Banksy-MUDEC, Milano

Carrelli del supermercato abbandonati nella savana e fatti oggetto del lancio di zagaglie da indigeni impauriti (ma s’indovina una presa di coscienza). Lanciatori di fiori in luogo delle molotov. Un giaguaro in fuga verso l’osservatore dopo avere sfondato le sbarre di un codice a barre concepito come un carrozzone. Un donut con la glassa rosa in cima a un furgone scortato da poliziotti in moto. La riproduzione della bambina, consegnata alla storia, nuda e ustionata in fuga dal napalm del Vietnam, e tenuta per una mano da Mickey Mouse in abito da parata e per l’altra da una figura clownesca. Un ratto violinista sortito da un buco in una lamiera. Un insetto con la maschera antigas. C’è di che divertirsi e pensare alla mostra di Banksy al MUDEC di Milano.

Fra tanti segreti di Pulcinella e sospetti è ancora un mistero l’identità di Banksy da Bristol (sarà autentico il suo luogo natale?), celeberrimo, sovversivo e oltremodo etico, street artist/writer. Il messaggio di ogni stencil dell’artista e delle sue opere sui muri di tutto il mondo è forte e chiaro: la denuncia di una società marchiata dai disvalori e dalle insanabili contraddizioni del capitalismo/consumismo/militarismo e guerrafondaismo. Insomma, una battaglia contro tutti gli “ismi” negativi, contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, contro la violenza sull’infanzia e quella esercitata contro gli strati sociali dei deboli e degli emarginati; una battaglia contro la deriva ipocrita, contro l’ordine costituito che in verità è un disordine costituito, un selvaggio comitato d’affari. Una battaglia combattuta dal muralista (giustamente moralista, e senza retorica) più famoso del pianeta, attraverso le armi dell’arte, dell’ironia, del sarcasmo e della satira (costruttiva) e con l’utilizzo di superfici e materiali sotto gli occhi di tutti: muri, pareti, ruderi, sovente in situazioni di forte degrado urbanistico (e socio-economico). L’iconoclastia di Banksy non è mai tuttavia scevra di poesia, ed è in realtà per contrapposizione, nella sua capacità distruttiva di luoghi comuni e supine accettazioni, il desiderio di un mondo migliore. Graffiti di puro genio estetico e di immensa sensibilità sociale.

Banksy arriva di notte – può essere ovunque – e colpisce con i suoi colori, le sue figurazioni, i suoi segni e scene. Il merito della mostra del MUDEC è di tracciarne gli innumerevoli temi con un itinerario ragionato seppur libero, rispettandone il dettato libertario e accendendo i riflettori sulla genesi di lavori artistici così immediati e nel contempo complessi e sugli esiti che ne derivano.

Curioso che sia una mostra non autorizzata dall’artista. Ma fortunati noi che potremo ammirare un’ottantina delle sue opere fra dipinti, prints numerati et alia.

Arte di protesta, arte di rottura, arte impegnata. E anche godimento pop.

Alberto Figliolia

A visual protest. The art of Banksy, a cura di Gianni Mercurio. MUDEC-Museo delle Culture di Milano, via Tortona 56, Milano. Fino al 14 aprile.

Info: tel. 0288463724, sito Internet http://www.mudec.it; prenotazioni: sito Internet www.ticket24ore.it, tel. 0254917.

Orari: lun 14,30-19,30; mar, mer, ven e dom 9,30-19,30; gio e sab 9,30-22,30.

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