Guido Gozzano-Tutte le poesie

Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone

i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)

il caminetto un po’ tetro, le scatole senza confetti,

i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,

un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,

gli oggetti col mònito salve, ricordo, le noci di cocco,

Venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po’ scialbi,

le stampe, i cofani, gli albi dipinti d’anemoni arcaici,

le tele di Massimo d’Azeglio, le miniature,

i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,

il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone

e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,

il cùcu dell’ore che canta, le sedie parate a damasco

chermisi… rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!

Chi non si è cimentato al liceo o alle scuole medie superiori con questi versi: domestici, nostalgici, evocativi, crepuscolari… Sì, è L’amica di Nonna Speranza di Guido Gozzano, quartogenito di Fausto e di Diodata Mautino. Una vita breve, neanche trentatré anni (19 dicembre 1883-9 agosto 1916). Una vita breve ma d’intensa creatività, capace di lasciare il segno con la sua particolare ispirazione e cifra stilistica, con l’indubbia originalità. La salute minata dalla tisi, causa della sua precoce scomparsa, non gli impedì di perseguire una vasta e importantissima opera: raccolte di poesie e racconti, Verso la cuna-Lettere dall’India (in cui si recò dal febbraio al maggio 1912), oltre a fiabe, vari epistolari e le deliziose Epistole entomologiche (Guido nutriva un’autentica passione per le farfalle).

Ancora oggi la dimensione intimistica del Gozzano, con quel sottofondo di disagio esistenziale e di senso di precarietà, non manca di coinvolgere nel profondo ogni lettore si dedichi ai suoi versi. Come se il rassicurante quotidiano fatto di minute e “banali” cose rassicurasse, dandoci una piccola patente di eternità nell’imprevedibile rosario dei giorni i cui grani possono, per l’appunto, disperdersi quando meno te l’aspetti.

Invero Guido Gozzano è un poeta complesso, imbevuto dell’humus del suo tempo, fra post decadentismo, influenze pascoliane e gli orizzonti di un nuovo mondo da lui intravisto, fra positivismo, fiducia nell’uomo e i prodromi e gli esiti della grande tragedia bellica che avrebbe sconvolto gli animi con il suo inutile bagno di sangue mutando per sempre l’Europa. Chissà quale sarebbe stata l’evoluzione di quel grande poeta in pectore che era, che infine è stato nonostante il troppo rapido soffio del suo esistere…

Chi vuole avvicinarsi alla poesia del Gozzano ha ora uno strumento unico, vale a dire Guido Gozzano-Tutte le poesie, volume edito negli Oscar Classici Mondadori (2016, pp. 896, 22 euro) a cura di Andrea Rocca, già professore di storia, magnifico esperto di letteratura e poesia – nonché il maggiore interprete critico dell’autore torinese –, uomo di enciclopedica e variegata cultura, capace di creare sorprendenti link fra le più disparate materie e abilissimo divulgatore (tuttora insegna come volontario all’interno della casa di reclusione di Opera-Milano, nell’ambito di un Laboratorio di lettura e scrittura creativa).

Si può ben dire che questo imponente volume, a un prezzo tuttavia oltremodo accessibile, è un’opera critica dal valore sostanzialmente definitivo (per quanto la ricerca intellettuale non si fermi mai), tale e tanta è stata la mole di lavoro svolta dal Professor Rocca, tali e tanti gli studi effettuati e i documenti da lui esaminati, nulla trascurando e nulla escludendo. Mirabile opus! Anni e anni di dedizione totale per raccontarci i segreti di un’anima poetica, la genesi (anche nel tormento) di quelle perle.

Signorina Felicita, a quest’ora

scende la sera nel giardino antico

della tua casa. Nel mio cuore amico

scende il ricordo. E ti rivedo ancora,

e Ivrea rivedo e la cerulea Dora

e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita, è il tuo giorno!

A quest’ora che fai? Tosti il caffè:

e il buon aroma si diffonde intorno?

O cuci i lini e canti e pensi a me,

all’avvocato che non fa ritorno?

E l’avvocato è qui: che pensa a te.

È bello perdersi fra L’amica di nonna Speranza e La signorina Felicita ovvero la Felicità… ma anche nelle quartine e nelle terzine del curiosissimo sonetto In morte di Giulio Verne: […] O che l’Eroe che non sa riposi/ discenda nella Terra, o che si libri/ per la virtù di cifre e d’equilibri/ oltre gli spazi inesplorati ed osi// tentar le stelle, o il Nautilus rivibri/ e s’inabissi in mari spaventosi:/ Maestro, quanti sogni avventurosi/ sognammo sulle trame dei tuoi libri!// La Terra il Mare il Cielo l’Universo/ per te, con te, poeta dei prodigi,/ varcammo in sogno oltre la Scienza.// Pace al tuo grande spirito disperso,/ tu che illudesti molti giorni grigi/ della nostra pensosa adolescenza.

Il libro si avvale anche di una splendida introduzione/saggio di Marziano Guglielminetti (ben trentaquattro pagine) e di una ricca cronologia biografica e, dopo il magnifico ventaglio delle poesie, la sezione della Nota critica ai testi (centottantacinque pagine!) e la Bibliografia (storica e con integrazioni e aggiornamenti), davvero esaustive. Citiamo dalla introduzione del Guglielminetti: “Un poeta che abbia saputo soddisfare contemporaneamente e per ragioni opposte un Serra ed un Gramsci si presenta subito con tutte le carte in regola per essere considerato tra i pochi rappresentanti del Novecento italiano.”

Guido Gozzano-Tutte le poesie si può studiare (reputiamo non possa non esser presente sugli scaffali di una biblioteca pubblica o nella libreria di qualsivoglia docente), compulsare o leggere, anche aprendo a caso, facendosi cullare dal ritmo dei versi contenutivi, come una barca che viaggia sul filo della corrente di un dolce fiume.

Notte e silenzio intorno. Tutto tace.

Come in un sogno d’armonia perplessa

al Poeta ventenne è già concessa

l’ultima Pace.

Alberto Figliolia

Guido Gozzano-Tutte le poesie a cura di Andrea Rocca, Oscar Classici Mondadori (2016, pp. 896, 22 euro)

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