanto finita, salendo a Rovio, delizioso paese in cui gli avelli romani fungono da fontane – dalla morte alla vita, nell’eterno ciclo – ci imbattiamo (e lì sono ancora mentre scriviamo) nelle gigantografie (in numero di sessanta) dei gatti e degli abitanti di Rovio affisse dallo stesso Yuri. Arte effimera, fruibile non per sempre, ma di fortissimo impatto e riconoscimento emozionale da parte degli individui e della comunità. I gatti di Rovio (www.gattidirovio.com, @i_gatti_di_rovio), mostra open air, tappezza di sé il nucleo storico di Rovio, “con lo scopo di creare un fenomeno culturale e di promozione territoriale che coinvolga giovani e famiglie da tutto il Ticino e oltre. Un percorso visivo dove protagonista è Rovio con i suoi abitanti e la sua storica architettura”. Coinvolti anche Comuni limitrofi che hanno donato propri muri.

Le opere sono ritratti d’autore: gatti e umani (i Roviesi sono noti come “gatti”). “In particolare, Yuri Catania si è interessato a ritrarre gli anziani, quelli che per vissuto, rappresentano e caratterizzano il territorio in quanto ne costituiscono la memoria e la storia. Tra i ritratti di Catania si segnalano quello della Signora Elsa, la ultracentenaria del paese nella sua casa natale, l’intera squadra di calcio di Rovio, la famiglia Mazzetti ritratta in tre generazioni e simbolo del paese dal 1500, il gatto blu nell’antica casa Bagutti, e poi innumerevoli ritratti di persone e gatti”. Una commistione di segno panteistico fra diverse nature nello splendido ambiente altrettanto condiviso fra rigoglio della Natura e architetture/lavoro dell’uomo. Armonia è la parola-sentimento che ci rotola dolcemente nei pensieri.

Yuri Catania è un milanese cosmopolita, di stanza a Rovio, uno dei suoi siti di elezione, già illustratore e folgorato sulla via di Damasco dalla fotografia in cui matura le più diverse esperienze, fino ad aprire una casa di produzione fotografica a New York. Dal 2010 porta avanti un affascinante progetto: No Fashion Places of America. Viaggiando con la moglie in roulotte per tutti gli States coglie fotogrammi, istantanee di vita vissuta, immagini mai banali, una vista profonda dentro, oltre, inside the people. Un magnifico libro fotografico racconta questa ispirazione, nutrita di osservazione empatica (nonostante il distacco oggettivo dello strumento): geografie e geometrie metropolitane, finestre come occhi, tramonti e marine, skateboard, i veicoli più improbabili, nuvole e grattacieli e tanto altro ancora.

Spiove, un barlume è il lago, un tenero scintillio. Sorseggio con Elena, Yuri e sua moglie, un delicato rosé, figlio del sole che percorre e batte soave queste colline, sangue della terra ticinese. Nella mente le soffici fusa dei gatti di Rovio, nell’anima una serena e meditativa pace (e serendipity)

Alberto Figliolia

(Dedicated to Yuri Catania)

I gatti di Edgar Allan Poe

e il multiverso di Dragon Ball,

arcobaleni senza radici,

una poltrona di pelle consunta

intrisa di sogni e pensieri,

una giacca che conobbe

la pioggia grigia e la corsa impazzita

del cuore sotto il bosco

del cielo (e negli squarci ataviche

nubi), il numero innumerabile

dei giorni (l’insondabile passato

nel futuro che cresce), la lingua

ininterrotta della strada,

l’ombra assente dei cactus

nel silenzio dei deserti

che corrono alla roulotte,

una canzone sulla passione

svanita, i neri dadi della sorte

in bilico sull’orlo dell’abisso

che ci affonda negli occhi,

un telecomando per ogni occasione

perduta, il vento dell’immobilità

e la brezza che scompiglia

il tempo dei ricordi, un caffè

nelle strade affrettate

della metropoli, la linea

sempre più in là dell’orizzonte,

la polvere d’oro rosso

del tramonto, le suole

d’aria per cammini

da intraprendere, il taccuino

della disperazione quotidiana,

l’amorfa scelta che ci spetta,

un’ancora di gioia nel mare

delle perplessità, uno schermo

pervinca con eroi oscuri

e fotogrammi di iperrealtà

dove l’io è l’avatar dell’avatar,

fiori a venire che sbocciano

nella notte (ferita di luce

che sarà), motori interstellari

per viaggi psichedelici,

il mistero della telepatia,

maghi e tombe scoperchiate,

il bianconiglio dell’infanzia,

neve radioattiva che cade

e risale nella boccia

della paura, infine il morso

crudele dell’amore a imprimere

la sua chiostra fra membra e mente

e il fiume di nostalgia

che l’esistere è…

Alberto Figliolia

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