Ancora una volta perso

Ancora una volta perso

nelle note del sogno,

in quella zona fra crepuscolo e notte

(che non è crepuscolo,

che non è notte)

e la musica che rimbalza

nei reni è fredda,

come polvere interstellare,

come le strade dell’infanzia

che percorro, anche se non voglio,

in doloroso déjà vu.

Ogni segreto è tomba,

ogni amore è fine,

ti risponderei, ma non so,

io non so più…

Soltanto so del richiamo,

ogni giorno, di Chronos

– ma forse è Kairòs o Aiòn –

e io fuggo, invece, come uccello

di passo, e corro da fermo,

corro da fermo, e barcollo,

barcollo fra Eros e Nous e Psiche,

compresso dal sonaglio crotalico

della tua scienza, incrostato

dalle tue parole-miele,

nella ragnatela soffiante

che la tua aura genera…

Perché ogni tuo passo è sillaba

d’infinito e s’imprime

nel tessuto della coscienza

come orma in antica cenere

e… e… e…

 

Alberto Figliolia

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