Ti ho visto, madre…

Ti ho visto, madre, camminare
lungo la via, nel giorno grigio,
spento, maschera di dolore
e priva di ogni maschera
tu abbia mai indossato.
Le rughe del tuo viso eran solchi
antichi e lo sguardo vagava,
senza vederle, sulle foglie morte
di quest’autunno rovinoso
senza spiegazioni, senza ragioni.
Quali sono, madre, i confini
del vuoto dentro di noi?
Che cosa nel pallido e inesorabile
rotolare degli anni ci ha condotti
a esser ciò che siamo, ciò che non siamo?
Non mi sono fermato, madre,
né ti ho chiamato; ho proseguito
per la mia strada: troppo angosciosa
la stretta al cuore che provavo,
la morsa nello scorgerti così,
pietra di sofferenza, nocciolo di ansia
per il presente di nebbia,
per il futuro smarrito.
Due strade diverse in quel mentre
percorrevamo,
due direzioni opposte, eppure presto
ci ritroveremo in un’urna
di nubi e sassi, nel miagolio di un vento
da un misterioso mare, nella sonagliera
degli alberi di quest’autunno rovinoso
senza spiegazioni, senza ragioni,
e d’inquieta immobilità.
Poi rigiro negli occhi quella foto
color seppia, un po’ smangiata al centro,
del 26 dicembre 1959, con te giovane,
gli occhi come il cielo,
il sorriso aperto al mondo che sarebbe stato,
e papà vicino a te, e io in mezzo a voi
con lo sguardo totalmente intento,
assorto: forse già ti vedevo camminare
lungo la via nel giorno grigio,
spento, maschera di dolore…
Cesano Boscone, 31 ottobre-7 novembre 2016
Alberto Figliolia
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