San Girolamo scrivente

San Girolamo scrivente (1608, Caravaggio-Concattedrale di San Giovanni, La Valletta, Malta)

Vanitas vanitatum

Tempus fugit

Mors imminet atra

Tu scrivevi nel buio

traforato di luce mistica,

Girolamo, la pelle arsa

dal fuoco dell’ascetismo,

le idee perfette e pur fugaci

come sabbia fra le dita

nell’increspato e arrogante

cuoio del tramonto d’oriente,

ogni ruga del viso scavata

da una pena autoinflitta.

In quali baratri di meditazione

s’immergeva la tua psiche,

o impervio e crudo santo?

In quali parole del Salvatore

cercavi l’impossibile redenzione?

Spine di rovi nella mente,

più laceranti che quelle

nella zampa del leone

reso mansueto dal dolore

e dalla tua anodina forza,

e nel cuore fughe di calvari,

eclissi di verbi, ellissi di pensieri,

apocalissi a venire e speranze

calpestate: troppo distante

da quelli in preda alle passioni.

Ti sconvolse mai, come fu per Agostino,

corpo di donna? O l’estasi

era soltanto nell’intelletto

divorato dalla fede?

Quanto poté il digiuno

– erbe e radici per scacciare

la primogenitura del peccato… –

e quanto l’orgoglio

della diversità?

Eppure il fondo del tuo sguardo

perso altrove è abitato

da una rara inestinguibile fiamma:

una strana pietà per l’umano genere

spavaldo senza capire

ignoto a sé

ignaro.

Vanitas vanitatum

Tempus fugit

Mors imminet atra

Alberto Figliolia

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