Mister Teta

Mister Teta

Mister Teta osservava tutto e tutti

dalla sua nuda postazione

anche i treni in corsa nella notte

Mister Teta abitava una casa che poteva sdoppiarsi

provvista di un orto di cavoli profumati e rose storte

e crisantemi sfioriti nella tazza del gabinetto

e uno schermo televisivo ai confini del frigorifero

quando lui orinava o guardava una partita di basket

spesso si confondeva bagnando le piante della vicina di orto

o urlando per improbabili balzi alle stelle

o sgranocchiando crostacei ingialliti

la vicina di orto era una giovane vecchia dall’occhio leso

e i capelli argentati che pur sforbiciava le odorose arrugginite siepi

impugnando l’imbuto a becco di peste

e spargendo ogni sorta di microbica virtù

d’altronde non c’erano tendine a riparare a sufficienza Mister Teta

dal mondo esterno e dalle violente luci pulsanti

c’era poi nella sua duplice mutabile dimora

una porta ad ante mobili, quasi ancheggianti

come i fianchi di Norma Jeane Mortenson Baker Monroe

o come quelle di un saloon western

lodevole porta per la quale passavano

sorelle, madri, mogli e amanti

i colori, com’è noto, erano quelli del crepuscolo eterno

l’inquietudine aveva la nomea dei giorni di gennaio

e il pericolo della neve radioattiva era sempre incombente

al pari di un fumetto di science fiction anni Cinquanta

ma Mister Teta non conosceva requie per quanto pregasse

e credesse nei miracoli, devoto a ogni culto planetario

il groviglio era davvero inestricabile

e non c’erano nemmeno fidanzate

che potessero lenire la pena e il tormento

fu così che decise di farsi cogliere da un infarto

dopo un ultimo bacio dalla sua nuda postazione

da cui osservava tutto e tutti

all’ologramma di una femmina o di una mater matuta

mentre i treni in corsa nella notte si schiantavano

nel crepuscolo eterno che il regno dei sogni dominava

Addio, Mister Teta… Buona fortuna nell’aldilà!

 

Alberto Figliolia (da Visioni o dell’anarchico girovagare, Rayuela Edizioni, 2017)

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