Il Giappone di Luchino Dal Verme. Capolavori fotografici dell’Ottocento-Castello Dal Verme, Zavattarello (Pv)

Compiere un viaggio nel Giappone della seconda metà del XIX secolo per il tramite di una rocca medioevale italiana. O vicerversa. Possibile se si va a Zavattarello, paese dell’Oltrepò pavese inserito, avendone ben donde, nel circuito de I Borghi più belli d’Italia. Fino al 12 settembre, difatti, sarà visitabile in alcune sale del prezioso e monumentale Castello Dal Verme la mostra Il Giappone di Luchino Dal Verme. Capolavori fotografici dell’Ottocento.

Bellissima e oltremodo suggestiva la mostra e sorprendente il Castello, posto in cima a un’altura a dominare con la sua mole il panorama che si apre e dilata in meravigliosi e bucolici scorci. Una zona storico-geografica (e gastronomica) di gran pregio, fra Emilia e Lombardia, fra l’illustre Bobbio e Voghera, nell’alta Val Tidone. L’imponente edificio – spessore medio dei muri di circa quattro metri, origini anteriori all’anno Mille – è stato sino al 1975 di proprietà della nobile famiglia Dal Verme, data che segna, in seguito a una donazione, il passaggio al Comune di Zavattarello.

Visitare la mostra dedicata a quella fase del Paese del Sol Levante – immagini di un mondo perduto e fluttuante… – e perdersi nei meandri del Castello è il meraviglioso destino di un’afosa domenica agostana. Se poi si è accompagnati da un cicerone d’eccezione quale la Dottoressa Virginia Guerra, archeologa e direttrice, iperpreparata e dalla splendida passione, della struttura, la consapevolezza e l’ammirazione crescono enormemente.

Per venire alla mostra, che gode anche del patrocinio del Consolato Generale del Giappone di Milano e della Fondazione Matalon (curatrice Ornella Civardi), sono in esposizione (sabato e domenica, dalle ore 10 alle 19) una sessantina di foto di paesaggi, monumenti e persone (con lo specchio di tanti mestieri) nipponici provenienti dagli album del Conte Luchino Dal Verme (1838-1911), che là si recò fra il 1879 e il 1880. Erano gli anni in cui il Giappone dopo due secoli e mezzo di frontiere serrate si riapriva ai viaggiatori occidentali. Luchino, arrivatovi con una missione ufficiale al seguito del principe Tommaso di Savoia e a bordo di una corvetta della Regia Marina italiana, rimase affascinato da quel mondo “alieno”, così lontano dai nostri usi, costumi e codici culturali (da non sottovalutare l’influenza esercitata nelle lande europee dall’arte giapponese, così ben recepita dagli Impressionisti o da van Gogh). Da questa sua esperienza nell’arcipelago dell’Estremo Oriente, cui si aggiunse per scelta il ritorno via terra attraverso la Siberia, nacque il volume Giappone e Siberia (in mostra esso stesso), illustrato da incisioni tratte dalle foto raccolte in due album procuratisi dall’intraprendente Luchino. Il libro fu pubblicato nel 1882 da Hoepli e, dato il grande successo riscosso, ristampato nel 1885 dai Fratelli Treves.

Le foto, di sublime levità ma, nel contempo, documento antropologico di notevolissimo spessore, appartengono alla Scuola di Yokohama (Yokohama shashin) e sono per lo più opera del fotografo anglo-italiano Felice Beato. La tecnica usata era lunga e piuttosto elaborata, poiché le foto, stampate su una speciale carta all’albumina, erano poi acquerellate a mano in un lavoro di sinergica collaborazione fra coloristi e fototografi. Rappresentazione documentaria, come detto, e arte raffinata; sfumature tenui e pur di rara precisione; eleganza formale e immersione nel quotidiano; cura dei particolari e, nonostante la posa assunta dai soggetti, una sorta di genuinità e spontaneità a trapelare dalle figure e dai tipi umani. Ukiyo-e e haiku, vien da pensare, oltre all’inevitabile eco delle raffinate xilografie del periodo Edo. Non le vertigini tecnologiche del Giappone odierno, ma un universo di tipi e luoghi secondo tradizione, in uno stato di incoercibile armonia: samurai, geishe, interni di famiglia, gruppi di Ainu, il barbiere, il cuoco, il giocoliere, il portatore di risciò, templi e palazzi, giardini, ponti e fiumi, orizzonti cittadini, villaggi di legno con gli abitanti sulle soglie e nella via.

E se… “Lo scopo era enfatizzare e divulgare l’immagine di quel Giappone esotico e idealizzato che alimentava il japonisme europeo e che avrebbe in seguito suggerito a Puccini il tema della Madama Butterfly”… a distanza di oltre centoquarant’anni a noi vengono trasmessi un sentimento di nostalgica bellezza e il senso di un meraviglioso viaggio nello spazio e nella memoria.

Dulcis in fundo, il Castello ospita anche un Museo di arte contemporanea assai ricco, con opere di gran valore, e un… fantasma: quello di Pietro Dal Verme, che conobbe la triste sorte dell’avvelenamento per mano della moglie Chiara Sforza. Lo spettro pare si aggiri, dopo la mezzanotte, lungo i camminamenti di ronda. Una leggenda ovviamente, ma il folklore talora non guasta suggerendo interesse e suscitando curiosità verso gli eventi storici.

Ancora una nota per concludere: non perdete l’occasione, dopo la visita alla mostra e al Castello, il cui arredo è ancora magnifico (anche negli ambienti borghesi abitati per gran parte del secolo scorso), di visitare il Magazzino dei ricordi (info: tel./fax 0383589183, cell. 3385776425 e 3343962019, e-mail magazzinodeiricordi@libero.it, sito Internet http://www.magazzinodeiricordi.org), un incredibile museo-deposito di ogni sorta di memorabilia e oggetti del passato, assemblato dalla passione di una coppia di coniugi, Fausta e Virgilio: dalla civiltà contadina alla bottega del barbiere, da una classe inizio Novecento alla falegnameria e all’officina del fabbro, e una congerie disparata e infinita di attrezzi, da un grammofono a una macina in pietra lavica del Settecento perfettamente funzionanti a manifesti, giocattoli, bambole, pupi e pupazzi, palloni usati nei Mondiali ’34, sci di legno, la bicicletta d’allenamento di Fausto Coppi, strumenti musicali, registri di spese domestiche d’antan e chi più ne ha più ne metta.

Zavattarello, borgo da sogno.

Alberto Figliolia

Il Giappone di Luchino Dal Verme. Capolavori fotografici dell’Ottocento. Castello Dal Verme, Zavattarello (Pv). Sino al 12 settembre.

Orari: sabato e domenica, 10-19.

Info e prenotazione per visite guidate: cell. 3332782743; e-mail castello@zavattarello.org; siti Internet zavattarello.online e http://www.fondazionematalon.org.

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