“Sogni e altiforni”, Gordiano Lupi-Cristina De Vita

Soffia lo scirocco, scompiglia i capelli, pervade pensieri, ti senti stanco e inutile, vorresti afferrare l’inafferrabile, sconfiggere l’invincibile, rendere eterno il caduco. Ma è impossibile. Proprio come il sogno di replicare all’infinito una vita non replicabile, già tradita in partenza, lasciata in attesa di episodi del passato, Giovanni

[…] serbiamo il ricordo di due amici cari, che si sono amati e che, sebbene abbiano avuto destini diversi, in città molto lontane l’una dall’altra, con vite e affetti diversi conservano in fondo al cuore, come brace, il ricordo del loro amore, Debora

Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove capitano tra le mani, a caso, ora una droga calmante, ora un veleno pericoloso, Marcel Proust, Albertine scomparsa, volume VI de La Recherche

Piombino e Trani. Parliamo di calcio. Tre campionati in serie B nei primi anni Cinquanta per la società toscana dai colori neroazzurri, due campionati in B nei primi anni Sessanta per il club pugliese dalle divise biancoazzurre. Momenti di gloria, nonostante la massima divisione non sia mai stata veramente sfiorata. Poi tanta serie C e pure l’“onta”, l’abisso, l’inferno delle minori più minori, se così si può dire.

Piombino: già capitale dell’omonimo Principato, città di antica storia, ricca di preziosi monumenti ed edifici, polo metallurgico sin dal tempo degli Etruschi. Il luogo dell’anima di Giovanni, ex professionista del football, dal Piombino all’Inter, passando per Trani.

Trani: una stupenda stupefacente cattedrale romanica protesa come una piccola, ma infinita, penisola di pietra verso il verde-turchese marino; un vino celeberrimo (a Milano le osterie dove si mesceva vino al popolo venivano denominate, non a caso, anche trani). Il luogo dell’anima di Debora, ricamatrice di gran vaglia.

Piombino e Trani. Giovanni e Debora. Una storia d’amore che si dipana nella memoria del cuore, “sopravvivendo” per decenni alla sua fine fisica. Sogni e altiforni è la prosecuzione di Calcio e acciaio, del quale Giovanni era già il protagonista e nel quale però Debora compariva soltanto nel ricordo-monologo del calciatore ormai invecchiato e disilluso, preda della nostalgia, di ciò che sarebbe potuto accadere e che invece non era avvenuto, poiché la vita conduce sovente ad altre scelte, che potrebbero anche infine palesarsi come non scelte.

Invero Sogni e altiforni non è il mero sequel di Calcio e acciaio, bensì un’opera capace di svilupparsi in piena autonomia. Semplicemente questa volta il libro non è firmato dal solo Gordiano Lupi, piombinese doc, artefice del primo lungo capitolo narrativo, ma anche da Cristina De Vita, tarantina (la Città dei due mari è un’altra capitale della produzione dell’acciaio (tristemente, verrebbe da dire), come la sua gemella tosca: una combinazione incredibile) di stanza a Bari.

Non si tratta esattamente, tuttavia, di una scrittura a quattro mani, anche se il progetto è condiviso alla perfezione. Difatti il libro si apre con Piombino-Trani senza ritorno di Gordiano e continua con Sinfonia d’autunno-La voce di Debora di Cristina, dipingendosi un meraviglioso affresco del ricordo a due voci, due io narranti che si fanno uno nell’esplorazione ora dolente ora malinconica ora serena della vicenda.

Davvero la continuità dei due racconti è segnata dall’armonia, sentimentale o stilistica che sia, sebbene le sfumature psicologiche e di genere siano ben chiare – lui, lei, e il noi mancato… – un magnifico pendant l’una storia dell’altra.

Giovanni e Debora sono giovani e innamoratissimi. Lui dalla nativa Piombino si è trasferito, per inseguire i propri sogni di gloria, a Trani, che sarà una breve tappa di passaggio in attesa di approdare a un altro neroazzurro, quello dell’Inter di Milano. In questa rapida, ma intensa, permanenza sulle sponde dell’Adriatico, Giovanni conoscerà e s’innamorerà di Debora, ma non esiterà a lasciarla per trasferirsi nella Città della Madonnina, alla Scala del calcio. Debora dovrà fare i conti con le proprie illusioni tradite, con il disinganno, prima di scoprire un nuovo amore, prima della rinascita e della maternità. Eppure nel fondo del suo cuore ancora e sempre arde la fiammella di quella passione. E un giorno i due, senza volerlo, si ritroveranno nello stadio del Trani, dove l’ex calciatore vi torna come allenatore-accompagnatore di una squadra toscana e sui cui spalti Debora siede per seguire la partita del nipote Luigi. Come finirà? Al lettore il piacere della scoperta.

È da aggiungere che le due parti del libro – meravigliosamente compenetrantisi, come detto – sono anche atti d’amore verso un luogo: Piombino; Trani. La scrittura del Lupi assume spesso, nella struggente deriva della memoria, connotati poetici, con lunghe e felici descrizioni liriche, che accentuano il rimpianto. Giovanni fa i conti con la propria vita, è nell’età in cui si comincia a stilare un bilancio esistenziale: rassegnato? Forse sì forse no. Consapevole, di certo.

Per Debora invece, che sembrava la parte più facilmente feribile, questo stesso bilancio è meno doloroso. Ma, si sa, le donne hanno in loro risorse più profonde, metabolizzazioni più forti e ricche. Anche quelle che riguardano le potenzialità di un amore non sviluppatosi come si sarebbe desiderato, per il quale vi sarebbe stato ogni presupposto.

È un libro che tocca il cuore Sogni e altiforni. Commuove questo viaggio negli ardui labirinti del passato, da reinterpretare sempre. Viviamo con i ricordi, allora. Viviamo con lentezza. Finché il tempo ce ne lascerà il tempo.

Alberto Figliolia

Gordiano Lupi-Cristina De Vita, Sogni e altiforni, Edizioni A.Car (2018, pp. 322, euro 15)

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