Virgo contra arietem (o Fantasia barocca)

Virgo contra arietem (o Fantasia barocca)

 

Terra contro fuoco…

e mancano l’aria e l’acqua:

eppure la terra è pervasa d’acqua, ingravidata,

e il fuoco è divorato dall’acqua

eppure la terra è oppressa dall’aria, schiacciata,

e il fuoco è soffocato dall’aria.

 

Giace la vergine sulla nuda terra,

al murmure della fonte,

le chiome sparigliate dalla brezza

dell’infinita estate.

Là è il fauno dall’antica ferina sapienza

che nel proprio cerchio non comprendeva

l’amore – quel battito

oscuro potente estraneo annichilente

del cuore, quel cuore duro

come legno di quercia,

quel cuore grande come un pugno

di noci chiuse.

 

Intorno gravita il silenzio astrale

dell’Arcadia, con lunghe pallide ombre,

le corse degli sfrenati centauri

e templi di vestali, pire di profumi,

cogitanti coiti, le domande inesplorate

del filosofo: Ergo sum, ergo non sum…

 

E quel cielo sempre uguale:

Aldebaran,

Castore e Polluce,

capricorni e sagittari,

Mizar, Alcor e Deneb,

che ancora non si sanno,

e nebulose e atarassici numi…

 

Troppo, tutto troppo

per un fauno e la vergine;

la vergine che fu.

 

Antea

virgo contra arietem,

nunc

virgo cum ariete

iacet.

 

Alberto Figliolia

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