Manolo Valdés, Casa Rusca-Locarno

La mia sfida è reinterpretare il patrimonio artistico del passato, da Velázquez a Matisse, dando origine a qualcosa di nuovo e differente. Mi ha sempre affascinato la storia dell’arte, così come qualsiasi traccia lasciata dall’uomo anche solo con un disegno, vedi le incisioni rupestri della preistoria. Linguaggi che cerco di rielaborare fondendo passato e presente. Stesso discorso per i nudi femminili e altre opere provenienti dal cubismo, Manolo Valdés

Preparo il mio colore. Quando voglio che una macchia si estenda, ci metto più olio. Quando voglio che il pigmento sia più puro, lo preparo in un altro modo. Lavoro il legno e cerco il legno che mi vada bene […] Mi interessano molto i materiali. Io non sono un intagliatore. Sono un modellatore, Manolo Valdés

L’abilità di studiare un dettaglio per svilupparlo in maniera infinita, la storia come un arcobaleno di possibilità. Ciò che colpisce, oltre a ciò, è la maestosità, congiunta con l’eleganza, delle opere di Manolo Valdés, valenciano cosmopolita (vive fra Madrid e New York), artista poliedrico quant’altri mai.

Pittore (anche grafico), scultore e reinterprete della grande tradizione iberica – dall’illustrissimo passato incarnato dal Siglo de Oro, da Velázquez, Rubens, Ribera, El Greco, Zurbarán, Goya, alla contemporaneità di Picasso – ma capace di accogliere anche gli stimoli provenienti da Rembrandt, Manet, Matisse, Pollock, Antonio Saura, Antoni Tàpies, Robert Rauschenberg, fino agli esiti di Roy Lichtenstein, per rielaborarli in una cifra stilistica assolutamente originale e con un uso così vario e sapiente dei supporti materiali da suscitare vastissime suggestioni, emozioni e stimoli intellettuali.

Magistrale è, per esempio, l’utilizzo che Valdés fa della juta, un supporto che gli consente, con il colore e la tecnica mista, di ottenere effetti altamente sorprendenti: pieghe e rughe, sfumature materiche e cangianti, spessori che travolgono, dolcemente prepotenti, incantevoli, i labili limiti delle tele. E di certo giovano, dal punto di vista dell’approccio dell’osservatore, le grandi dimensioni delle sue opere: Retrato con rostro amarillo y azul, 230 x 161 cm; La Danza, 240 x 343 cm; Dama con sombrero ocre, 229 x 188 cm; Dorothy sobre fondo gris, 229 x 188 cm.

Tuttavia la ricca e bellissima mostra allestita da Casa Rusca, in quel di Locarno, sviscera tutto il genio multiforme del maestro spagnolo. È un tripudio, in primis, di figure femminili: la Mujer sentada (1987, 95 x 136 x 90 cm), un corpo offertoci alla vista in languido irresistibile erotismo (una sorta di Hopper/Bonnard in tre dimensioni); la fenomenale e scenografica serie (similboteriana di primo acchito, invero molto più segnata da volute irregolarità) dei tre bronzi Reinas Marianas (2005, 170 x 125 x 95 cm ciascuna), il cui impatto – fisico, simbolico e immaginativo – è potentissimo; la colta citazione donchisciottesca, hidalga e pop, del Caballero (2017, 160 x 149 x 55 cm).

È possibile qui apprezzare le monumentali sculture che hanno reso famoso Valdés nel mondo, che siano en plein air o in collezioni museali quali il Metropolitan Museum of Art di New York, il Centre George Pompidou di Parigi, il Guggenheim di Bilbao, il Kunstmuseum di Berlino.

Ancora ci si perde, estaticamente, fra la statua equestre in alluminio, legno e resina Dama a cavallo, Blue Head, volto di donna in legno verniciato con pittura epossidica blu, Reina Mariana, Daphne, imponente scultura (2008, tecnica mista, 140 x 135 x 105 cm), con un elaborato, intricato e scintillante copricapo – i capelli come disperati elettrici rami – posta nel cortile di Casa Rusca ad accogliere coloro che vi fanno ingresso, magnifico biglietto da visita e incipit dell’esposizione, la quale gode del consueto preziosissimo allestimento, in un intelligente itinerario di scoperta.

E la Libreria? Che dire della Libreria che troneggia con le sue immani dimensioni (1996, 255 x 346 x 23 cm), ricostruzione, intaglio, assemblaggio di legni in forma di scaffali e libri? Fulmina con la sua presenza evocatrice. Antonio Muñoz Molina: Se noi scriviamo libri, li custodiamo o li ammucchiamo, Manolo Valdés li intaglia, li organizza, li accumula su una parete come un finto bibliotecario, un falegname e un boscaiolo della bibliofilia, nell’intagliare impossibili libri di legno non fa altro che celebrare la forma semplice e magica del libro. Non è usurpato per descrivere questa scultura/installazione l’aggettivo… spettacolare! Più che per sottrazione – come funzionava la scrittura di Michelangelo che cercava la figura racchiusa in un blocco di marmo – lui procede per addizione. Continua a sommare elementi fino a conseguire la scultura cercata. Verrebbe voglia di prendere quei volumi accatastati, allineati, confusi in una magica entropia, irregolari al punto, come un ossimoro, di indurci a inesausta curiosità e voglia di apprendere.

È stato ben scritto, in proposito, di Valdés: Curiosità intuitiva sia tecnica sia immaginativa, il personale realismo pittorico, la struttura delle composizioni, l’interesse per l’autonomia del soggetto artistico, il ricorso a stratificazioni multidimensionali, l’accentuazione delle imperfezioni della materia, le realizzazioni in grande scala sono alcuni dei tratti distintivi dell’artista che rendono il suo stile immediatamente riconoscibile. Come, per esempio, l’uso di pezzi di specchio in alcuni lavori: Gli specchi creano un nuovo effetto poiché lo spettatore diventa parte dell’opera nel vedersi riflesso nella stessa, una cosa che già succedeva in un certo modo con le cornici di cristallo che Valdés ha sempre incluso nei suoi lavori, ma che adesso risulta ancor più potenziata.

Enciclopedico studioso della tradizione e formidabile sperimentatore, come ribadisce Javier Molins in un testo, Il museo immaginario, del catalogo dedicato nella circostanza all’artista: Nel frullatore del suo sguardo […] la macchia o le imperfezioni della tela passano a far parte dell’opera stessa. Del resto Valdés stesso ha affermato: Pollock mi insegna che una goccia si può accettare e può essere interessante e importante.

Una visione e una commistione che hanno prodotto capolavori quali: Ribera como pretexto dal Martirio di San Filippo (1639) di José de Ribera, Zurbarán como pretexto da Cristo crocifisso, con un pittore (circa 1650) di Francisco Zurbarán, Eva, Desnudo en rosa e Desnudo azul (Dürer e Goya docent). E noi precipitiamo in quell’astrazione, in quella drammaticità, verso il confine fra Misticismo e Storia. Con gratitudine verso un artista che ai nostri giorni ha aggiunto pensieri, idee, sentimenti.

Alberto Figliolia

Manolo Valdés. Fino al 6 ottobre 2019. Museo Casa Rusca, piazza Sant’Antonio, Locarno (Ch).

Orari: mar-dom 10-12/14-17, lun chiuso.

Info: Dicastero Cultura Città di Locarno, piazzetta de’ Capitani 2, Locarno (tel. +41 (0)917563170, e-mail servizi.culturali@locarno.ch); siti Internet www.museocasarusca.ch, www.locarno.ch.

Catalogo: “Manolo Valdés”, a cura di Rudy Chiappini.

Prenotazioni: +41 (0)917563185.


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