Supercoppa italiana di basket

Non esistono più le mezze stagioni.. Nella contemporaneità difatti si gioca tutto l’anno. Eppure siamo giunti all’autunno, seppur nel suo incipit, per ricominciare nel cestismo tricolore le dispute agonistiche. È tempo di Supercoppa e qui al Forum oggi, sabato 24 settembre, si incontra il poker di quattro magnifiche della passata annata: Reggio Emilia-Avellino e Milano-Cremona.

Se gli emiliani sono i detentori, se gli irpini sono sempre una mina vagante, se i figli della città di Stradivari sono un piacevolissimo incomodo, nonché quarta forza, Milano appare sulla carta totalmente irresistibile. Sostanzialmente la squadra di Coach Repesa ha quindicigiocatoriquindici a disposizione, potendo davvero schierare, solo volendo, due quintetti della (quasi) stessa levatura e il terzo quintetto non sarebbe affatto disprezzabile. Dragic, Hickman, Gentile (anche senza i gradi di capitano e rimasto nei ranghi quasi “a sorpresa”), Sanders, Raduljica, McLean, Kalnietis, Pascolo, Cinciarini, Abass, Simon, Cerella, Fontecchio, Latorre, Macvan. Impressionante!

Non si riesce a capire come l’équipe ambrosiana potrebbe perdere il campionato con tale organico. E non è affatto da escludere un discreto cammino anche in Eurolega. L’Olimpia è decisamente debordante e straripante: completa nei ruoli, tecnicamente e fisicamente, in un mix di classe, esperienza e gioventù.

In un torneo nazionale a gran trazione lombarda (oltre alle due in campo, Varese, Cantù e Brescia) e senza alcuna bolognese, Avellino e Reggio, insieme con Venezia e forse Sassari (e occhio a Brindisi!), son chiamate a dar fastidio come sassolini nelle scarpe griffate Armani.

Avellino può contare su un potenziale mostruoso nel gioco interno, alias il nostrano Cusin e l’ucraino Fesenko. Sotto la sapiente guida tecnica di Pino Sacripanti e la mente in campo di Leunen i campani potrebbero dare del filo da torcere: in area difensiva ombrello e intimidazione, di qua e di là potenzialità infinite a rimbalzo e tanti punti dai pivot fra gioco di posizione o soluzioni più mobili. Per 40′. Nel gioco interno Avellino potrebbe divenire un irrisolvibile rebus per chiunque. E sul fronte playmaking può vantare una coppia quale Marques Green-Joe Ragland: assist e tiro. Come si può constatare, più di un asse play-pivot a disposizione, vale a dire il punto di partenza di ogni squadra ambisca a vincere. Sì, Avellino avrebbe tutto per stupire quest’anno.

Reggio Emilia mantiene un quintetto rodato (Cervi è un rientro) e non è stato un caso essere stata finalista nelle ultime due edizioni del campionato. Da verificare la panchina, nonostante Della Valle possa come sesto uomo spaccare le partite.

Per quel che riguarda Cremona la garanzia è data dalla continuità tecnica offerta da Cesare Pancotto. E noi scommettiamo sull’esplosione del giovane Andrea Amato, l’anno scorso prima a Milano poi a Pistoia. Un talento tecnico strepitoso. Bisogna solo che gli venga fornita l’occasione perché le capacità emergano in tutto il loro fulgore.

Queste le premesse, brevi, prima che inizino i match della Supercoppa italiana. E si va… Grande equilibrio per tutto il primo tempo: 4-0 pro Avellino, quindi sorpasso reggiano con Cervi, 10-11, di nuovo avanti Avellino, 25-24, e controsorpasso, 34-35, quindi 40-39 e 40-41, punteggio che conduce all’intervallo lungo. Grande incipit per il 23enne belga Obasohan, da Alabama Crimson Tide, che ne fa 8, con 4/4 da 2 e una straordinaria schiacciata coi suoi 185 cm (un autentico toro) in faccia ai 216 di Cervi. Bene per la Scandone anche Ragland, Thomas (di eccellente fattura un suo semigancio al tabellone) e l’eterno Leunen, impagabile collante del gioco. Sull’altro fronte notabili Achille Polonara (splendido un sottomano rovesciato), il solito Aradori e un Della Valle ben determinato.

Riparte con intensità Reggio Emilia, raggiungendo anche il massimo vantaggio (47-56). La notizia è che a un certo punto la squadra di Massimiliano Menetti ha ben cinque italiani in campo. Un quintetto tutto tricolore è merce rarissima, se non impossibile. Chapeau!

Nel quarto periodo sale la pressione difensiva di Avellino che recupera tutto sino a impattare sul 65-65. Nel pathos Cervi fa il 65-67, pareggia l’incontenibile Ragland, Polonara dall’angolo per la tripla del 67-70, Cusin con 2 liberi e ancora Ragland in penetrazione per il 71-72. A 2″ e 21 centesimi dalla fine Polonara subisce fallo sul tiro, va in lunetta fa 2/2, è 71-72 (molto bene il gran mancino: 18 punti, 7 rimbalzi, 5 falli subiti e 3 stoppate fatte). Minuto di sospensione chiamato da Sacripanti. E lo schema da lui disegnato funziona poiché Joe Ragland (una prestazione superba: 18 punti, 5 rimbalzi, 4 falli subiti e 4 assist) proprio sulla fatale sirena infila la tripla di una ormai insperata vittoria. Così è il basket. Il tabellone recita 74-72 per i campani, che hanno avuto molto anche da Levi Randolph (16 punti di qualità) e che hanno vinto anche senza poter ancora utilizzare Kyrylo Fesenko. Spettacolare la prima della stagione.

Semifinale successiva… Se Milano pensava di far subito un boccone di Cremona, così non è stato. La gara è in pieno equilibrio, con Elston Turner a fare la voce grossa: immarcabile per gli esterni di Milano ne infila ben 15, con 5/6 da 3. Tuttavia l’ampia varietà e distribuzione dell’EA7 le consente di chiudere avanti di 1 al primo piccolo intervallo: 29-28. Sin qui prevalenza degli attacchi.

La squadra di Pancotto proprio non si spaventa e continua a far male da 3. Mian piazza un siluro da 8 metri e York infila di seguito una, due, tre triple, e pure da distanze considerevoli. Ancora tre liberi di Mian ed è 40-46. Simon, il “Professore”, segna dall’angolo da 3 con l’aiuto del tabellone e Gentile schiaccia in contropiede da palla recuperata per il 45-46. La prima metà del match si chiude 50-52.

Ed è nel terzo periodo che Milano dilaga: un parziale di 20-2 la conduce al 70-54. Parrebbe un match segnato. E lo è. La profondità del roster meneghino è una sentenza. Il finale dice 109-87 per Milano, che ha tutta l’aria di essere un’inaffondabile corazzata. Il campionato è avvisato.

Alberto Figliolia

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