Frida Kahlo. Oltre il mito

Mi auguro che l’uscita sia allegra e spero di non tornare mai più (F.K.)

Infinito. Questo è l’aggettivo che si addice a Frida Kahlo. Infinita sofferenza: per le traversie fisiche conseguenza del devastante incidente fra un bus e un tram in cui fu coinvolta come passeggera e che mutarono per sempre, drasticamente, le condizioni della sua vita; per la consapevolezza delle cose del mondo. Infinito amore: per Diego Rivera, per l’arte e per il proprio popolo. Infinita Frida dal corpo spezzato, dalle tele grondanti colore e, per l’appunto, dolore. Ma con quest’ultimo anche la gioia panica, un senso panteistico dell’esistenza, l’impegno mai spento come intellettuale nel Messico della sua generazione così ricca di talenti e intelligenze (i muralisti, Tina Modotti, Nahui Olin et alii).

La mostra dedicata a Frida Kahlo dal MUDEC di Milano è di una formidabile varietà e vastità, il percorso espositivo offrendo un immane materiale documentario (lettere e fotografie) e un numero importante di dipinti.

Innumerevoli sono le raffigurazioni che Frida offre di sé: nutrita dalla Madre Terra o a propria volta nutritrice con il proprio corpo e la sua linfa, trafitta da spine, accompagnata o abbracciata da animali-simbolo, totemici; pensosa, agghindata, superiore generatrice di passioni e ricordi, sospesa fra più mondi materiali o fra la sfera mitica e onirica e quella della realtà più concreta, foss’anche il dolore, suo antico/atavico compagno.

Impressionante l’autoritratto con il busto ortopedico (bianco), il torso squarciato e la colonna vertebrale sostituita da una sorta di venefico albero meccanico. Quell’incidente occorsole quand’era giovane donna le mutò il corso della vita: il bacino rotto, ferite ovunque, vertebre compromesse, lunghe operazioni e ricoveri e degenze ospedaliere e un interminabile strascico di malessere fisico (negli ultimi suoi anni le avrebbero amputato pure una gamba). Sarebbe tuttavia estremamente riduttivo confondere, assimilare o sovrapporre del tutto la biografia corporale di Frida con quella creativa. Ciò è parzialmente possibile, ma senza i connotati di una simbiotica definitività. Frida con ogni probabilità sarebbe stata grande comunque.
Le sue tele ti colpiscono con forza primordiale e selvaggia, empaticamente trasmettendoti tutto il divenire del suo essere, il suo travaglio, che fosse fisico, psichico, sentimentale o culturale (o l’inestricabile “groviglio” che ne derivava), il segno, in fondo, di una comune e universale condizione. Ancora il corpo nudo dell’artista in un letto di ferro battuto e dal ventre si dipartono fili rossi a cui giacciono sospesi oggetti simbolo della sua Passione, fra cui un feto e un bacino (gli aborti che subì furono un pesantissimo dramma). [E arduo è sopportare la vista di lei/di sé a letto alimentata con violenza] Ciò nonostante quanto amore per la vita abitava quel corpo disfatto e imperfetto, rovinato, rovinoso!

Come detto, il materiale documentario, a supporto delle opere artistiche di Frida, è imponente, in primis lettere e fotografie. Quanto serve per ricostruire la genesi della creatività di un’artista divenuta suo malgrado icona, sedimentata per sempre nell’immaginario collettivo, visionaria, impegnata. Si esce “scossi” dall’esposizione… e come potrebbe essere diversamente quando alla vista di mente e cuore ti si pongono

dipinti come La colonna spezzata, Autoritratto con scimmietta, La mia nutrice e io, Il suicidio di Dorothy Hale, Henry Ford Hospital, Diego nella mia mente, L’amoroso abbraccio dell’Universo, la Terra (Messico, Diego, io e il Signor Xólotl)

Magnifica e sublime Frida!

Alberto Figliolia

Frida Kahlo. Oltre il mito. Mostra promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE. Fino al 3 giugno 2018. MUDEC, via Tortona 56, Milano.

Orari: lun 14,30-19,30; mar. mer e ven 9,30-19,30; gio e sab 9,30-22,30; dom 9,30-20,30.

Info e prenotazioni: tel. +39 0254917; siti Internet www.ticket24ore.it e mudec.it; FB /mudec.museodelleculture; TW @mudecmi.

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