L’emozione dei colori nell’arte

“Finché siamo vivi, siamo vivi. Il colore è la vita”, Etel Adnan

“Dipingere le forme vestite dalla luce di altri mondi con i colori ottusi della terra è un compito arduo; esprimiamo gratitudine a chi ha tentato di farlo. Avrebbero bisogno di fuoco colorato, ma hanno solo pigmenti e terre a disposizione”, Annie Besant

Pezzi di plastica dalle discariche. Oggetti trovati per caso. Frammenti di giocattoli vecchi, abbandonati. Parti di mobilio. Scarti vari, rottami assortiti. In una babele assemblativa – seppur armonica – di colori. Con tale materiale lavora Tony Cragg. E una parete-mosaico è l’opera dell’artista che fa bella mostra di sé al Castello di Rivoli: Riot (Rivolta), 235 x 1568 x 7 cm di frammenti di plastica rinvenuti, raccolti e ricomposti a raccontare, nello specifico caso, uno scontro in piazza fra manifestanti e forze dell’ordine. Estetica post-industriale e contenuti con una forte impronta socio-politica.

Questa incredibile costruzione artistica è una delle quattrocento opere della mostra L’emozione dei colori nell’arte, un’esposizione diffusa dal momento che si distribuisce fra la magnifica residenza sabauda di Rivoli e la GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. “Durante il secolo scorso sono state organizzate numerose mostre sul colore a partire dalle teorie della percezione divenute popolari negli anni Sessanta. Quel tipo di approccio discende da una nozione universalistica della percezione e da una sua pretesa valenza oggettiva, molto distante dalla consapevolezza odierna della complessità di significati racchiuso nel colore”, afferma Carolyn Christov-Bakargiev, curatrice della mostra con Elena Volpato, Elif Kamisli e Marcella Beccaria.

In realtà stupefacente è il profluvio di opere, quadri, installazioni, video et alia messo a disposizione dei visitatori: da Edvard Munch ad Alighiero Boetti, da Dan Flavin a Lucio Fontana, da Damien Hirst ad Anish Kapoor, da Manet a Walid Raad & The Atlas Group, da Andy Warhol a Paul Klee, da Yves Klein a Pellizza da Volpedo. Una magnifica congerie espressiva, un trionfo, inaudito e sublime di colori, di stimoli, di suggestioni. Ci si perde nella Room for one colour (luci al sodio a monofrequenza gialla) di Olafur Eliasson – una spaesante calma a invadere l’animo –, si resta ipnotizzati dalle fluorescenze di Flavin, si medita sulla complessa semplicità del Concetto spaziale di Fontana, si rimane irrimediabilmente avvinti da Kolanut Tale: Slow Stain (Il racconto della noce di cola: macchia lenta) – consistente in tre elementi di vetro e dodici di feltro, con un dispositivo che fa gocciolare succo di cola su una superficie di cotone. Un’opera che si fa, che muta, incessantemente simile a sé e incessantemente diversa da sé.

Invero figurativo, astratto e concettuale convivono splendidamente in ciascuno dei due percorsi espositivi: Le citron (1880, olio su tela, 14 x 22 cm) di Manet da un lato, Vega 222 (1969-1970, acrilico su tela, 200 x 200 cm) di Victor Vasarely sono due facce della stessa medaglia, temperie evolutiva, consequenziale necessità. A proposito di quest’ultimo immaginifico lavoro… “una griglia lineare policromatica è alla base di una distorsione sferica della superficie, che rigonfiandosi e incurvandosi produce un’illusione ottica di volume ed evoca l’universo. L’artista crea un’illusione di movimento fluttuante tridimensionale, in cui lo spazio sembra piegare, distorcersi, espandersi e contrarsi, e rende lo spettatore partecipante attivo, quasi un secondo creatore”.

L’emozione dei colori nell’arte è una mostra meravigliosa nel senso più letterale del termine. Semplicemente suscita quel delicato e, nel contempo, potente, delizioso senso della meraviglia che è tipico dell’infanzia e che – ahinoi! – il mondo adulto tende a dismettere e disperdere. Per nostra fortuna gli artisti sanno conservare questo prezioso sentimento elaborandolo in complicità con fantasia e intelletto. Antico e presente sono peraltro in indissolubile dialogo, come in Red (2015-2017, inchiostro di cocciniglia armena e pigmento rosso turco su carta logora e blocchi da disegno logori) di Asli Çavuşoğlu (“Il rosso è il colore dell’interno dei nostri corpi. È il centro”), artista turca, sperimentatrice e artefice di bellezza e pacificazione.

In definitiva… “Gli artisti reagiscono con sfumature, esperienze sinestetiche, spirituali e psichedeliche del colore, oppure ironizzano sui codici e gli standard con un impulso profondamente libertario […] L’emozione dei colori nell’arte riflette sul tema da un punto di vista che tiene conto della luce, delle vibrazioni e del mondo affettivo”. Ecco, l’arte è sì esperienza estetica, ma con amore e libertà.

Alberto Figliolia

L’emozione dei colori nell’arte. Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (Piazza Mafalda di Savoia, Rivoli) e GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea (Via Magenta 31, Torino). Fino al 23 luglio 2017.

Info: tel. +39 011.9565222-280, fax +39 011.9565230, e-mail info@castellodirivoli.org, sito Internet www.castellodirivoli.org (Rivoli); tel. +39 011.442951/ +39 0114436907, e-mail gam@fondazionetorinomusei.it, sito Internet www.gamtorino.it (Torino).

Orari: da martedì a venerdì 10-17 (solo venerdì e solo Manica Lunga 10-19), sabato e domenica 10-19, lunedì chiuso (Rivoli); da martedì a domenica 10-18, lunedì chiuso (Torino).

Il sabato e la domenica una navetta gratuita collega Piazza Castello e Porta Susa al Castello di Rivoli.

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