Gente di Calcutta

La gente di Calcutta. Tanta. Sorridente o rassegnata, triste o affaccendata, sconvolta o gioiosa. Bambini, giovanissimi, una folla infinita… I mestieri più disparati, talora disperati. Il traffico convulso. I colori, che il bianco e nero delle fotografie non riesce a cancellare dalla immaginazione. Tuguri, botteghe, cibo di strada e senza casa lungo le strade della megalopoli.

In questi scenari urbani, di brulicante umanità, fra scempi e speranze inesauste si è mosso, sempre con gran rispetto ed empatia, Giorgio Bacciocchi, fotografo di lungo corso, avventuroso e acuto, l’obiettivo come un terzo occhio per “catturare” sentimenti ed esistenze e liberarle alla nostra stupita visione.

Difficile immaginare l’India se non vi si è mai stati fisicamente. Quel coacervo di colori, suoni e odori; quella commistione di antico e contemporaneo, quella cultura in apparenza così distante dai nostri stilemi; quello stile di vita, anzi quell’anima filosofica tanto profonda; quelle contraddizioni tanto violente dal punto di vista sociale e, nonostante tutto, quella ieraticità e serenità spirituale…

Sino a domenica 19 giugno le fotografie di Bacciocchi sono esposte nell’Antica Rimessa delle Carrozze di Villa Marazzi, a Cesano Boscone (via Dante 47). Gente di Calcutta il titolo della mostra, a cura del Circolo Fotografico Cizanum, visitabile ancora venerdì 17 (ore 17-19), sabato 18 (10,30-12,30/17-19) e domenica 19 giugno (10,30-12,30/15-19). L’ingresso è libero.

Una mostra – va da sé – da non perdere, se possibile.

Alberto Figliolia

La parola all’autore… È difficile innamorarsi di un posto simile, per me è accaduto. Calcutta ormai è diventata una metropoli. Sono tornato diverse volte nell’arco di diciotto anni ed ogni volta è sempre la stessa sensazione, è come ricevere un pugno nello stomaco. È stata definita la città dei palazzi e degli accattoni, dell’arte e dell’anarchia, chiassosa, caotica, sovrappopolata e spaventosa. La si può amare oppure odiare, ma non essere indifferenti alle sue ricchezze e alle sue miserie, alla folla, ai colori, ai suoi fermenti politici e all’eredità del passato. In nessun’altra parte ho trovato un così fenomenale cumulo d’esseri umani, in nessun’altra parte ho visto animali, e veicoli convivere uno dipendente dall’altro, in nessun’altra parte sono impazzito per una tale quantità di rumori e di sporcizia, in nessun’altra parte ho visto uomini lavorare immersi negli acidi con le pelli da conciare, in nessun’altra parte sono stato preso alla gola da tanti odori pestilenziali. Calcutta capitale del Bengala Occidentale, porto sul Delta del Gange, cuore industriale indiano con più di ventimilioni di abitanti… questa città è stata la capitale della Colonia Inglese per più di cento anni, miscuglio di culture, di razze e d’abitudini. In nessun’altra parte del mondo esistono ancora riksciò trainati da uomini. Quei folcloristici taxi che caratterizzano il panorama cittadino: divertimento per i turisti alla ricerca del folclore, maledizione e sofferenza per gli hathricha, gli uomini cavallo, che devono mettersi fra le stanghe e tirare per tutta la vita, contando solo sui propri muscoli e sui piedi nudi, e che percorrono mediamente trenta chilometri al giorno. Sì, sei una città difficile, Calcutta, e ci vuole un certo coraggio e una buona dose di curiosità per avere voglia di scoprirti”.

Profilo biografico di Giorgio Bacciocchi

Scoprire realtà, soprattutto sociali, lontane e distanti dal nostro etnocentrismo occidentale, che spesso ci pone su una sorta di “piedistallo” privilegiato e farle scoprire anche ad altri, attraverso il reportage. Si potrebbe riassumere così la vita di viscerale passione per i viaggi di Giorgio Bacciocchi. Vigevanese, da oltre trent’anni porta avanti un suo “progetto di vita”, che è quello di misurarsi prima come uomo, e poi come fotografo, con regioni e popolazioni lontane, presentandone, ma sarebbe meglio dire raccontandole, a chi ha occhi e magari sensibilità per apprezzare il ventaglio della “differenza”. Così dopo essersi avvicinato alla fotografia amatoriale, nella metà degli anni Settanta, dal 1984 ha iniziato a viaggiare in Oriente – Thailandia, Indonesia, Nepal, Tibet, Cina, India, Repubblica Popolare Mongola, Vietnam, Iran e Pakistan. Visita alcuni stati dell’America del Sud – Bolivia, Ecuador Colombia – e alcuni Stati dell’Europa – Romania, Spagna, Irlanda: lui e la macchina fotografica. Un amore a prima vista. La scelta di scattare le immagini in b/n non è casuale ma fortemente motivata dal voler enfatizzare le difficoltà e le situazioni difficili dell’altra metà del mondo. Nonostante il lavoro di commercio che svolge, e pur dedicandosi alla fotografia su commissione, non ha mai tralasciato la fotografia amatoriale che ritiene al di sopra d’ogni compromesso.

 

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