Corto

È il fumo della tua eterna sigaretta, Corto
(avevi come antenato il lusitano-malese Yanez de Gomera?),
a creare nuovi orizzonti, isole, nuvole?
Quanti sogni, Corto, hanno saputo ancorarti
alla realtà?
Quanti deserti hai attraversato
e quanti mari solcato?
Sei partito da una linea della fortuna
inesistente tracciandola
con la lama e il sangue
di una profezia.
Gitano, veneziano, maltese,
chi sei? Dove sei?
Nel verso di un gabbiano
abbandonato a una sabbia senza memoria?
Nelle steppe d’asfalto e tango di Baires?
Fra dervisci, banditi, gli insulti di Rasputin,
il Monaco, l’oscura foresta dei simboli,
l’Amazzonia e Mu, Steiner e Bocca Dorata,
il Caribe, Cush e la Manciuria,
Corti Sconte dette Arcane, scorpioni
e bandiere stracciate?
Corto dal sorriso beffardo
e indifeso, cinico dal cuore tenero,
fra il vento delle rivoluzioni
e tesori sempre più improbabili,
che sorpresa trovarti in stencil
su un cancello di periferia arrugginito:
fra passanti frettolosi,
dimentichi dell’avventura
che ogni giorno è,
e tu assorto nell’ultimo pensiero
in un crepuscolo lontano,
lontano…

Alberto Figliolia

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