Vigilia di Natale

Si sta avvicinando il Natale.
Anni fa in terra africana (credo nell’attuale Sud Sudan) una banda di predoni devastò un villaggio. Fra i superstiti un bambino (all’inizio pareva una bambina) che si trascinava carponi sulla polvere. Alle sue spalle un avvoltoio in attesa di cogliere il momento opportuno per il proprio pasto. Innanzi a sé un fotografo, Kevin Carter, uomo di rarissima sensibilità. Questi attese il momento più propizio per scattare una foto: il bambino, la polvere, il villaggio, l’avvoltoio, i segni della guerra… Dopo un certo lasso di tempo realizzò l’immagine che desiderava, che aveva pensato. Quindi provò a soccorrere il bambino. Dopodiché si ritirò nella vicina boscaglia a piangere a dirotto. Quello scatto gli fece vincere il Pulitzer. Anni dopo, e dopo feroci polemiche e accuse dal mondo, quel fotografo si suicidò: recatosi in auto sul greto del fiume della sua città collegò il tubo di scappamento all’interno dell’abitacolo. Morì soffocato. Soffocato dal suo senso di colpa. Invero fu ucciso dalla stupidità dell’uomo che fa la guerra e da spietate e immotivate critiche. Il bambino tuttavia si era salvato (lo ritrovarono in un campo profughi).

Guardando quella foto, e studiata quella storia che mi ha molto scosso, ho scritto questa poesia:

“Vigilia di Natale” (da “La semina dei ricordi”, Albalibri, 2010)

Che amara ironia in questo Natale…

Che cosa è divenuto il Natale, ogni Natale

che ci viene elargito,

che ci viene imbonito,

che ci viene imbandito?

Ancora ieri c’è stato un terremoto,

ma Cristo non è nato né risorto

se non nello sguardo di una bambina

che si trascinava carponi:

in cerca di un sorso d’acqua

nell’assurda orba levità del giorno

che si levava e calava

come vendicatrice spada.

Alle spalle del grappolo di stracci,

oltre la geografia delle ossa,

oltre la pianura della pelle rugosa

in cui la bambina era mutata,

grumo di dolore senza più rancore,

un avvoltoio e un fotografo,

ambedue pronti a carpirne

l’immagine mortale.

Cristo è nello sguardo di quella bambina,

soltanto in quell’ultimo sguardo.

 

Alberto Figliolia

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