L’attimo vincente

Quando lo sport diventa leggenda… Un sottotitolo che spiega benissimo i contenuti dell’ultimo libro di Davide Grassi: L’attimo vincente (2017, Edizioni della Sera, pp. 236, euro 15). Un meraviglioso viaggio, quello compiuto dall’autore milanese, dentro e fra storie sedimentate nell’immaginario collettivo o sepolte nelle cantine della memoria, fra luci della ribalta e oblio.

Una galleria preziosa di di volti, gesti e gesta nelle più svariate discipline sportive: dal maratoneta Dorando Pietri, che a Londra 1908 perse a tavolino un oro già vinto (e quella sconfitta lo consegnò all’immortalità), a Tazio Nuvolari, il mantovano volante, motociclista e pilota d’auto spericolatissimo e immenso, uno che poteva guidare con le ossa rotte, tutto fasciato, senza freni, senza cofano; da Jesse Owens, il castigatore di Hitler, a Cartavelina Sindelar, centravanti della nazionale austriaca di calcio, giocatore raffinato dalla indomita volontà, che non volle piegarsi al nazismo e all’idea dell’Anschluss, la cui morte, con la moglie, un’ebrea italiana, è circondata di mistero; da Ferdinando Valletti, calciatore del Milan, finito a Mauthausen prima e a Gusen II dopo e salvatosi per la sua abilità nel gioco del pallone; dal duo sui pedali Coppi-Bartali alla Grande Ungheria di calcio, la squadra d’oro, “scippata” del Mondiale ’54 e definitivamente cancellata dai tragici fatti di Budapest ’56, quando i carri armati sovietici uccisero i sogni di libertà e di un socialismo dal volto umano del popolo magiaro; da Muhammad Ali, pugile emblema del rinascimento afroamericano e icona dei diritti umani, al maratoneta scalzo Abebe Bikila, capace a piedi nudi di sbaragliare la concorrenza a Roma ’60 (forse la più grande impresa sportiva di tutti i tempi); da Garrincha dalla stessa e imprevedibile finta, gioia della gente brasiliana, bicampione del mondo di football, a Gigi Meroni, la farfalla granata, morto a soli 24 anni, quando ancora si pensava che la fantasia potesse andare al potere; dal talento smisurato di George Best, il quinto dei Beatles, perduto nell’alcool, al trio sul podio dei 200 metri piani a Messico ’68 Smith-Norman-Carlos, i pugni guantati di nero, il capo chino, per protestare contro le discriminazioni razziali e per questo da allora ostracizzati dall’ipocrisia ufficiale, a Franco Bitossi cuore matto, che seppe perdere un mondiale di ciclismo bruciato sul filo da un’imprevista rimonta del connazionale Marino Basso; dalla splendida coreografia offerta dall’Olanda degli anni Settanta, dirompente con la sua idea di calcio totale – tecnica + immaginazione creativa + forza fisica + versatilità estrema – ai balzi in alto eleganti e potenti di Sara Simeoni. E, ancora, fra gli altri… Costante Girardengo, il Camponissimo, l’omino di Novi, e il suo incredibile intreccio con le vicende del “bandito libertario” Sante Pollastri… Gilles Villeneuve, uno dei più eccitanti per stile di guida piloti di tutti i tempi: come capita ad alcuni eroi dello sport, tragicamente morto in ancora giovane età… Pietro Mennea, la freccia del Sud, campione olimpico, già recordman mondiale dei 200 metri, quattro lauree, un uomo che aveva imparato ad allenare il suo talento e la sua intelligenza con feroce tenacia, nello sport e nella vita… Marco Pantani, la cui parabola è stata gloria pura e una oscura solitaria morte…Claudio Ranieri e la favola del Leicester City che sbanca la miliardaria Premier League (mai nella storia dei campionati nazionali si era verificata una sorpresa del genere)…

A corredo delle tantissime storie, scritte con uno stile sempre scorrevole e oltremodo gradevole, chiaro e lineare, che non esclude affatto il necessario approfondimento storico e psicologico, una serie d’interviste: a Mario Andretti, Paolo Bertolucci, Paolo De Chiesa, Pierluigi Marzorati, Pierino Prati, Gustavo Thoeni, Manuela Valletti, Valentina Vezzali.

A proposito di questo volume bene ha scritto Andrea Scanzi nella introduzione: “In questo libro sincopato, dalla tendenza rapsodica e dai capitoli brevi, Grassi pilucca dal calcio e dalla Formula 1, dall’atletica leggera e dal tennis, dal ciclismo e dalla boxe. È un cacciatore di ricordi celebri, spesso dolorosi, come pure – e oserei dire soprattutto – di istantanee a forte rischio di dimenticanza. Davide Grassi è una sorta di rabdomante dell’epifania sportiva, a suo agio tanto con Messi quanto con Mennea, è evidente come il suo cuore batta anzitutto per i sognatori che non hanno mai barattato l’utopia con la razionalità. […] Davide Grassi insegue lacrime ed emozioni. Memoria e leggenda, Tragedia e redenzione. Insegue tutto questo e lo trova, trascrivendolo col gusto antico del sognatore indefesso.”

Alberto Figliolia

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