La nostra classe sepolta. Cronache dai mondi del lavoro

Ricevo e volentieri ospito questa recensione di Igor Ferri…

Istantanea

Tra la tangenziale e l’inferno
in un cubo grigio a molte stelle
l’opportuna sede del meeting sul mercato

ed ecco il mercato in forma di torta
e attorno alla torta molti coltelli
e le figure coi coltelli pronte a scannarsi

un uomo scorre febbrile le diapositive
e febbrilmente cita uno scrittore che scrisse:
“non importa se tu non ti interessi della guerra
perché è la guerra che si interessa di te”

un poeta travestito da loro dipendente scrive:
“non importa se voi non leggete le poesie
perché sarà la poesia a leggervi tutti”.copertina la nostra classe sepolta.jpg

Christian Tito

Un mélange di toni scuri è la visione che pervade la mente del lettore: antracite e capomorto su tutti. Il grigio lascia spazio a fulminei, graffianti micro-squarci colorati, come incisioni fluo a dare verve e speranza a contrasto del fondersi monocromatico (visto a distanza) di un cielo maestosamente indifferente, sotto il quale la condizione umana è amplificata.

Va da sé che senza scomodare Protagora, il quale ci ricorda che la realtà oggettiva “appare” differente in base agli individui che la interpretano (e in base a differenti variabili culturali, sociali, identitarie ecc.), questo libro andrebbe letto da chiunque volesse affrontarlo ponendosi nell’ottica della verità oggettiva, quella dei fatti che accadono. Per questo lo sconsiglierei a persone che per ideologia, conformismo o mancanza di avventuroso rischio empatico potrebbero trovare questo collage di poesie una perdita di tempo. Se non fate parte di questo nucleo sopra descritto, potreste ritrovare, immedesimandovi in qualche autore, sensazioni perdute nel tempo. La raccolta poetica è intitolata La nostra classe sepolta-Cronache poetiche dai mondi del lavoro (AA.VV., Pietre Vive Editore, 2019, euro 12) ed è diviso in tre sezioni.

Nella prima parte, composta da testimonianze, oltre al discorso sull’alienazione (tipica marxiana o marziana?) troviamo anche poeti che non astraggono e metaforizzano, ma “tradiscono”, solo come percezione data al lettore, la poesia, raccontandoci crudamente il materialismo e l’utilitarismo del quale siamo tutti vittime e finendo per colpire con nugoli di frecce il lettore come San Sebastiano. In questa sezione fuoriesce tutta la forza prorompente di Democrito, padre dell’atomo pur senza conoscerlo. Il suo pensiero speculativo è che l’atomo fosse l’archè di questo mondo, così come l’immane fatica psicofisica per i lavoratori odierni, che nel libro si può talvolta toccare con mano, costituendo principio di sopravvivenza e centro di gravità della propria vita, è simile talvolta alla rotazione di una stella risucchiata poco alla volta in un buco nero. Questo scontro tra il lavoro come unica cosa che conta e lavoratore provoca un’orizzonte degli eventi scintillante dove il poeta, pur lacerato, rilascia bagliori nel buio.

Nella seconda parte si pone l’accento sul senso del lavoro, ciò che era e oggi non è. L’assioma delle dottrine economiche attuali è dato come dogma incontrovertibile, sceso dal cielo come unico modello possibile. L’esprit du temps ha decomposto, polverizzato, smaterializzato coscienza e spirito critico di molti, troppi. La tecnologia e l’economia si compenetrano attraverso vasi comunicanti come fluidi dove l’uomo come forma di vita, ciò che dà senso a questo pianeta (inteso non in una visione antropocentrica integralista), è il prodotto di scarto di tale sistema. La “mission” di molte aziende è solo una mask di carnevale che non maschera lo sfruttamento del capitale umano e i suoi sacrifici. Durante l’assolutismo francese quella frase che è passata alla storia (oggi ne è contestata l’attribuzione) – “L’état, c’est moi!” – indicava l’ideologia del predominio totale, cosa non diversa da ciò che l’alta borghesia fa oggi spargendo briciole alla nuova polvere della storia. E come granelli di sabbia, sparsi per il libro, vi sono minuscole luccicanti schegge di vetro che testimoniano, per esempio, l’inutile disoccupato, privato dell’identità da una società che spesso riconosce solo l’individuo associandolo alla sua funzione/mansione sociale. In un mondo impoverito e imbarbarito si tocca anche il tema dello scontro tra poveri, come accade nel conflitto orizzontale contro i migranti dei campi.

L’ultima parte è dedicata alle morti sul lavoro, piaga ancor oggi presente che spesse volte si può rapportare alla reificazione dell’uomo, quando l’oggetto vale più della sicurezza (e i tempi di lavoro creano plusvalenza relativa ci direbbe Marx).

Scorrere le pagine di questo libro è tempo per arricchirsi e riflettere in un mondo sempre più monodimensionale e scevro di spirito critico.

Igor Ferri

La nostra classe sepolta – da un verso di Luigi Di Ruscio – si prefigura come una raccolta poetica corale, militante e non istituzionale, mossa dalla passione e dalla rabbia, dalla convinzione che ci sia ancora qualcosa da dire e che vada detta. Il libro raccoglie vari contributi dai mondi del lavoro, in cui la cronaca convive con la poesia per dar voce ai protagonisti di una lotta tuttora in corso. Alcuni degli autori qui raccolti sono scrittori già affermati, altri alla loro prima pubblicazione. Valeria Raimondi, curatrice dell’antologia, ha portato avanti una selezione attenta, emotiva e “intuitiva”, dichiaratamente schierata, la cui prima necessità è quella di raccontare un mondo, anzi i diversi mondi in cui questa lotta ha luogo, mettendone sullo stesso piano e senza particolari distinzioni i protagonisti, per rendere al meglio e con più forza la voce di una classe “sepolta” ma non arresa.”

Testi e contributi di: Alberto Figliolia; Alberto Mori; Alessandra Flores d’Arcais; Alessandro Silva; Andrew Marini; Anna Lombardo Geymonat; Benny Nonaski; Christian Tito; Claudia Zironi; Ed Warner; Eliana Como; Fabio Franzin; Fouad Lakehal; Francesca Del Moro; Francesca Pellegrino; Francesco Tomada; Francesco Zanoncelli; Gassid Mohammed; Giuseppe Boy; Luca Bassi Andreasi; Lucianna Argentino; Marcello “Guitarsolo”; Marco Cinque; Marco Di Pasquale; Maria Nardelli; Mario Archetti; Marjo Durmishi; Matteo Rusconi; Paola Musa; Paolo Buffoni Damiani; Patrizia Argentino; Pino Simone; Pippo Marzulli; Savina Dolores Massa

In copertina opera di Ale + Ale

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...