I 103 figli di Murat III (e 7 in attesa)
Noi siamo i 103 figli di Murat III:
volti perduti nell’occaso,
voci nelle onde del Bosforo,
sangue sulle spade dei discendenti di Dracul;
progenie di schiave e di mogli, figli
immaginari d’eunuchi,
soffiamo i nostri nomi sui minareti
e sul mausoleo di chi ci consegnò senza saperlo
alla vita e all’oblio, fratelli
della notte nera e odorosa.
Noi siamo i 103 figli di Murat III:
cenere dispersa su lande battute dal vento,
fango d’atavici laghi, erba di steppe sterminate,
spuma di flutti sulle navi di legno di eroi eponimi,
melograno illuminato dall’alba,
lordura nei vicoli e guaiti di cani randagi,
veleno nella coppa, pugnale nell’ombra.
Noi siamo grani di sabbia del deserto rovente,
eredi con eredi nell’abisso del tempo,
pozzi disseccati, isole di sale nel mezzo del mare,
castello indifeso e oasi di desiderio,
montagne di lupo, orme sul sentiero, templi in rovina
e cieli roventi, foglie luminose, nubi mutanti e pensose,
mezzelune ardenti, grida di battaglia, sospiri di passione,
tragedia della storia, passeggeri senza memoria,
Costantinopoli e Istanbul, pirati e sovrani,
palla di cannone e polvere di rose,
eroi e vigliacchi, poeti e assassini, ubriachi e mistici.
Noi, i 103 figli di Murat III, il Sultano benevolo, barbuto
e filosofo, il primo amante dell’Impero per la gloria divina:
da lui amati, riconosciuti o mai veduti,
i voluti e non voluti, il caso beffardo dei suoi lombi,
scacciati o allevati anche noi alla morte di un giorno.
Noi siamo i 103 figli di Murat III:
volti perduti nell’occaso,
voci nelle onde del Bosforo…
e di noi non resta che questo.
Alberto Figliolia (da Poesie scelte, 2010, Albalibri)