Ode all’uovo

Ode all’uovo

Tu sei nato

prima e dopo.

Albino e rosso,

cosmico e paglioso,

umile e superbo,

plebeo e nobile,

hai sfamato poveri,

che ti bevevano

sporcandosi

i laceri baveri,

e ricchi à la coque

coi cucchiaini d’argento.

Tu ti doni in mille modi…

cereghino-occhio di bue,

strapazzato,

sodo,

al sugo,

sbattuto,

in frittata,

omelette,

in zuppa,

da legante…

Persino Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen,

il Cancelliere di Ferro,

cedette,

lordandosi i baffoni spioventi

che poi si nettava

con raffinati tovaglioli,

al tuo primitivo ardore

e con te coronò

la carne e il sangue

dei caduti a venire.

Tu sei

fragile e potente,

concreto e simbolico

quando la notte nutri

ai neon dei banconi,

alle luci dei bistrot.

branchi

di disperati sonnambuli.

Dal fango al divino

sei morte e rinascita,

eros e logos;

tu sei

da rompere,

da succhiare,

disequilibrio

e infinita rotazione

di trottola eccentrica,

embrione e, insieme,

schema di perfezione.

E ora, ellittico

come tu sei,

ti mangerò

con il tuo perdono

e per la tua gloria.

 

Alberto Figliolia

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