How Evil Is Pop Art?

La trasgressione: sia sul piano sociale sia su quello sessualsentimentale. Disobbedienza e insofferenza. L’arte e la speculazione estetica collaterali/intrinseche agli atti che configurano e disegnano l’uomo come animale politico (ricordate lo “slogan” La fantasia al potere?). Gli strappi ai manifesti cinematografici e i nuovi mondi e significati di Mimmo Rotella. Le provocazioni di Christo, impacchettatore di immagini, monumenti, dive (vedi Brigitte Bardot) e Natura, per spacchettare il troppo noto universo umano dandone un senso diverso. Il caos, non scevro di armonia, del Chevalier errant di Niki de Saint Phalle. Le gemelle Kessler, già nell’immaginario collettivo del Bel Paese televisivo dai sogni in bianco e nero (e ora?), di Fabio Mauri, così come la Françoise Hardy di Martial Raysse, al ritratto della quale è stato appiccicato un paio di occhialini da sole con montatura in plastica bianca.
Sorprendente e divertente, godibile assai e foriera di innumerevoli gurgiti di riflessione – la logica (coi suoi germi di perversione) del consumismo ribaltata in virtuoso consumo dell’arte… – è la mostra
How Evil Is Pop Art?, allestita allo spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano.

I suggestivi assemblaggi di Jean Tinguely (Radio WNYR) e Daniel Spoerri (Échec à la composition) includono da un lato la tecnologia dall’altro gli oggetti della quotidianità, sacralizzando quella e questi (oppure desacralizzando, arte compresa): in definitiva una felice destabilizzazione. E c’è anche Muhammad Ali, il campione dei diritti civili, l’esautorato dal suo titolo di campione del mondo di boxe, nei pesi massimi, per avere rifiutato l’arruolamento nell’esercito USA negli anni della sporca guerra in Vietnam. L’immagine (in caseina su tela, del 1964, pre-eventi che avrebbero costruito il mito del pugile di Louisville) di Konrad Lueg restituisce tutta la valenza pop del boxeur-danzatore.

L’esposizione (quarantadue opere di trentuno eccellenti artisti) è uno splendido spaccato della Pop Art declinata secondo stile e sensibilità tutta europea. “… un nuovo atteggiamento iconoclasta: per la prima volta dopo i dadaisti una nuova generazione di artisti rompeva con le premesse fondamentali dell’arte moderna occidentale. […] una mutata ecologia visiva”. Così scrive il curatore della mostra, nonché autore del bel catalogo, Tobia Bezzola. L’itinerario espositivo è completato dalle opere permanentemente ospitate dalla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, parte del circuito museale del MASI Lugano e luogo di straordinari contenuti, piccolo grande prezioso scrigno – accresciuto con inesauribile passione – di arte contemporanea.

Alberto Figliolia

How Evil Is Pop Art?-New European Realism 1959-1966. Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lungolago-Riva Caccia 1, Lugano (CH). Fino al 6 gennaio 2019.

Info: tel. +41 (0) 588664240 (mar-gio) e +41 (0) 919214632, e-mail info.menouno@lugano.ch, sito Internet www.collezioneolgiati.ch.

Orari: ven-dom 11-18 (ingresso gratuito).

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