Il Paese dei ponti che crollano

Spaventoso.
Apocalittico.
Decine di morti: famiglie, bambini, lavoratori, gente del popolo. E feriti e dispersi. Centinaia di evacuati dalle loro case. E Genova terribilmente colpita per l’ennesima volta.
Come può crollare un ponte dell’autostrada? E in tal modo poi? Non vi sono state avvisaglie di sorta? Non si erano levate voci d’allarme?
(Si è citata anche la caduta di un fulmine. Perplessità…)
Dobbiamo accettare fatalisticamente il fatto?
O, invece, dobbiamo pensare a incuria, approssimazione, superficialità, menefreghismo?
Quel ponte – tanto rovinosamente collassato (e non è il primo in questi ultimi anni italiani…), lasciando fra cielo e terra un angosciante nulla, con i suoi monconi di asfalto e calcestruzzo un pauroso vuoto fisico e simbolico – pare l’emblema del Paese che si frantuma (anche in senso civico). Inesorabilmente. E non è il fato…
Che tristezza…

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