Il cuore pulsante del padre

Il cuore pulsante del padre

Camminavo lungo una strada settembrina

nel paese dell’infanzia, dei sogni e dei traumi dimenticati:

pioveva il tramonto sui tetti, la polvere e il selciato,

sulle case dirute e splendenti; cadeva sulle mie spalle mature

la pioggia dorata e rossa dei raggi solari alla fine

(in verità, l’eterno crepuscolo).

Con me la madre, una moglie e i figli mai nati.

Poi da una cabina abbandonata nel silenzio

delle strade e dei giorni

un trillo del telefono: risposi. Era una voce assente,

era la morte del padre.

Mi precipitai, solo, in un viaggio a ritroso,

nell’ospedale a forma di alcova

dove un chirurgo mi chiamò in disparte:

Mi dispiace, non c’è stato nulla da fare. Prego, tenga il cuore pulsante del padre”.

E mi diede il cerusico, che io riconobbi

come un antico romanziere alessandrino

o un maestro di giochi avariati

o un trovatore senza madonna

o un esegeta di Sacre Scritture

o un musico medioevale reincarnato,

lui mi diede, lui mi consegnò…

il cuore pulsante del padre.

Pulsava, il suo cuore pulsava di memorie,

sangue grigio, bianco e rosato,

pompava ancora con furia e foga

ricordi e dolori,

gioie e rancori,

rabbie e desideri,

palpitava tremava fremeva vibrava sussultava martellava

e io gridai:

Come fa a essere morto se il suo cuore batte così imperioso? Non può essere morto. Lui è vivo, è una vergognosa menzogna la sua morte. Lui è vivo”.

Il cuore del padre pulsava

e comparve la sua figura, davanti a me, corpo senza cuore.

Eccolo, non lo vedete – urlai – eccolo, è qui, con noi. Non è morto”.

E il norcino/dottore, con il suo camice dell’assurdo

e la barba martoriata dal tempo, guardandosi in giro:

Non c’è nessuno qui attorno, nessuno”, in un’eco di spaventoso silenzio.

Ma il padre mi parlava mi parlava mi parlava e mi perdonava

e io gridavo piangevo urlavo strepitavo

mi disperavo interloquivo con lo spettro invocavo

maledicevo

strappandomi vesti e capelli

bestemmiando il noto e l’ignoto

odiando me stesso e la mia impotenza.

Lo spettro del padre il suo fantasma il suo corpo senza cuore

mi sussurravano dolcemente

mentre il suo cuore pulsava

senza quiete né requie senza posa né riposo senza paura né tema:

allora lo strinsi a me, mi avvinsi al sorriso della spoglia svanita,

all’idea della sua identità volata e violata

e m’incamminai sul viale del ritorno,

fra due ali di niente,

nell’ovatta della mente,

al paese dell’infanzia e dei sogni

lungo una strada settembrina,

il crepuscolo eterno nell’anima inquieta e dolente.

Con me soltanto il cuore pulsante del padre.

Alberto Figliolia (da Poesie scelte, 2010, Albalibri)

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