Devi perderti nelle nuvole

Devi perderti nelle nuvole

Devi perderti nelle nuvole
che affogano in uno stagno,
per capire,
e udire l’invisibile gracidio
delle rane nelle furiose notti
di luglio quando la poesia
di un amore abortito
ti martella la testa e il cuore
e il sesso
e le lacrime che versi
bruciano l’anima,
preghiera fumante, uterina,
nero passaggio.
Devi entrare in un paesaggio
di due secoli fa
e captarne le forme armoniche,
il legame inespresso,
inestricabile, inspiegabile,
dei quattro elementi,
per capire,
e pensare di essere
quel bevitore d’assenzio,
in un bistrot che non sai,
proprio quel bevitore dalla vista smarrita
in allucinazioni divine,
nel rito della fata verde,
galassia di solitudine

e silenzio

e nostalgia
e desiderio.
Devi essere stato un tempo
entità carnale arsa su un rogo,
per capire,
o uno zoroastriano in estasi
al fuoco sacro.
Per capire,
per capire…
l’impressione del sole che si leva,
l’incalzare delle domande dopo il coito
– la res cogitans? la res extensa? –
il dolore negli occhi di un figlio,
la vecchiezza a venire con i denti sgangherati,
il tocco sublime dell’amore
anche se per una volta,
una sola volta,
per capire,
per capire…

 

Alberto Figliolia

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