I calcinacci

I calcinacci

I calcinacci

Fumo dagli squarci nel pavimento

Un Shiva rasta osserva muto: forse già ci giudica

Una ventola arrugginita si muove cigolando

e le risorse umane sono esaurite

Al posto della testa una pistola

che punta contro il proprio sé

A un tavolo il poker dell’odio consuma tutte le sue mani

La sua schiena contro la mia nel lager in cui vivemmo

Un aereo nella solitudine azzurra

e denti di vampiro nel cuore

Dalle finestre rotte piove un silenzio malato

Uomini in maschera finiscono con un colpo alla nuca giganti pensosi

e il sangue cola sui muri disegnando il profilo dei nuovi martiri

Ma Gaetano Bresci risorge in un quadro di Vermeer e si sposa con la ragazza dall’orecchino di perla: sono felici sotto i neon a luce intermittente mentre il cosmo dalle vetrate frantumate penetra nell’anima

Alberto Figliolia (da Visioni o dell’anarchico girovagare, Rayuela Edizioni, 2017)

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