Ancora su Genova

Nulla da fare. Il pensiero continua ad andare a Genova e al maledetto crollo di quel ponte, a quei giovani la cui vita e ogni altra potenzialità si sono per sempre perdute, alle famiglie annientate, al dolore dei parenti, al trauma dei sopravvissuti, alle quasi settecento persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case e ogni cosa in esse contenute (autentici nuclei e coaguli affettivi), con il senso di sradicamento che ciò comporta, oltre al conto delle inevitabili difficolta logistiche a venire.
Più ci penso e più sembra incredibile quel che è accaduto.
Non è stata la Natura, matrigna pur che sia, la responsabile di questo evento. No, la Natura non c’entra affatto questa volta (per quanto sia sempre preponderante la violenza che l’homo sapiens commette ai danni di essa).
E c’è anche un altro sentimento: l’umiliazione. L’umiliazione di fronte al mondo per quel che nel proprio Paese può accadere.
Le cosiddette entità politiche e gli speculatori dal pelo (anzi, il vello) sullo stomaco stanno distruggendo ogni residua fiducia dei cittadini. Cittadini? Sarebbe ormai più corretto parlare di meri sudditi e di ottusi consumatori. Questo vogliono, così ci vogliono…

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