Greg Rook, “Honyocker”

Come può il bucolico divenire inquietante? Come una tecnica pittorica può coniugare “vaporosità” e iperrealismo? Domande che sorgono con prepotenza durante la vista/visione della mostra Honyocker di Greg Rook fino al 5 maggio visitabile presso la Fabbrica del Vapore. Un viaggio nelle terre estreme della Natura e dell’anima è la pittura di Rook, indefinibile wilderness, potente di certo, forse disperata, forse necessaria via di fuga dalla corrotta società contemporanea. Che vi siano o no presenze umane. L’interno della casa di Interior (2007, olio su lino, 117 x 175 cm) non mostra alcun essere umano, ma ne evoca la presenza… una cucina (presumibilmente a legna), uno sgabello, un letto a castello, un animale scuoiato appeso a un gancio a penzolare da una trave… E che dire di Don Quixote (2007, olio su lino, 175 x 234 cm), in cui è raffigurato un impiccato mentre due che paiono cowboy lo osservano – soddisfatti? – volgendoci la schiena? La scena è da Far West, l’impressione è quella di una stranita atemporalità.

Non è rassicurante la pittura di Greg Rook, semmai spiazzante, deviante, non indulgente. Nella serie And this too, shall pass away (2009, olio su lino, 198 x 152 cm) ancora la morte fa irruzione: violenta s’immagina, ma assorbita dal tessuto ambientale, inserita nella cornice naturale, uomini e animali accomunati, quale ne sia la ragione, dallo stesso (cruento) destino… cadaveri, carcasse che divengon pasto per altri esseri viventi a dimostrare che il ciclo si perpetua da sempre e per sempre, e la tragedia delle storie individuali e di quelle microcollettive si colloca fra sociale ed esistenziale o anche come mero accadimento “fisiologico”. É uno specchio, la più crudele delle verità che domina il rotolare dei giorni. Un contrasto si agita sotto la superficie, apparentemente insanabile. “Fanno parte della serie quattordici tele, in parte ispirate alle quattordici stazioni della crocifissione di Cristo. La serie rappresenta il senso di estremo dolore e sofferenza di Cristo, trasposto da Gerusalemme a un desolato paesaggio invernale americano. Gli alberi sono spogli, come se il mondo fosse morto, la luce è pura anche se tragica. Nei diversi dipinti che compongono la serie c’è un senso di grande brutalità: in uno, in particolare, dozzine di corpi giacciono con la faccia rivolta a terra, alcuni coperti. Qualcosa di terribile è successo e lo spettatore si trova ad osservare senza sapere il perché. Una reminiscenza delle guerre civili, di dispute nazionali e internazionali, di barbarie subite dai popoli, o ancora di suicidi di massa”.

In where the wind blows (2008, olio su lino, 160 x 244 cm) si ritorna a una figurazione senza uomini; due sono gli elementi preponderanti: il fucile, silente minaccia, appoggiato fra lo stipite della porta e la credenza con tutti i bicchieri ordinatamente disposti e la tela rettangolare alla parete che rappresenta L’Ultima Cena. Un ossimoro assolutamente non ricomponibile.

E c’è il lavoro, con la sua fatica biblica e pur liberatoria: condanna o catarsi? Scelta o caduta? Una imprevista apocalisse che riduca e riconduca alla servitù? E quelle nudità che emergono qua e là son liberazione dai tabù o perdita della civiltà?

Se a una prima occhiata possono apparire tranquille scene di vita agresti, i dipinti nascondono sempre qualcosa di inquietante, un rifiuto della società e la ricerca di modi di vita alternativi. Sono dipinti ingannevolmente benigni: la loro rappresentazione del cuore dell’America (ma è soltanto e veramente l’America?, nda) potrebbe sembrare rassicurante, forse anche celebrativa, ma in agguato sullo sfondo permane come leitmotiv una storia di violenze e illusioni, in cui i sogni di un passato idealizzato possono trasformarsi in incubi viventi”.

Honyocker è un viaggio che scatena emozioni, che invita alla riflessione, sorprendente, pauroso, inevitabile.

Alberto Figliolia

Greg Rook, Honyocker. Fino al 5 maggio 2019. Spazio V&A Fabbrica del Vapore, via Procaccini, 4 Milano.

Info: tel. +39 02 36744405; e-mail info@ventoeassociati.it http://www.ventoeassociati.it.

Orari: giorni festivi 15-19, giorni feriali 10-19.

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