Stanotte ti ho sognato, padre

Stanotte ti ho sognato, padre.

Stavo trafficando con non so che cosa in un garage

quando, con la mamma accanto, sei comparso:

eri luminoso (anche tua moglie sorrideva)

e mi hai subito rivolto la parola,

come non avevi mai fatto negli altri sogni

dalla tua morte. Mi hai porto

un taccuino di formato orizzontale

e mi hai detto di trascrivervi le mie pene.

E il tuo volto è divenuto grigio

e si è spento ed è ammutolito,

come cenere dopo un’eruzione di vulcano,

palesando che eri una proiezione spirituale.

E il quaderno mi ha subito scaldato le mani

mutando in fragrante pane, da spezzare,

da condividere, da mangiare.

E io ho cominciato a singhiozzare…

Così mi son svegliato:

un groppo in gola, il buio

fuori e intorno.

Ma il tuo messaggio era arrivato

al cuore impaurito

e sereno lo colmava.

 

Alberto Figliolia

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