La mia stanchezza…

La mia stanchezza…

La mia stanchezza è un rumore
di carta vetrata oltre la soglia:
chi produce questo stridio,

chi strofina, abita l’impero
dell’invisibile per venire inaspettato

a trovarmi quando sono più indifeso.
Così giaccio, nell’urlo strozzato
dell’anima che muta in brandelli
stenti di silenzio, mentre fuori svolazzano

gracchiando i corvi della solitudine,

paurose parodie dell’amorfo presente.
Ora so che il tempo rende incerti:
il tempo senza tempo di quella carta vetrata
fuori luogo, fuori dagli occhi, fuori dal senso.
Guardo alla balaustra, e non so…
Poi penso al mistero di quei due fiori viola
nati nella notte da una pianta storta
e al Monte Rosa che domani
forse rivedrò, diradatasi la foschia,
apparire all’orizzonte,
testimone di speranza,
segnacolo d’infinito.

Cesano Boscone-pomeriggio, martedì 2 giugno 2020

Alberto Figliolia

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