“L’educazione di Rey” di Santiago Estevez, Spazio Oberdan-Fondazione Cineteca Italiana

Reynaldo, detto Rey, è nella fase terminale dell’adolescenza, quella più a rischio di scelte sbagliate, che infine va a compiere grazie anche allo sventurato contributo del fratello maggiore Josué. Lo scenario è la periferia argentina, Mendoza per la precisione, lontano dall’abbondanza e dalle scintillanti strade della ricca borghesia. Accade quindi che il giovane, cacciato di casa dalla madre, viene cooptato per un furto in casa di un notaio. Un furto non coronato da successo o, meglio, Rey riesce a fuggire con il bottino trovando fortunoso scampo nel cortile interno di una ignota casa. Scoperto dal proprietario – Carlos Vargas, portavalori in pensione – non viene da lui denunciato alle autorità, salvo dover procedere alla riparazione della piccola serra su cui era precipitato, distruggendola, nella sua rocambolesca e affannosa fuga. E qui inizia un’altra storia.

Difatti Rey viene “adottato” dalla famiglia in cui ha finito per trovarsi suo malgrado. Ma è difficile sfuggire al proprio destino. Oppure per schivarlo si aprono altre male piste. Rey non può tradire la fiducia concessagli, ma ci sono in ballo soldi (alias la refurtiva da restituire), l’onore e la vendetta (in nome del fratello selvaggiamente pestato dai poliziotti corrotti, e coinvolti nel furto)… Come finirà? In maniera imprevista e amara, con Rey in cammino zoppicante su polverose e non battute vie, fuori dai centri abitati, fuori dal consorzio civile e dal circuito della solidarietà. Dove andrà? Che succederà dopo il mancato riscatto, dopo essersi macchiato le mani di sangue? E le sorti del suo benefattore?

È un’Argentina dura quella trascritta e descritta da Santiago Esteves, nella quale i più deboli sono costretti a soccombere. Esteves è artefice di una grande opera prima in cui la tematica sociale viene trattata con gli strumenti del thriller o con i modi del racconto di formazione. “La relazione maestro/alunno che si instaura tra i due protagonisti è dunque denuncia e metafora allo stesso tempo di una condizione più complessa ed universale: la necessità di una trasmissione del sapere“ sano”, che non sia viziato da secondi fini. Il giovane “Rey” (letteralmente: “Re”) è uno dei tanti volti di quelle nuove generazioni che vivono ai margini di una società che li ha completamente dimenticati, costretto a lottare contro la durezza della vita. Le atmosfere secche e asciutte concedono un impianto verista, che meglio può rappresentare la provincia argentina”.

Un piccolo grande manifesto del nuovo cinema argentino nel quale l’impegno civile riesce a coniugarsi perfettamente con l’arte, così piacevolmente sud-americana, del racconto.

Alberto Figliolia

La Educación del Rey-L’educazione di Rey di Santiago Esteves (Argentina, 2018, 96′, v.o. sottot. it.). Con Germán De Silva, Matias Encinas, Walter Jacob, Esteban Lamothe.

Calendario proiezioni Cinema Spazio Oberdan-Fondazione Cineteca Italiana, viale Vittorio Veneto 2/piazza Oberdan, Milano (M1 Porta Venezia): domenica 28 aprile, ore 15 / martedì 30 aprile, ore 21.15 / mercoledì 1 maggio, ore 15 / giovedì 2 maggio, ore 21.15 / sabato 4 maggio, ore 18.30.

Biglietto intero: 7,50 euro, ridotto con cinetessera 6 euro, gratuito per ragazzi dai 16 ai 19 anni.

Note di regia. L’educazione di Rey mette in scena elementi della realtà contemporanea in Argentina all’interno di una cornice narrativa universale. Ho lavorato per creare una storia che rivelasse la durezza dei personaggi e, allo stesso tempo, la loro grande umana tenerezza. Quando il co‐sceneggiatore Juan Manuel Bordón mi ha parlato dei personaggi di Rey e Carlos Vargas, ho sentito che avevamo un materiale molto ricco sia per l’estrema attualità dell’argomento (un’attualità valida non solo per il nostro paese) sia per la natura archetipica universale insita in quel genere di relazione.

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