Aulla-Lucca-Aulla, in treno

Aulla-Lucca-Aulla, in treno

Una signora dai grandi riccioli neri, e tutta nera di vestiario, comprese le zeppe, le calze e le lenti degli occhiali (nera pure la montatura, come la galleria che stiamo attraversando), ha finalmente riposto il cellulare.

Valichiamo il fiume.

Alla vista cime aguzze, puntute.

Il sole sfolgora sui nudi boschi.

Lunghe ombre sulla strada.

Il brillio della brina.

Fumo da un campo.

Le anse del fiume. Ciottoli.

Lo scavo della luce nel paesaggio.

Lo scintillio del fiume.

Una roulotte adagiata su un prato smeraldino.

Fumano i tetti. È una costante il fumo d’inverno. Finestre quasi adagiate sulla strada ferrata.

L’orma pietrosa, chiara, di un monumento ai caduti.

Intonaci stinti.

La signora in nero mi sorprende… s’infila una giacca a vento rosa carico e dice convinta, a sé stessa… Ok.

Curva lievemente il treno.

Il profilo frastagliato dei monti, un confine fra i faticosi inferi terrestri e l’atarassico celeste. Eppure già le vette sono sereno distacco.

Una fornace abbandonata.

Il Cinema Ideal... chiuso per sempre? Quante generazioni ha veduto succedersi nelle sue poltrone? Quanti amori sono nati in quella sala di provincia? E quanti baci furtivi, di nascosto dalle famiglie, vi sono stati scambiati?

Case sul fiume.

Orti ricamati sui greti.

Di nuovo la morsa del gelo e la nebbia bassa a coprire il fondovalle.

Il sole si rifà largo.

Betulle si proiettano rigide, brulli i rami.

La fissità delle piante.

Container appoggiati l’uno sull’altro. Nel silenzio.

Lapide commemorativa della inaugurazione della Galleria Lupacino, presente Giovanni Gronchi (quello del rosa, il rarissimo francobollo).

Bambini salutano agitando la manina.

Spianata di sassi lisciati.

Treni in riposo sui binari accanto.

Bacche rosse a rifulgere.

Canne di bambù e piante piumate.

Macchie di conifere nel marrone dei boschi.

Arnie multicolori.

Un binario morto.

(Il paese sommerso. Il lago che non si vede: solo immaginato)

Fuga di linee.

Legname segato in assi.

Un piccolo lago ellittico risplende.

Un ponte deserto.

Un deposito diroccato dal rosone vuoto, invaso dalla Natura.

Si ricolma il treno alla fermata.

Una giovane, beata, digita sullo Smartphone. I jeans sapientemente stracciati. Di fronte un giovane dal cappello grigio apre la valigia, grigia anch’essa, estraendone un alimentatore. Il sacchetto con gli alimentari è posato sul sedile di fianco.

Più indietro un gruppo di altri giovani, stranieri (albanesi forse? Tento d’indovinarne la provenienza, ma non riesco: la mia ignoranza è grande). Il loro ciarlare è, comunque, rassicurante.

Un cilindro di metallo arrugginito.

Serpeggia il fiume. Un lungo arenile di pietra si svela. Poi, ancora, massi.

Il turbinio delle acque.

Lo spirito del poeta (Giovanni di San Mauro di Romagna) nei murales: un vitigno avvolge e muove l’asta con il pennino, una rondine volteggia per sempre nello stesso pezzo di cielo. Il verso della poesia che va, il verso dell’uccello migratore dalla coda bifronte… coincidono, si sovrappongono, come i casi dell’esistere: il medesimo senso: di stupore, gioia, dolore.

L’arancione di una centrale elettrica, elegia futurista, frammisto al dominante grigio.

Quante famiglie crebbero grazie agli opifici ora abbandonati? Come vi ferveva l’attività? E la notte era diversa dal giorno con le luci artificiali, il progresso che dettava il passo? Quante lotte e dibattiti suscitò la fatica?

Dall’alto, su una rocca, un castellotto domina il panorama che sta fra il giansenista e il mediterraneo: pacato, fermo, sobrio da un lato, panico dall’altro. Come il lavoro contrapposto al gaudio.

Studentesse adolescenti dagli zaini fioriti.

Gli archi del Ponte della Maddalena. O Ponte del Diavolo. Un cane sacrificò la propria anima per il bene dell’uomo. Il ramarro delle acque che si raccolgono.

Montagne a gradoni.

Il fiume ritorna trasparente.

Sporadici pini marittimi sul crinale. Orgogliosi della loro diversità.

La sterminata ombra di un abete solitario.

Villini borghesi, pretenziosi, semplici.

Procede lenta sul marciapiedi: i capelli tinti di rosso fuoco, la felpa verde, i pantaloni militari leopardati.

L’acne della biondina di fianco.

Un campo di calcio con la sua tribuna. Urla ideali risuonano nel languore dell’assenza.

Un campanile turrito.

Un marmista.

Cumuli di sabbia.

Musica raï: sincopata, come la campagna che fugge.

Una ciminiera di mattoni si leva: indice direzionale o d’accusa?

Un traliccio totalmente rugginoso.

Declina il sole fra travature di legno e ghisa.

Fili in linea retta o a spirali o a chiudersi in imperfetti cerchi – eccentrici come rivoluzioni planetarie – tagliano il cielo.

Il ronzio di un locomotore in attesa.

La voce di un bimbo s’intervalla con quella di un dialogo al telefonino.

Alle spalle le mura e le torri della città antica.

Do not go beyond the yellow line.

Ecco, il sole è scivolato dietro un tetto ocra scuro.

Schiamazzi confusi nel rebus mentale del silenzio.

Studenti che tornano dalla gita.

L’incendio dell’occaso: così banale, così scontato, così sconvolgente e definitivo.

Le lente diramazioni del fiume.

Una chiusa.

Un gatto passeggia innanzi alla sua compagna umana.

L’azzurro pastello di una casa e in diagonale, più su, le anziane pietre di un oratorio.

Il rosa tenue del cielo verso l’ovest.

Una cartiera getta vapori.

Una coperta, l’oscurità. Come nei viaggi a ritroso. Quando scopri che nessuno ha madre e che l’amplesso divino non esiste. Solo il grembo delle tenebre: tua sola e unica genesi. Come le stelle. Un tunnel generabuiocosmico: nastro magnetico che srotola, nebulosa uguale a sé stessa. Nessuna differenza fra il dentro e il fuori.

Un albero di Natale campeggia nel niente. E poi un altro gemello.

Luci da auto che attendono al passaggio a livello. Occupanti muti.

Un cellulare rappa rompendo lo schema del sogno a occhi aperti.

Una croce di luce su una porta che veleggia nella quiete.

Navigano luci nella notte circostante.

Il viaggio è terminato. Il dubbio è che cosa resti. Il dubbio resta, resterà…

Aulla-Lucca-Aulla, in treno, 8 dicembre 2016

(Stazioni attraversate: Fivizzano-Rometta-Soliera, Fivizzano-Gassano, Gragnola, Monzone, Equi Terme, Minucciano-Pieve-Casola, Piazza al Serchio, Camporgiano, Poggio-Careggine-Vagli, Villetta San Romano, Castelnuovo Garfagnana, Fosciandora Ceserana, Castelvecchio Pascoli, Barga-Gallicano, Fornaci di Barga, Ghivizzano-Coreglia, Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano, Diecimo Pescaglia, Ponte a Moriano, San Pietro a Vico)

Alberto Figliolia

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