La poesia del supermercato

La poesia del supermercato

Incroci
non realizzati
al supermercato
fra persone e carrelli
fruscianti:
scie ideali
a sovvrapporsi,
tracce di pensieri,
orme di odori
(e dolori
e sogni):
là dov’era
l’uno
ora è
l’altro,
reciprocamente ignari,
forse solo uno sguardo
distratto,
impartecipe
se non ai propri piccoli bisogni.

Un telaio
di quasi mistica indifferenza,
minime rotte astrali
senza rimedio,
entropia
senza disegno.

La ricongiunzione
infine avviene:
alla cassa
(rarefatte merci,
scontrini trillanti
in cui danzano
indecifrabili codici,
plastici stridori
di denti,
bisbiglii,
capricci di bimbi,
ultimi ripensamenti)

alla cassa:
fluida linea
d’attesa,
noia

imperscrutabile

imperscrutabile
noia.

 

Alberto Figliolia

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