“Next stop Pagano”

“Next stop Pagano. Open doors right.”
Il giovane apre un seggiolino portatile. Si siede.
Un orecchino al lobo sinistro. Una fascia a cingergli il capo. Pantaloni multitasche.
Comincia a percuotere e a strisciare il suo strumento: uno hang.
Sonorità cosmiche si diffondono nel vagone della metropolitana.
Pare che io legga, in realtà ascolto quella melodia: mi percorre le dolenti vene dell’anima.
Preparo dei soldi da dargli.
Giunge il tempo della mia fermata: Porta Venezia.
Mi alzo, anche lui. Si scusa per l’eventuale disturbo arrecato a noi viaggiatori (o viagginati?). Occasionali. fortuiti o abituali?
Gli verso quel che posso.
Mi ringrazia con un sorriso gentile, inchinandosi.
Esco, salgo le scale, affioro alla superficie, nella babele del Corso. Il mio malessere è attutito. Nella testa ancora le note soavi dello hang.
Alberto Figliolia
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