Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria

Morire a nemmeno 34 anni per una caduta da cavallo. Questo il tragico destino di quel genio che rispondeva al nome di Umberto Boccioni. Chissà che evoluzione avrebbe avuto la sua arte e quante opere e capolavori avrebbe ancora potuto donarci…

Nel centenario della scomparsa del pittore e scultore futurista – invero gli orizzonti della sua azione artistica erano stati molto più vasti, avendo attraversato come un lampo le più varie stagioni, quali, per esempio, il divisionismo e il simbolismo – il Palazzo Reale di Milano gli dedica una mostra, quanto mai completa e differenziata, nel cui percorso si trascorre dalle stampe e incisioni ai pastelli su carta – a dir poco, magnifici! –, dai dipinti di grandi dimensioni alle sculture, senza trascurare i documenti collaterali alla sua formazione, incluso l’Atlante della Memoria, “una sorta di diario visivo che incrocia in modo fluido e dinamico ricordi e suggestioni di forme artistiche antiche e moderne organizzate in un sistema di categorie e riflessioni teoriche sull’arte e sui suoi significati simbolici”. In breve, Boccioni, uno dell’avanguardia, era profondamente colto e informato, nutrito dei più bei frutti della tradizione. Per esser sperimentali bisogna esser classici, per rompere gli schemi devi in realtà essertene con forza appropriato, per andare oltre, per immergerti nel futuro, devi conoscere il passato (in fondo falsamente ripudiato…).

Artista di strenua ricerca era il Boccioni e davvero, non per ripeterci, si accresce il rammarico per il fatto che il suo intelletto creativo sarebbe stato strappato all’umanità per una banale caduta da cavallo, per di più in tempo di guerra (era arruolato nel corpo dei Ciclisti), quella guerra che i futuristi pensavano di poter celebrare come “sola igiene del mondo”. In sostanza essa fu soltanto un violento, virulento e inutile massacro di popoli. Chissà, in merito Umberto avrebbe potuto cambiare idea se avesse potuto vivere. Ci restano i suoi lavori, che continuano a suscitare la nostra stupita ammirazione.

Nel corso dell’esposizione si possono vedere i suoi diari, ricchi di appunti e schizzi, i disegni, “caratterizzati da un’ampia varietà di stili, tecniche e tipologie tematiche” (in primis l’Autoritratto datato 1909), le tele. Si succedono Il Romanzo di una cucitrice, il Ritratto di Virgilio Brocchi, il Canal Grande a Venezia (spettacolare!) e la Giudecca, la Campagna romana e la Campagna lombarda, “quest’ultima accanto a tre disegni preparatori: Vado subito in campagna dove preparo gli studi per un paesaggio alto 90 cm lungo 1,50. Faccio dei piccoli disegni a parte dopo aver gettato l’insieme di forma e colore sulla tela. Mentre l’abbozzo si asciuga io preparo i particolari. […] Al paesaggio ci lavoro fino alle dieci o poco meno e l’unica consolazione di questi giorni è stata la resistenza che ho avuto a disegnare per tre ore in piedi appoggiato alla mano sopra un foglietto poco più grande d’una cartolina con una certa energia e coscienza (diario, 28 maggio 1908)”.

E che dire di Beata solitudo sola beatitudo, una magistrale, ridondante e meravigliosa, complessa allegoria sviluppata in due disegni, o del Ritratto di bimbo, delle visioni di Porta Romana – la città in tutto il suo fulgore di sviluppo, seppur in quella terra di mezzo, di transizione fra residui di paesaggio agricolo e officine fumanti, nel crepuscolo che getta ultime lancinanti fiamme –, di Elasticità o Materia, de La Signora Sacchi, delle fusioni postume di Forme uniche della continuità nello spazio e di Antigrazioso, dell’acquaforte Cadavere d’uomo (L’annegato), degli studi per Il sogno-Paolo e Francesca, sperimentali, sognanti e commoventi?

Insieme con le opere di Umberto Boccioni, a disegnare l’immagine di quella splendida temperie culturale e delle reciproche influenze e suggestioni, lungo l’itinerario sono poste altresì opere di Gino Severini, Pablo Picasso, Gaetano Previati, Giovanni Segantini, Auguste Rodin, Vincenzo Vela, Giacomo Balla, Anders Zorn, Félicien Rops, Carlo Fornara, Odilon Redon et alii.

Una mostra superba: di dinamismi meditativi.

Alberto Figliolia

Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e memoria. Sino al 10 luglio. Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano.

Orari: lun 14,30-19,30; mar, mer, ven e dom 9,30-19,30; gio e sab 9,30-22,30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura della mostra).

Info e prenotazioni: +39 02.92800821; sito Internet http://www.palazzorealemilano.it.

Catalogo Electa.

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