Picasso. Uno sguardo differente

Uno sguardo differente. È sempre uno sguardo differente quello che dà sul mondo un’opera di Pablo Picasso, faber massimo dell’arte contemporanea. Una lezione estetica e intellettuale, la sua, che attrae con splendida implacabilità e costringe a riflettere sugli elementi costitutivi, intrinseci, del mondo, da scomporre e ricombinare in modalità e interpretazioni le più disparate. Elegante e provocatoria, raffinata e sociale è l’arte del dáimōn di Malaga. Proprio come appare nella bellissima mostra Picasso-Uno sguardo differente al LAC di Lugano, visitabile sino al 17 giugno 2018.

Sono 120 le opere esposte di Picasso – 105 disegni e 15 sculture – focalizzando l’attenzione sulla sua ricerca e sulla sua evoluzione artistica nell’avventura del Novecento, secolo di avanguardie oltremodo dirompenti e feconde e, altresì, di immani tragedie storiche.

Così ci si perde fra il Bicchiere, bottiglia di vino, pacchetto di tabacco, giornale (marzo 1914, Papier collé con lumeggiature a carboncino, matita, matita blu e acquarello, 49 x 64 cm) e la Fruttiera e mandolino sul buffet (Paris, 14.02.1920, Guazzo e matita su carta, 15,8 x 11,1 cm), fra il Minotauro ferito, cavallo e figure (Juan-les-Pins, 19.05.1936, Guazzo, china e matita su carta, 50,2 x 65,2 cm), Françoise con benda (Paris, 05.07.1946, Matita su carta) e la sublime tormentata Testa femminile-Fernande (Paris, 1909, bronzo, 40,5 x 23 x 26,5 cm).

Quel che già balza evidente è la possibilità di esplorare i moti e le rivoluzioni del pensiero picassiano, e ogni piccola opera racchiude in germe, in nuce, quelle di più ampio respiro, eppure ciascuna di esse ha una valenza autonoma, la giustificazione di sé come produzione compiuta. La sperimentazione di Picasso è sempre sorprendente e senza fine.

Meraviglioso l’assemblaggio del Mandolino e clarinetto dell’autunno (1913 (Paris, Pittura e tratti a matita su elementi in legno di pino, 58 x 36 x 23 cm): armonico e dissonante, come la musica classica contemporanea, disturbante come la guerra a venire, specchio di energie in dissolvimento/dissoluzione e, nel contempo, racchiudente in sé ogni potenziale del Bello. Commovente è poi La capra (Vallauris, 1950, Bronzo, 120 x 71 x 144 cm), un concentrato di materica innocenza e archetipo, parrebbe, della condizione umana, così fragile così singolare così importante (inevitabile, quasi, pensare – trattandosi qui di un Picasso più figurativo – all’omonima poesia, seppur del 1911, di Umberto Saba: Quell’uguale belato era fraterno/ al mio dolore. Ed io risposi, prima/ per celia, poi perché il dolore è eterno,/
ha una voce e non varia./ Questa voce sentiva/ gemere in una capra solitaria.
). Imponente, se non impressionante, monumentale è la Donna con le braccia tese (Cannes, 1961, Lamiera tagliata, piegata e rete metallica dipinte, 183 x 177,5 x 72,5 cm). Picasso, come si sa, era un gran raccoglitore, riciclatore e assemblatore. Dal manubrio e dal sellino di una bicicletta poteva nascere una testa di toro, dal muso di un’automobilina quello di una scimmia, da uno scolapasta un cranio. Emblema della mostra, ciò che la rappresenta a livello promozionale, è la Testa femminile realizzata a Mougins verso la fine del 1962 sempre utilizzando la lamiera, tagliata e piegata, e il filo di ferro, poi dipinti (32 x 24 x 16 cm). Tutti i pezzi provengono dalla sterminata collezione del Musée national Picasso di Parigi e sono stati scelti con estrema cura da Carmen Giménez, una delle massime esperte dell’artista.

Nel cimentarsi con la carta Picasso si confronta liberamente con tecniche quali il disegno, l’acquerello, il collage, il pastello, il gessetto, come pure il carboncino e l’inchiostro. Attraverso le serie da lui create in queste tecniche, si manifesta uno straordinario campionario di sottili variazioni, dal quale affiora chiaramente il fervore creativo che contraddistingue l’artista”. Dal “cubismo analitico” alla sua fase “sintetica” e al “pluristilismo simultaneo” – impagabili le “nature morte” – sino alla declinazione erotica degli anni più tardi. Indimenticabili i giocatori di calcio, svolazzanti macchie, paniche figure nel cielo dell’immaginario.

Sulle sculture esposte… “La tendenza di Picasso a inventare una soluzione geniale, per poi abbandonarla subito dopo, ha comportato una minore adesione da parte della critica a certi aspetti della sua ricerca. Uno di questi è certamente legato alla scultura, mezzo espressivo con cui l’artista ha peraltro realizzato il rivoluzionario superamento della tradizionale separazione tra bidimensionalità e tridimensionalità. Ne è un esempio la costruzione di oggetti in rilievo, a partire dalla tecnica del collage, come pure l’utilizzo di asticelle di ferro saldato, figurazione materiale del “disegno nello spazio” che diede inizio a una ricca corrente della scultura contemporanea (Giacometti, Calder, Julio González, David Smith ecc.) […] la mostra permette di assistere all’intero percorso produttivo di Picasso nella scultura, volta alla distruzione della tradizione statuaria classica, passando attraverso la genesi del cubismo, il collage-pliage, la creazione dell’oggetto volatile, il tuttotondo, le strutture filamentose, fino al gusto Pop”.

Pregevolissimo il catalogo, sempre a cura di Carmen Giménez e stampato dalle Edizioni Casagrande di Bellinzona: formato 26 x 28 cm, 216 pagine, edizione cartonata. Vale tutti, centesimo per centesimo, i suoi 62 euro di costo.

E chiudiamo proprio con un’ulteriore illuminante riflessione della Giménez: “La mostra intende penetrare nello spazio intimo di Picasso. La sua presunta spontaneità o facilità creativa, che erano evidenti, nascondono in realtà una mente complessa, per la quale calza alla perfezione l’espressione colloquiale riguardo all’atteggiamento di chi suole girare le cose “da ogni lato”. È vero che Picasso fu un grande lavoratore, come testimonia la sua stupefacente produzione, ma al momento di analizzarne l’opera vediamo che è tutta disseminata di appunti, abbozzi, tentativi, bozzetti su cui l’artista si attarda in forma seriale, ossessivamente. Vi troviamo un cumulo di gesti e idee, più o meno fertili, che paiono a volte materiale puntualmente rifiutato, ma che poi inopinatamente risorgono… “. Guernica ha dato origine ai “Guernica‘s postscripts”, Les demoiselles d’Avignon a loro volta erano state un volano creativo, e tutto si può scorgere, intravedere, compreso il dialogo con altri maestri, nell’itinerario serrato e pur spazioso in cui si dipanano le opere di questa mostra.

E quanto stupore, come visitatori/fruitori, nel farsi sfiorare e cogliere dalla luce del genio!

Alberto Figliolia

Picasso-Uno sguardo differente. Museo d’arte della Svizzera italiana, sede LAC Lugano Arte e Cultura, piazza Bernardino Luini 6, Lugano (CH). Fino al 17 giugno 2018.

Info: tel. +41(0)91 815 7970; e-mail info@masilugano.ch; siti Internet www.masilugano.ch e http://www.luganolac.ch.

Orari: mar-dom 10-18, gio aperto fino alle 20, lun chiuso.

Ingresso: intero, chf 20; ridotto, chf 14; gratuito ogni primo giovedì del mese dalle 17 alle 20.

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