Joan Miró

A Joan Miró

Uccelli attraversano l’orizzonte

ne trovano un altro

e un altro

e un altro

e un altro

e trovano

personaggi nella notte

cagnolini mugolanti

galli di latta

perseguitati nel silenzio

guerrieri in licenza dal regno dei morti

ermafroditi felici

ciechi visionari

carovane di lumache nei deserti

bambole rotte nelle correnti marine

torsi d’albero

miti orchesse

tragici toreri

strangolati cui i corvi strapparono gli occhi

nani giganteschi e mani mascherate

donne-trottola

pagliacci d’arcobaleno

sonnambule senza tempo

topi rossi con il mantello dell’invisibilità

bramini in metamorfosi dai letti di chiodi alla luce

rubinetti inapribili per elisir d’eternità

profezie di amebe sapienti

reminiscenze del Paradiso

e i morti rinati in amore

e la musica del crepuscolo

la musica del crepuscolo

la musica del crepuscolo

a travolgere ogni difesa

a dispiegare l’entità del sogno

le nuvole della nostalgia

l’infinità del pensiero

Alberto Figliolia

Bisogna avere il massimo rispetto per la materia. Essa è il punto di partenza. Detta l’opera. La impone. (Joan Miró)

Considero il mio atelier come un orto. Laggiù ci sono dei carciofi. Qui delle patate. Bisogna tagliare le foglie affinché crescano i frutti. Ad un certo punto, bisogna potare. Io lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente. Il mio vocabolario di forme, ad esempio, non l’ho scoperto in un sol colpo. Si è formato quasi mio malgrado. Le cose seguono il loro corso naturale. Crescono, maturano. Bisogna fare innesti. Bisogna innaffiare, come si fa per l’insalata. Così maturano nel mio spirito. Lavoro sempre a più cose contemporaneamente. E anche in ambiti diversi: pittura, incisione, litografia, scultura, ceramica. La materia, lo strumento mi dettano la tecnica, il modo per dare vita a una cosa.

(Joan Miró)

Surrealista? Anche. Ma, soprattutto, sperimentatore, sapendo utilizzare e includere nel proprio lavoro artistico i materiali di scarto più disparati: carta, cartone, stoffe, tessuti. E il fuoco e gli squarci della tela, in un continuo gioco di re-invenzione. Incisioni, disegni, dipinti e sculture o altro ancora… la versatilità di Miró era stupefacente come il dispiegarsi della sua fantasia.

Donne: simbolo di vita e fertilità. Stelle: elementi che raccontano l’eternità del ciclo, la forza del mistero, la bellezza. Uccelli: fra cielo e terra, fra umanità e divinità. Ma anche Pantagruel e Mambo, lo splendido Gallo (scultura in bronzo), l’olio su tela Poesia, l’incredibile raffinata Egiziana (acquaforte, acquatinta e carburo di silicio), il Cagnolino, la notte, la Musica del crepuscolo, le teste, Il guerriero, L’allegro orco, Il torero, Il direttore d’orchestra, Lo strangolato, Il soldato in licenza, Il Pagliaccio rosa, Galatea, Il sonnambulo, La metamorfosi, Il bramino, La talpa ilare… Una varietà infinita di temi e tecniche, un’inesauribile fonte di meraviglia sgorga dal centinaio di opere di Miró esposte in questa mostra milanese al MUDEC.

Una vera “poetica esistenziale” per dirla alla Joan Punyet Miró, suo nipote. L’eterno mondo delle idee reso semplice, senza rinunciare alla profondità: favolistico e drammatico, giocoso e gioioso nella sua sublime astrazione materica.
“Una fusione fra arte e vita, attraverso la creazione di un alfabeto simbolico quasi primordiale, carico di un’energia universale potentissima”. Un pittore-poeta.
Rivoluzionario senza proclami roboanti attraverso l’uso di materiali eterodossi e una concezione della materia in cui il fisico, il tattile, sa farsi, come detto, astrazione, universalità, potente affermazione simbolica, archetipo. E l’infranger le regole non è narcisistico vanto né provocazione fine a sé stessa, bensì la ricerca di nuovi orizzonti, dell’oltre nel qui e ora.

Il visitatore è accompagnato nella mostra da musica, video e postazioni di realtà virtuali: dalle note di Blues for Joan Miró di Duke Ellington, che incontrò l’artista catalano alla Fondazione Maeght, alla Inafferrabile caduta, “fluida” videoinstallazione che s’ispira alle tecniche, ai colori e ai materiali utilizzati dal Maestro.
“In Miró l’indole serena e riflessiva era perfettamente compatibile con la sua irrequietezza e la sua audacia” (Rosa Maria Malet). In definitiva la libertà espressiva di Miró è, tout court, un alto e dolce grido di libertà.

Alberto Figliolia

Joan Miró. La forza della materia, una mostra sotto l’egida del Comune di Milano-Cultura e di 24 ORE Cultura, ideata da Fundació Miró di Barcellona sotto la direzione di Rosa Maria Malet. Fino all’11 settembre 2016. MUDEC-Museo delle Culture, via Tortona 56, Milano.

Orari: lun 14,30-19,30; mar, mer, ven e dom 9,30-19,30; gio e sab 9,30-22,30; Ferragosto apertura straordinaria 9,30-19,30.

Info e prenotazioni: tel. 0254917, siti Internet www.ticket24ore.it/mudec e http://www.mudec.it/ita/miro/.
Social media: hashtag #MiroMudec.

MUDEC: Facebook /mudec.museodelleculture; Twitter e Instagram @mudecmi.
Catalogo 24 ORE Cultura.

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