A Jury Chechi

Per i cinquant’anni di un magnifico atleta e di una bella persona…

A Jury Chechi

Il Signore degli Anelli… lassù sospeso
– nell’infinito di un palazzo chiuso
e popolato di volti senza occhi –
a dondolare senza domandare, senza domandarsi…
i muscoli tesi allo spasimo insopportabile,
una smorfia sul viso
– di piacere, di dolore?
Così sottile l’osmotico confine fra i due –
nella fissità dell’osservazione
di un universo circoscritto e onnipresente,
poi la liberazione con un moto veloce,
il librarsi lieve e potente
quale archetipica libellula,
la rivoluzione copernicana del ginnasta,
la spoliazione del concetto di gravità,
l’esproprio di ogni fisica impossibilità.
Dicci, Jury, quante sono state le tue ore
di solitudine nel cerchio degli anni d’atleta,
nelle prove ripetute e dovute dell’agonista
antico, e in quel frangente, in quel fragore
quali pensieri – senza consciamente sapere –
ti martoriavano la mente?
E quali emozioni correvano gli intrichi
dell’anima, prima del volo e del salto
finale, prima del boato dei volti senza occhi,
prima del giudizio universale della giuria?
Prima che tu potessi riprendere
il possesso di te, Jury, Signore degli Anelli…

Jury Chechi è nato a Prato l’11 ottobre 1969. Mister Pollicino è alto 166 (o 162?) cm x 60 kg e ha muscoli e volontà di ferro.
Pluricampione d’Italia, europeo e mondiale, ha vinto l’oro nella
specialità degli anelli alle Olimpiadi di Atlanta 1996, coronamento di un’esemplare carriera costruita con dedizione e spirito di sacrificio, supportati ovviamente da un talento superiore. Ginnasta d’immensa caratura tecnica e morale, ha saputo vincere anche la sfortuna di devastanti
infortuni. Quando Jury si esibiva, il silenzio dominava e impregnava l’atmosfera tutt’intorno, una magica felice cappa, un’aura quasi mistica a circondare il corpo in spasmodica e meravigliosa tensione dell’atleta. La sua croce – una sorta di Cristo delle palestre, senza voler esser blasfemi
– è una visione senza pari. Nel 2004 dopo un altro gravissimo infortunio e dopo il ritiro torna alle gare e conquista ad Atene uno straordinario bronzo olimpico. Testa e cuore, se alleati (e allenati), posson compiere miracoli.

Alberto Figliolia, da “Cieli di gloria-Poesie sportive”, Edizioni Il Foglio

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